Rivivono gli affreschi della Domus Fontana Piccola, una parete dipinta alcune decine di anni prima dell'eruzione del 79 dopo Cristo. Ma i visitatori degli scavi non potranno vederli. La domus, infatti, è ancora chiusa al pubblico perché inagibile e per mancanza dl personale. POMPEI. Lo stress da umidità dell'affresco della «Fontana Piccola» è stato curato con iniezioni di malta idraulica. Il piano «terapeutico» prescritto dagli esperti in restauro è stato, così, provvidenziale per salvare la vita ad uno dei dipinti murari più preziosi lasciati in eredità dalla scuola pittorica dei romani di duemila anni fa. I risultati della seconda tranche del restauro, finanziati dalla fondazione «Cittàltalia» e dall'Associazione per Pompei sotto la direzione scientifica della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e costati trentamila curo, sono stati presentati ieri dal direttore degli scavi Antonio Varone. Ad aprile dello scorso anno era stato inaugurato il primo lotto; «a breve - spiegano gli esperti - sarà completata la terza e ultima fase». Peccato solo che la Domus resti inagibile, al punto da non poter essere ancora visitata dai turisti. «In un momento in cui sui giornali si parla di cifre stratosferiche da investire perla tutela e la salvaguardia degli scavi - afferma Varone - il restauro dell'affresco della "Fontana Piccola" si inserisce in un filone della "normalità". Questo a dimostrazione che anche con modesti contributi, ma dall'emblematico significato, i tesori dell'antica Pompei possono continuare a splendere». Le fasi dell'intervento. Numerosi i distacchi dell'intonaco del supporto murario, evidenziati maggiormente in corrispondenza di alcune lesioni, causate dallo slittamento dei conci murari della struttura di sostegno. Sulla superficie dipinta, le infiltrazioni di umidità avevano provocato fenomeni di disgregazione progressiva degli intonaci e degli strati pittorici, nonché la formazione di sali solubili di vario spessore e incrostazioni superficiali sulla pellicola pittorica. Erano presenti depositi superficiali di particellato atmosferico, resine acriliche in precedenti interventi di restauro, residui di terra di cavo carbonatati e in zone localizzate patine biologiche. Numerose le stuccature in cemento, probabilmente realizzate durante un intervento degli anni '60, che oltre ad essere punti di stress da umidità alternavano la lettura del dipinto. Il consolidamento degli intonaci è stato eseguito con iniezioni di malta idraulica, idonea a ripristinare l'adesione dell'intonaco al supporto murario, mentre nei casi dei distacchi dell'intonaco più profondi si è, preventivamente, proceduto ad una velinatura parziale con carta giapponese e resina acrilica, prima di proseguire con il consolidamento definitivo delle grosse sacche. I problemi di decoesione degli intonaci sono stati risolti con imbibizioni di resina acrilica. Per quanto riguarda il trattamento della pellicola pittorica che risultava, in alcune zone pulverulenta e sollevata a lamelle, la riadesione al supporto è stata effettuata con una micro resina acrilica, emulsionata in acqua e data attraverso un foglio di carta giapponese, premendo le lamelle con spatole in teflon o con tamponi di cotone idrofilo imbevuti di fissativo. Per eliminare le incrostazioni saline e le macchine di umidità è stato eseguito un impacco di acqua distillata tenuta in sospensione tramite polpa di cellulosa e fogli di carta giapponese, per tempi variabili. Le patine biologiche sono state eliminate con l'ausilio di sostanze biodeteriogene in acqua date a pennello, mentre la pulitura dei depositi di particellato atmosferico è stata realizzata con sostanza tensioattiva, in percentuale in acqua distillata, con cui successivamente si è risciacquata la superficie trattata. Le stuccature sono state realizzate con malta composta da polvere di marmo e calce, successivamente, nei casi di lacune interpretabili, integrate cromaticamente con colori ad acquarello con la tecnica del tratteggio verticale, mentre le zone abrase di intonaco privo di pellicola pittorica, sono state ritoccate con velature di colori ad acquerello. E così una parete dipinta presumibilmente alcune decine di anni prima dell'eruzione fatale del 79 dopo Cristo è tornata a vivere. Non così la domus, ancora chiusa al pubblico perché inagibile e per mancanza di personale.
Pompei, gli affreschi restaurati restano sotto chiave
Riassunto in 200 parole:
La Domus Fontana Piccola, una parete dipinta a Pompei, è stata oggetto di un restauro per curare lo stress da umidità. I visitatori non potranno vederla perché la domus è ancora chiusa al pubblico. Il piano terapeutico prescritto dagli esperti è stato provvidenziale per salvare la vita ad uno dei dipinti murari più preziosi. I risultati della seconda tranche del restauro sono stati presentati dal direttore degli scavi Antonio Varone. Il restauro ha coinvolto la pulizia e il consolidamento degli intonaci, la riadesione della pellicola pittorica e l'eliminazione delle incrostazioni saline. Le stuccature sono state realizzate con malta composta da polvere di marmo e calce.
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