Il gruppo ibleo coordinato dal prof. Bruno in Turchia per il progetto che vede coinvolte ben quattro università e che ha già rinvenuto tracce importanti dell'antica capitale dell'Eolide Una delle attività di perlustrazione dei fondali portata avanti dai sub ragusani Ragusa.Il filo che in questi giorni lega l'Italia alla Turchia è ricco di intrecci e sfaccettature. Uno di essi, però, si trova in fondo al mare. Ed è proprio da questo punto di contatto subacqueo che iniziamo il nostro viaggio internazionale. A farci da guida sono il professore ed archeologo Nicolò Bruno ed il subacqueo Maurizio Buggera. Entrambi sono a Kyme, in Turchia appunto, per gli scavi archeologici italiani che coinvolgono cinque nostri conterranei tra archeologi, ricercatori, restauratori e subacquei. La complessa ricerca coinvolge il gruppo ibleo insieme alle quattro università italiane di Catania, Cosenza, Napoli e Milano. A coordinare la missione è il professore Antonio La Marca, docente di Archeologia e storia dell'Arte greca e romana e di Archeologia Classica presso l'Università della Calabria. "Per la prima volta - spiega Buggea - si può intraprendere uno scavo subacqueo nella città di Kyme d'Eolide, in Turchia, grazie alla costanza e al lavoro svolto in questi anni dal professore Antonio La Marca, direttore della Missione archeologica italiana, e dall'archeologo Nicolò Bruno". Dopo i normali espletamenti burocratici, i subacquei, Antonella Pancaldo, Veronica Falcone e Maurizio Buggea, hanno testato la sorbona, uno strumento molto particolare, alla presenza del funzionario governativo mandato dal governo turco per garantire la correttezza dell'operato degli studiosi italiani. "Lo strumento, una sorta di aspirapolvere ad acqua - spiega Maurizio Buggera - consentirà di mettere in luce i resti sotto la sabbia del porto e di parte della città. Si stanno svolgendo, inoltre, rilievi topografici a cura del geologo Paolo Perconti con l'utilizzo del Gps Rtk che, attraverso i satelliti, con un margine d'errore millimetrico permette di mettere in pianta i resti delle strutture sommerse". I primi risultati non stanno tardando ad arrivare. "In questi giorni - spiega l'archeologo Nicolò Bruno - si sta rilevando una poderosa struttura sommersa lunga più di 60 metri, non ancora studiata, probabilmente di periodo classico; nel contempo, il geoarcheologo Alberto Lezziero accompagnato dall'archeologa Alessandra Canazza, stanno effettuando sulla terraferma una campagna di ricerca con un georadar per leggere e mettere in pianta strutture attualmente coperte dalla terra, e permettere di organizzare al meglio i futuri scavi". Tecnologie avanzatissime e mai utilizzate prima nelle ricerche sull'antica capitale dell'Eolide. Una avventura, dunque, che proietta anche i cinque studiosi ragusani in un orizzonte culturale di altissimo livello. La missione archeologica italiana a Kime, come anticipato, rappresenta il punto di unione forse più interessante per la scienza ed il mondo della cultura. Ma Ragusa si conferma terra di grande fascino anche per chi, dalla Turchia, viene in questa parte di isola. È il caso, infatti, di Hakkill Akil l'Ambasciatore della Turchia in Italia che, nei giorni scorsi, ha scelto di trascorrere parte delle sue vacanze estive a Ragusa. Un'occasione per rinsaldare i rapporti di amicizia con la città di Ragusa ed il suo sindaco Nello Dipasquale. Dalla serata di giovedì è scaturito l'invito per la nostra città alla grande festa sul tema dell'Enogastronomia di eccellenza Siculo-Turca che l'ambasciata turca ha organizzato per settembre a Roma. 23072011
SICILIA - Gli archeosub ragusani alla riscoperta di Kyme
Un gruppo di studiosi italiani, guidati dal prof. Bruno, si trova in Turchia per un progetto archeologico che coinvolge cinque università italiane. La missione si concentra sulla ricerca di tracce dell'antica capitale dell'Eolide, Kyme, e utilizza tecnologie avanzate come lo strumento "sorbona" per mettere in luce i resti sommersi. I primi risultati sono stati positivi, con la scoperta di una struttura sommersa lunga 60 metri di periodo classico. La missione è stata coordinata dal prof. Antonio La Marca e include cinque studiosi ragusani, tra cui l'archeologo Nicolò Bruno e il subacqueo Maurizio Buggera.
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