Anche quelli di un guerriero tra i resti affiorati dall'argilla al Ponte alla Navetta Fra non molto, su quei campi coltivati sorgeranno nuove abitazioni. Ma più di mille anni fa, in quella terra argillosa furono sepolte dieci persone, coi loro effetti personali, gli oggetti che caratterizzarono la loro vita e che permetteranno di identificarne la classe sociale di appartenenza. Si tratta di tre bambini e sette adulti, rinvenuti nei pressi dello svincolo di Ponte alla Navetta. Uno, presumibilmente, era un guerriero. In questa zona i lavori di Acque Spa continuano a portare alla luce reperti di epoca romana. Quelli scoperti pochi giorni fa dall'archeologa Sara Alberigi, sotto la supervisione del dottor Giulio Ciampoltrini, sono forse i più stupefacenti. «Pensavamo che questa fosse una zona "pulita", cioè priva di insediamenti. E invece...». La dottoressa indica gli scheletri, adagiati su un letto d'argilla. «E' stata un'emozione» racconta l'operaio Pasquale Mazzella, che ha fermato la scavatrice giusto in tempo. Tutto è iniziato a ottobre dello scorso anno. «Acque Spa ha ricavato tre pozzi, ora sta procedendo alla sistemazione delle tubature, perché il tratto è destinato a un'ampia lottizzazione» spiega Roberto Turini, della ditta che sta eseguendo i lavori, la Fegatilli srl. Per legge, la Sovrintendenza ha imposto la presenza di un archeologo. Nell'autunno 2010 emersero tracce di una fattoria d'epoca romana, con vasche di raccolta per il vino. Oggi questi dieci individui, con le loro ossa e i loro corredi, scuotono la visione passata del nostro territorio. «In questa seconda fase di scavi - spiega Alberigi - abbiamo individuato un'abitazione riconducibile al terzo secolo d.C. In seguito venne smantellata, e riutilizzata come sepolcreto. I corpi dovrebbero risalire al settimo secolo». L'inumazione avvenne con rito longobardo, ovvero affiancando o facendo indossare ai defunti i lori averi personali. Una di queste tombe è stata ormai ribattezzata "del guerriero", perché l'uomo che la occupava - di età avanzata, a giudicare dall'artrite e dalla carie che ne hanno segnato le ossa - aveva con sé una piccola spada da combattimento, denominata Scaramax. Accanto a lui gli altri corpi. Una bambina, troppo piccola per capire il sesso dallo scheletro, ma identificabile grazie agli orecchini. Una donna adulta portava invece un bracciale di bronzo e una fuseruola, oggetto per la tessitura che lei preferiva usare come ornamento. Mercoledì notte c'è stata anche un'intrusione, ma i soliti ignoti hanno trovato ben poco da sgraffignare. Le ossa adesso si trovano al dipartimento di paleopatologia di Pisa per essere analizzate. «La presenza del sepolcreto mi fa pensare che non molto distante da qui si trovi l'insediamento vero e proprio» ipotizza l'archeologa, indicando in direzione del centro città, dove al momento non sono previsiti scavi. Si procede invece verso Ponte alla Navetta. E chissà che questi ultimi scavi, o l'apertura dei cantieri, non serbino nuove sorprese.