"Fondali Iblei in svendita?". Questa la domanda del circolo Legambiente «Il Carrubo» Ragusa che, tramite una nota, chiede che sia fatta luce sui diversi punti oscuri nella vicenda delle cave sottomarine lungo la fascia costiera iblea. «Apprendiamo che un'enorme area (circa 210 km quadrati) lungo la fascia costiera iblea rischia di essere 'svenduta' dalla Regione ad un'unica ditta, per l'attivazione di cave sottomarine per l'estrazione di ghiaia e sabbia - cita la nota - Tale iniziativa, le procedure troppo semplificate con cui si sta procedendo ed il sostanziale basso profilo di quasi tutta la politica ragusana nella vicenda, destano viva preoccupazione. Infatti tali concessioni, che inizialmente risultano richieste per un periodo di sei anni, oltre ai problemi per l'ambiente rischiano di bloccare qualsiasi altro uso del mare nella fascia dai 20 agli 80 metri di profondità. Sono a rischio la pesca (professionale e sportiva), la navigazione da diporto, l'attività subacquea e quant'altro, in un'area per di più a forte interesse archeologico". Secondo Legambiente appare estremamente problematico il destino del comparto pesca, il quale non sembra avere alcun supporto da parte dei rappresentanti politici: "La Regione Sicilia ancora una volta agisce nel territorio senza tenere conto delle esigenze locali. Un'iniziativa che rischia di mettere in ginocchio un'attività che si svolge in provincia da millenni - continua la nota - Grossi problemi si profilano per la pesca a strascico delle marinerie di Scoglitti e Pozzallo. Infatti i pescherecci, che non possono avvicinarsi alle coste per legge, si muovono più al largo, andando quindi ad interferire con l'area interessata alle operazioni di scavo. Ma è evidente che ci sono rischi anche per la piccola pesca artigianale di tutto il comparto ibleo: infatti i movimenti di sabbia e fanghiglia potrebbero avere negativi effetti incontrollati sulle risorse ambientali ed ittiche anche in aree più sotto costa". Appunto di Legambiente anche verso l'iter burocratico della vicenda: "I Comuni non ci risulta siano direttamente coinvolti; non c'è nessuna procedura di impatto ambientale; non ci risulta che ci siano adeguati studi di supporto alla richiesta. A nostro parere prima si fanno gli studi e poi, se opportuno, si danno le concessioni, non il contrario. Non ci si può nascondere dietro 'cavilli normativi': il nostro mare non può essere lasciato in balia di chiunque abbia buoni agganci a Palermo. Perchè non si fa la Valutazione di Impatto Ambientale? Perché non si coinvolgono tutti gli attori locali: amministrazioni, pescatori ed ambientalisti? Inquietante, come ha già espresso anche recentemente qualche voce critica, appare il fatto che, da indagini svolte dal Cnr, nelle aree in questione non ci sarebbe presenza del materiale per cui si vorrebbero aprire tali cave. Se questo fosse confermato, i dubbi riguarderebbero anche il reale obiettivo di tali opere". A. C. 23072011
SICILIA - L'allarme di Legambiente Fondali iblei in svendita qualcuno adesso intervenga
Il circolo Legambiente Il Carrubo Ragusa ha sollevato preoccupazioni sulla possibile attivazione di cave sottomarine lungo la fascia costiera iblea. La Regione Sicilia intende concedere un'enorme area (circa 210 km quadrati) ad un'unica ditta per l'estrazione di ghiaia e sabbia. Questa iniziativa potrebbe avere gravi conseguenze per l'ambiente, la pesca, la navigazione da diporto e l'attività subacquea. Il comparto pesca non sembra avere alcun supporto da parte dei rappresentanti politici. I pescherecci potrebbero interferire con l'area interessata alle operazioni di scavo, mettendo in pericolo la piccola pesca artigianale.
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