Larcheologia si presta bene per comprendere dinamiche che attraversano i millenni, per riallacciare fili che legano culture lontane tra loro nel tempo e nello spazio. Una conferma si può trovare percorrendo le sale del Castello del Buonconsiglio a Trento dove è allestita la mostra "Le grandi vie delle civiltà. Relazioni e scambi fra Mediterraneo e il Centro Europa dalla preistoria alla romanità" (sino al 13 novembre). I curatori, Franco Marzatico, Rupert Gebhard e Paul Gleirscher, partendo dalla documentazione archeologica hanno ricostruito le tappe dellincontro tra Nord e Sud, tra il bacino del Mediterraneo e lEuropa centrale dal Paleolitico alla piena età imperiale romana. Una sfida ambiziosa che una selezione accurata di oltre 800 reperti provenienti da musei italiani ed europei ha consentito di affrontare, anche se uno spazio cronologico più ristretto avrebbe permesso di approfondire tematiche che così - inevitabilmente - risultano solo enunciate. Cè comunque lungo il percorso espositivo come la possibilità di voltare le pagine di un unico grande libro e di avere quindi una visione dinsieme che in tempi di specialismi esasperati presenta una sua suggestione. I temi individuati, che corrispondono alle diverse sezioni della mostra, sono i canali di diffusione della civilizzazione, la mobilità dei gruppi di cacciatori e raccoglitori, laffermazione dellagricoltura e dellallevamento, le trasformazioni provocate dallintroduzione delluso dei metalli. Scendendo verso epoche meno remote, sono affrontati il rapporto tra popoli che sincontrarono nel Mediterraneo quali i Micenei, i Fenici, i Greci e gli Etruschi; le relazioni tra i Celti e gli Etruschi, vale a dire tra la penisola italiana e buona parte dellEuropa; il "mondo globale" imposto da Roma. Infine una sezione speciale e trasversale è dedicata alle vie della scrittura. Quello che emerge è un mondo antico sino almeno alla piena affermazione di Roma molto variegato, con spiccati accenti regionali legati a marcate diversità culturali, ma anche più unito di quello che ci si potrebbe aspettare e caratterizzato da una mobilità notevole di uomini, didee e di merci. Un mondo verrebbe da dire - costellato da interesse verso culture diverse e lontane capace di accogliere modelli di comportamento, suggestioni e capacità tecnologiche altrui. Basti pensare alla diffusione generale dellagricoltura, alla propagazione delluso dei metalli, allattrazione diffusa per luso della scrittura. O ancora - su un piano diverso - allaccettazione su unarea vastissima dell"ideologia del banchetto" per le classi aristocratiche e di valori elaborati inizialmente nel mondo greco. Ovvio, non si nascondono le violenze, gli odii, le guerre, a si dimostra come sul lungo periodo ciò che ha costruito le civiltà sono stati gli incontri, gli scambi, gli slanci generosi e le curiosità reciproche.