Accolto il ricorso contro il decreto di vincolo paesaggistico L'oggetto della contesa. La Soprintendenza aveva dichiarato l'area di notevole interesse archeologico. Secondo i giudici i riferimenti ai reperti sono vaghi. Il Comune tende la mano: «Ora discutiamo nel rispetto dei ruoli» LECCE Il Tardi Lecce ancora una volta dà ragione al Comune di Otranto. Respinto il ricorso (una settimana fa) contro la tassa di soggiorno introdotta dall'ammistrazione guidata da Luciano Cariddi, ieri è intervenuto nuovamente a favore dell'amministrazione idruntina. Ha annullato il decreto con cui il ministero per i Beni culturali e la Soprintendenza archeologica avevano imposto (16 novembre) il vincolo paesaggistico sulla zona di mare antistante il «centro Antico», dove è previsto il nuovo porto. L'altolà del ministero era arrivato dopo la segnalazione della Soprintendenza, che aveva dichiarato quell'area di notevole interesse archeologico. In particolare, aveva rilevato una grande quantità di ceramiche disperse tra fondali e scogli. Di qui la richiesta di sottoporre a vincolo diretto un tratto più ampio dell'attuale centro urbano. In pratica tutta la baia dal faro della punta alla stazione marittima del porto, ma anche un'ampia porzione di mare aperto, al di là del molo San Nicola: è l'aera interessata dai progetti del porto turistico interno e di quello nuovo esterno, che il Comune vorrebbe realizzare quanto prima. «L'interesse archeologico del territorio - si legge nella sentenza emessa giovedì scorso dal Tar - non appare sufficiente a giustificare il vincolo diretto su tutto il tratto di mare davanti al "centro antico", data l'assenza di rinvenimenti nell'area vincolata e i riferimenti discutibili ad essa». Il Comune non ha condiviso metodo e contenuti della procedura di vincolo della soprintendenza, «intervenuta peraltro quando i procedimenti per l'approvazione del porto esterno e dell'approdo interno - precisa una nota - erano ormai a uno stadio avanzatissimo». In più, aggiunge il sindaco, «se il vincolo si fosse confermato, si sarebbe vietato nella baia ogni intervento, perché incompatibile con il carattere storico-artistico di reperti archeologici presunti, a prescindere dalla loro effettiva posizione. Si sarebbero esclusi, ad esempio, l'istallazione di banchine di ormeggio, anche mobili (perché è necessario il loro ancoraggio al fondale). E persino il fissaggio di boe di ormeggio, il che nella rada del porto avviene quasi ogni giorno». Quel vincolo, per Cariddi, sarebbe diventato un fardello per attività mercantili e diportistiche. Ora, però, tende la mano alla soprintendenza e auspica «un confronto nel reciproco rispetto dei ruoli istituzionali».
Porto turistico ad Otranto: il Tar dà ragione al Comune
Il Tar ha annullato il decreto di vincolo paesaggistico sulla zona di mare antistante il centro Antico di Otranto, a seguito di un ricorso del Comune. La Soprintendenza aveva dichiarato l'area di notevole interesse archeologico, ma i giudici hanno rilevato che i riferimenti ai reperti sono vaghi. Il Comune ha chiesto di discutere nel rispetto dei ruoli istituzionali. Il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, ha espresso la speranza di un confronto con la Soprintendenza per risolvere le questioni relative al porto turistico interno e esterno.
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