Nell'ultimo giorno di lavoro è intenta a firmare in un grande registro le deleghe per il passaggio delle consegne. Indossa una maglietta bianca che accentua il pallore del viso, un po' per l'emozione e un po' per aver passato un anno intero sulle carte Vittoria Garibaldi, soprintendente ai Beni Storici, Artistici e Antropologici dell'Umbria lascia la Soprintendenza serenamente. Non senza rimpianti. Non va a ricoprire nuovi prestigiosi incarichi come è stato in passato, ma va in pensione per via dell'articolo 72 della legge 112 del 2008 dove si dice che con 40 anni di contributi si viene posti a riposo. Un articolo che in realtà riguarderebbe i dipendenti di ruolo mentre lei alla Soprintendenza è sempre stata una dirigente esterna a contratto. Per il momento dice ancora una volta "ubbidisco". E ieri ha lasciato il luogo di lavoro che più ha amato in assoluto: la Galleria Nazionale. "Ma non lascio né la regione né Perugia. La mia è stata una scelta di vita fatta nel 1980, vivo da 30 in questa città con la mia famiglia e mi sento perugina. Qui sono felice, tra l'altro questa regione mi ha dato enormi soddisfazioni, soprattutto Perugia che mi ha accolto generosamente e mi ha aiutato a lavorare su dei progetti ambiziosi, dalla Galleria alla Fontana, da Monteluce a San Francesco al Prato, alla Rocca Paolina, alle grandi mostre del Perugino e del Pintoricchio". Pur sforzandosi non riesce comunque a dare una connotazione precisa alle emozioni del momento. "Sono un caleidoscopio di emozioni" precisa abbassando le palpebre per nascondere il luccichio degli occhi "Mi sento ancora giovane per fermarmi. Ora è arrivato- il momento di fare ordine nella mia mente Di prendere atto di una cosa che mi sta accadendo all'improvviso, ma che non mi coglie impreparata". Ci sono cose ancora da seguire... "Ovviamente Sto scrivendo il catalogo della Galleria, a dicembre verrà pubblicato il primo volume di tre. Sinora è stata la mia fatica notturna adesso diventerà in parte diurna. Poi c'è in corso la curatela della mostra del Signorelli (maggio 2012) insieme a Mancini, un incarico che ci è stato dato dalla Regione". In futuro potrebbe diventare una curatrice di mostre di alto livello? "Chissà! E' il mio mondo, non debbo dimostrare a nessuno di saperle fare bene Inoltre in tanti anni ho allacciato rapporti stretti coi grandi musei stranieri . Non penso assolutamente di mettermi a riposo". Nella sua vita ha avuto tanti estimatori, tra questi anche il Ministro Rutelli, Sgarbi e i sindaci di Perugia però ha avuto anche dei detrattori (spicca il sindacato UIL). Tutto questo l'ha galvanizzata oppure le ha lasciato l'amaro in bocca? "Io sono dell'idea che la vita va vissuta giorno per giorno e che bisogna accettare vittorie e sconfitte. Io ho sempre lavorato con entusiasmo. Sono stata coerente con i miei ideali e con i miei principi. Ho lavorato per soddisfazione personale ma soprattutto per senso civico. Forse questo ha dato fastidio a qualcuno". Tra i tanti elogi che le sono stati fatti negli anni quale l'ha colpita di più? "Sono due. Uno è stato all'inaugurazione della Galleria Nazionale nel 2002 , quando Minimo Coletti che coordinava disse: Adesso lasci la parola a Nostra Signora della Galleria'. Seguì un applauso che non finiva più. Ero imbarazzatissima. Accanto a me c'era Locchi, mi girai verso di lui e gli chiesi: Che debbo fare?' Lui mi rispose: Stai in piedi e sorridi'. Quell'esplosione di applausi così caldi e così avvolgenti non li dimenticherò mai più. L'altro momento è quando, tornata in Umbria dopo essere stata in qualche modo allontanata' in Campania, alla sala dei Notari, ancora un po' ferita per quello che avevo passato, mi si è avvicinata una signora che mi ha abbracciato con tutte le sue forze. E mi ha detto: Lei non mi conosce ma l'abbraccio a nome di tutta la città per quello che ha fatto per noi'. II suo successo più esaltante? "L'essere riuscita a stringere un rapporto forte con le istituzioni, a partire della Regione, il comune e quattro sindaci, Valentini, Maddoli, Locchi e Boccali. Negli anni '90 c'erano lotte lotte terribili tra noi, la Regione e il Comune. Abbiamo sempre lavorato per il bene della città, mai per interesse personale Ringrazio tutti per quello che mi hanno dato". Cosa vorrebbe invece cancellare dalla sua memoria? "Alcune persone, le loro malignità e le loro calunnie, ma sono povere persone".