ROMARush finale con grande incertezza per l'esito del condono edilizio i cui ricavi sono destinati a finanziare circa la metà dello sgravio Irpef per il prossimo anno. Alla vigilia della scadenza per l'adesione e il pagamento della prima rata, pari ad un terzo del totale, le domande, calcolate ieri dall'Ansa, hanno raggiunto quota 75-80 mila, in crescita rispetto ai giorni scorsi. In testa naturalmente le città più grandi e popolose, ma dove prevalgono piccoli abusi meno costosi: a Roma sono arrivate 40 mila richieste e a Milano 7.000. Meno entusiasmante invece l'affluenza dai grandi centri del Sud dove l'abusivismo è più concentrato anche se a Bari si segnalano 6.800 domande, a Palermo 4.300 e a Napoli 2.000. Fanalini di coda Bolzano con 19 domande, Perugia con 50 e Aosta con 60. Convulse le operazioni dell'ultima ora, segnate anche dalle festività: «C'è una corsa all' ultimo minuto e abbiamo gli uffici impegnati al massimo», ha detto l'assessore all'Urbanistica di Milano Gianni Verga. «I condoni sono una dannazione per l'Italia», ha commentato l' assessore all'edilizia di Venezia, Guido Zordan. Ma nonostante il folklore delle ultime ore i conteggi che vengono fatti a Roma, nei ministeri non sono ottimistici: come è noto a settembre si stimavano circa 476 milioni di incasso, i dati più aggiornati non superano i 500-600 milioni, meno dei circa 950 che il govemo contava di recuperare con la prima rata. Le entrate del condono si intrecciano pericolosamente con il taglio dell'Irpef: nei giorni scorsi infatti con un decreto il governo ha spostato due terzi degli incassi, circa2mi-liardi, al 2005 e con queste risorse ha finanziato la metà del taglio delle tasse. Se l'incasso della prima rata si aggirasse, come si prevede nei ministeri competenti, a 500-600 milioni all'appello della copertura della riforma fiscale mancherebbe circa 1 miliardo. Per questo motivo la questione della proroga dei termini adesione è in primo piano nell'agenda del governo che si riunisce domani. Ieri il ministro delle Infra-strutture Lunardi, che nei giorni scorsi aveva avanzato l'ipotesi di una proroga, ieri non l'ha esclusa: «Non ci sono novità, nessuna decisione è stata presa», ha dichiarato. An sembra muoversi invece contro l'ipotesi di una proroga: «Siamo contrari», ha detto il vicepresidente del partito Ignazio La Russa. Fuoco di sbarramento anche da parte del ministro per le Politiche Agricole Alemanno: «An è contraria, ma rinviamo la decisione ai ministri competenti». Chiede la proroga l'Udc: Maurizio Ronconi dice che è necessaria e punta l'indice contro le regioni di sinistra che avrebbero «fatto resistenza» e aumentato i costi di adesione. La questione dell'evasione, in questo caso fiscale, resta all'ordine del giorno. Secondo stime dell'amministrazione finanziaria resterebb e assai elevata: nel 2003 il 90 per cento dei controlli ha dato esiti positivi. Ieri tuttavia in commissione Bilancio è stata bocciata la norma che obbligava l'inserimento del codice fiscale nei contratti telefonici consentendo incroci e verifiche ai fini tributali e l'obbligo di tenere l'elenco clienti ai fini Iva da parte degli autonomi.