I progetti fantascientifici per la Domus Aurea targati Marchetti - Giro riportano alla ribalta la resistenza tutta italiana alle soluzioni moderne e alla architettura contemporanea. Un problema affrontato spesso da posizioni preconcette e che trova origine in quella che potremo definire la sindrome di Calatrava, dall'architetto che ha firmato l'ultimo ponte inaugurato a Venezia nel 2008. È recente la notizia di come la costruzione stia divaricando le sponde del Canal Grande, tuttavia benché intitolato alla Costituzione, questo ponte è stato costruito in spregio alle leggi italiane, non essendo accessibile agli invalidi. All'inaugurazione la Lega cavalcò questa irregolarità in maniera strumentale: ma per quanto pretestuoso fosse il pulpito, la predica metteva il dito nella piaga e dunque fomentava l'italica antimodernità. La mancanza o la scarsa funzionalità affligge molte opere inaugurate negli ultimi decenni, dagli Auditoria di Roma e Ravello, al Teatro Comunale di Cagliari e perfino per il nuovo e bellissimo Museo Maxxi di Roma non sono mancate polemiche sulla sua scarsa capacità di ospitare mostre e opere d'arte. L'aspetto patologico di questa tendenza è il malaffare - vedi inchieste e scandali sulle grandi opere - ed è più visibile, ma anche nella legalità il problema esiste, è generale e riguarda perfino i mercati rionali. Non è in ballo il valore estetico di queste costruzioni, ma la mancanza di un rigoroso controllo da parte della amministrazione, centrale o locale, se rispondano o meno agli scopi per cui vengono commissionate. La sindrome italiana di rigetto della modernità si può risolvere solo con una seria politica di tutela culturale e di sviluppo architettonico, dove la funzionalità delle opere, siano restauri, musei, teatri, ospedali o mercati rionali, ritrovi il posto che merita.