Si tratta per portare mezza discarica nell'ex cava Cementir. Ma la strada è tutta in salita In questi giorni incontri tecnici e politici, ma sul tavolo di Bellabarba non ci sono ancora garanzie concrete Con il senno di poi si può dire che l'indizio d'un cambio di strategia delle istituzioni locali sullo spinosissimo caso dell'ex cava del Limoncino tramutata in discarica, l'abbia lasciato l'assessore Bruno Picchi in consiglio comunale. Ore 22,42 di lunedì 11, sant'Abbondio martire: l'assessore separa (e allontana) la questione discarica da quella degli annessi irregolari e da quella degli scarichi fuori norma. Tutti l'hanno presa come un distinguo argomentativo, in realtà è una separatezza forse soprattutto geografica. E siccome non si possono spostare gli annessi, significa che evidentemente si cerca di far traslocare la discarica. O almeno metà di essa, la più difficile da "digerire" in mezzo al bosco. Detto in altri termini: Comune e Provincia stanno portando avanti, sotto traccia, una strategia per uscire dall'empasse Limoncino offrendo a Bellabarba una discarica in versione ridotta (ma con contropartita) e andando alla caccia di un sito alternativo in cui stoccare i rifiuti di provenienza industriale. Ma andiamo per ordine. Anche perché la strategia (di cui sono stati informati anche Regione e vertici del Pd) è tutt'altro che in discesa. E per i "super tecnici" perfino al limite dell'impercorribile. L'assessore non è Pollicino e non semina altri "sassolini" per far capire dove porta il sentiero di questo nuovo capitolo d'una favola nera culminata nel rogo dei teli. Abbiamo provato a cercarli noi, mettendo in fila le informazioni confidenziali raccolte fuori e dentro Livorno. I "sassolini" non portano lontano dal monte La Poggia: basta scollinare in direzione nord, meno di due chilometri in linea d'aria, lungo la via che porta a Collesalvetti. Gli occhi sono puntati sulla cava Cementir. A un tiro di sasso dalla maxi-discarica che il Comune ha lì accanto, oltre il Cisternino: fra Vallin dell'Aquila e Pian de' Pinoli. Nel 1998 la Provincia ha autorizzato il riempimento di questa cava, di proprietà della Cementir, con fanghi bianchi di cartiera. Nel 2002, però, la ditta lucchese incaricata dai proprietari del sito di portare avanti il riempimento è fallita. E da allora la cava è rimasta praticamente immobile: 200mila metri di fanghi, che nel frattempo sono diventati a tutti gli effetti rifiuti. Che c'entra la vecchia cava con il Limoncino? La Cementir è una società della famiglia Caltagirone, dinastia di costruttori romani: al 64,7 nella cassaforte di Francesco Gaetano, 68 anni, suocero del leader Udc Pierferdinando Casini (e undicesimo nella classifica degli uomini più ricchi d'Italia); ma la guida operativa della holding Cementir, 843 milioni di ricavi nel bilancio 2010, è affidata al figlio Francesco junior, 42 anni, che ha anche il 4,2 delle quote. Non è da sottovalutare il fatto che Cementir, presente in 15 Paesi sul mappamondo e attivo in Italia con 4 impianti di produzione di cemento e 19 centrali di calcestruzzo (tutte nel Centro Sud), abbia deliberato di dedicarsi anche al ciclo dei rifiuti. L'ha detto esplicitamente a metà primavera l'assemblea degli azionisti: si comincia dalla Turchia con «circa 60 milioni di euro di investimenti nei prossimi tre anni» (ad alta redditività, visto che la si attende nell'ordine dei «16 milioni all'anno»). Francesco jr. Caltagirone non fa mistero di voler importare questa strategia anche «in Italia a partire dal 2013», come annunciato in una intervista al "Sole 24 Ore" a fine marzo: va detto però che l'intesa con la municipalità di Istambul per lo smaltimento di 700mila tonnellate di rifiuti urbani all'anno per 25 anni non riguarda tanto la gestione di discariche quanto semmai la preparazione di un compost da usare come combustibile nei cementifici del gruppo e ridurre i conferimenti in discarica. Bisogna sgombrare il campo da un possibile equivoco: non è la pura e semplice cancellazione della discarica del Limoncino l'ipotesi attorno alla quale stanno lavorando Comune e Provincia per uscire dall'empasse di una storia cominciata male e gestita peggio. E questo per due motivi: 1) le imprese, tanto del sistema Cna quanto del mondo Confindustria, strillano perché senza una prospettiva di collocazione dei rifiuti delle lavorazioni (anche del ciclo dell'edilizia) si va verso la paralisi; 2) i Bellabarba hanno in tasca una autorizzazione nero su bianco e già sul fronte Porta a Mare la Confindustria ha chiesto alle istituzioni di non mettere a repentaglio l'affidabilità che un territorio deve avere agli occhi degli investitori. La proposta fatta a Bellabarba recita più o meno così: aprire la discarica al Limoncino facendoci finire dentro solo i rifiuti inerti che arrivano dai cantieri edili, in cambio della garanzia di ricoprire la discarica, una volta terminato il conferimento, con un "bosco" di pannelli fotovoltaici con cui produrre elettricità. E gli altri rifiuti? Nell'ex Cementir, che però è privata. Quindi Bellabarba dovrebbe entrare nell'operazione in società con altri soci, magari anche pubblici (come Aamps). In base alle informazioni di cui siamo venuti in possesso, una serie di incontri riservati si sono susseguiti negli ultimi giorni per mettere a punto con il tassello Cementir una strategia d'uscita dal vicolo cieco in cui sembra essersi cacciata la questione Limoncino, visto che la mobilitazione degli anti-discarica non è affatto svanita come neve al sole. Va detto, però, che da una prima analisi i tecnici sono molto scettici. Intanto per un cavillo - tutt'altro che cavillo - urbanistico. Fino a qualche mese fa quella del monte La Poggia era l'unica delle 33 cave livornesi in attività: i proprietari hanno potuto chiedere la trasformazione da attività produttiva ad attività di ripristino con le caratteristiche note. Per tutti gli altri casi (compresa l'ex Cementir) il ripristino potrebbe essere autorizzato, ma a quanto pare non con rifiuti. In più ci sono quei 200mila metri di fanghi bianchi da togliere. L'area potrebbe essere scavata per un 30 extra in profondità: i residui di cartiera impiegati, pare di capire, per il ripristino ambientale a copertura - a meno di 300 metri di distanza - della discarica comunale di Vallin dell'Aquila, prossima alla saturazione. La questione è arrivata anche sui banchi della Regione: perché c'è da capire se l'autorizzazione per il ripristino data dalla Provincia è valida o servono varianti, Via, Aia e piani di caratterizzazione. In questo caso di anni - ammesso che si possa trovare una via d'uscita - ne servirebbero almeno altri cinque. Nella migliore delle ipotesi. E Bellabarba - che è l'unico ad avere area e autorizzazioni - è pronto ad aprire la discarica. A fine estate.
Il Tirreno
23 Luglio 2011
LIVORNO. Limoncino, ora salta fuori il piano B: mezza discarica nell'ex cava Cementir.
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