TRENTO «Ho l'impressione che chi si occupa di cultura in Italia appartenga alla schiera dei dilettanti». E' severa la riflessione che Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera, fa illustrando il suo ultimo libro Vandali, l'assalto alle bellezze d'Italia (Rizzoli). Il pubblico potrà incontrare l'autore martedì alle terme di Comano, ma anche venerdì a Merano e il 10 agosto a Brunico e La Villa in Alta Badia. Stella è quel giornalista (editorialista e inviato del Corriere della Sera) che non ha avuto esitazioni a scrivere che il presidente Luis Durnwalder guadagna più del presidente statunitense Obama. «Per carità, è una persona di valore. Parla in eccellente italiano. Ma è così», glissa. E come risponde all'obiezione che «io, Durnwalder, non ho aerei privati, grandi staff, eccetera»? «Rispondo che Obama si occupa del pianeta, mentre lui si occupa dell'Alto Adige Südtirol. Non proprio la stessa cosa...E averlo scritto non mi sembra proprio lesa maestà». Per Stella è tempo di presentazioni di Vandali, l'assalto alle bellezze d'Italia (Rizzoli), scritto come alcune grandi inchieste precedenti insieme con Sergio Rizzo, anche lui inviato di punta di via Solferino. «Come lavoriamo? Sergio è bravissimo. Molto più bravo di me a leggere i bilanci, a valutare i dati. Queste cose vanno anche scritte e magari per questo, qualche volta, riesco meglio io. Ognuno fa il suo lavoro, insomma». Ci sarà più di un'occasione per incontrare l'autore in regione: martedì alle Terme di Comano, venerdì a Merano, il 10 agosto a Brunico e a La Villa, in Alta Badia Dunque, Stella, anche lei celebra la liturgia delle presentazioni estive dei libri. «Non parlerei di liturgia. I libri vanno spiegati e incontrare i lettori è sempre utile. Io poi porto con me tabelle, filmati, foto. Solitamente si scatena un gran interesse. Le nostre immagini sono raggelanti». «Vandali» racconta un'Italia dove bellezze e beni culturali sono in abbandono, vittima di incuria, incompetenza, disinteresse pubblico. E le cose che funzionano? «Guardi, io di cose positive ne ho viste ben poche. E' stato straordinario il recupero della reggia di Venarla Reale. Dopo di che, non vedo molto altro di buono. Magari potessi scrivere di altri meravigliosi interventi di recupero: ma dove sono? Son pronto a parlarne, a patto di trovarne. Mi pare complicato, considerando che hanno tagliato i finanziamenti alla cultura del 50 per cento in dieci anni». E in Trentino Alto Adige Südtirol? «La vostra è una terra di cultura, ricca di memorie storiche di solito meglio conservate che altrove. La pluralità di lingue, poi, è una grande ricchezza». Torniamo al libro e alla vostra inchiesta. «Vedo crollare la Domus Aurea a Roma, vedo in condizioni pessime Villa Adriana, vedo crollare la cittadella di Alessandria. Che poi qualche isolato museo funzioni bene, non discuto. Ma la domanda è: che cosa è stato fatto di positivo negli ultimi anni? Io vedo solo esempi negativi, come a Taormina dove stanno costruendo a tutto spiano. E in maniera illegale. Vedo nominare ministri come Galan per motivi squisitamente parti- di bottega, nel senso che consideravano più importante il ministero dell'agricoltura da dare a un padrone delle tessere siciliano che aveva salvato il governo. Senza contare quanto ha detto Berlusconi, secondo il quale abbiamo il 50 per cento dei siti Unesco, che è una grande sciocchezza. Siamo i primi al mondo, ma abbiamo il 5 per cento, non il 50. Comunque, se ci sono cose positive, sono pronto a raccontarle». Ha l'impressione che chi si occupa di siti e di cultura siano dilettanti? «L'impressione è questa. Tutto vorrei, salvo essere catastrofista. Però resto dell'opinione che il vero patriottismo sia lavare i panni in piazza. Come diceva Curzio Malaparte: un Paese sano e libero i panni sporchi se li lava in piazza. Testuale. E noi di panni sporchi, in materia culturale, ne abbiamo veramente tanti». Buon governo, attenzione alla cultura. Che percezione ha dello stato delle cose in questa regione? «Di sicuro va meglio che nelle altre parti d'Italia. Ci sono molti soldi ma non sono stati buttati via in cene e convegni. Ma anche in infrastrutture. E spesi bene. Non c'è dubbio». Si parla sui giornali regionali di una riduzione degli emolumenti di consiglieri e assessori provinciali. «In siciliano si dice "Abbassati giunco, che passa la piena"». Dunque, anche l'Alto Adige Südtirol è Italia. «Ma certo che è Italia. E rispondo con le parole di Confindustria dell'Alto Adige che già anni fa segnalava i pericoli di una economia assistita, perché così le imprese non crescono. La giungla seleziona: se non esiste questa sana competitività non va bene. Si parlò di terreni regalati alle imprese. E al Corriere scrivemmo, in tedesco molto maccheronico, di "Kassen von Mezzogiornen" ». Siamo pur sempre la terra dove Durnwalder decise di non festeggiare i 150 dell'Unità d'Italia. «Da tedesco e da leader della Svp aveva diritto di dirlo. Anche Silvius Magnago rivendicava: "Io sono un cittadino italiano ma la mia patria è l'Austria". So bene qual è la storia dell'italianizzazione dell'Alto Adige. Parlando come presidente, però, mi dispiace ma Durnwalder non poteva dirlo. Non lui, che si è presentato come "il presidente di tutti", non lui che chiede voti anche agli italiani».