Graziana, pugliese di Locorotondo, è scenografa e dipinge. Sara ha già una laurea ed è iscritta al primo anno di grafica editoriale. E di Roma come Gloria, che lavora su siti web. Corrado è perugino e fa il triennio di grafica d'arte. Dionigi è pittore ed editor di una rivista d'arte. E di Crotone e mi viene incontro mentre cerco di entrare dal cancello dell'Accademia di Belle Arti di Roma. «Siamo qui a fare lo sciopero della fame perché l'Italia è l'unico Paese in cui le accademie di belle arti non sono considerate università. Sono poco più che licei. Non abbiamo possibilità di fare ricerca e dottorati, le scuole di specializzazione e soprattutto non abbiamo la mobilità: se da scenografia voglio passare ad architettura, non lo posso fare. Mi è arrivata una e-mail da un'amica coreana che ha tentato di entrare all'università con un concorso e non le hanno considerato il titolo italiano come valido. E una discussione in atto da 40 anni. Nel 1999, su spinta dell'Europa, è stata fatta una riforma, la legge 508, che doveva equipararci all'università, ma poi non è stata portata avanti. Eppure dalle accademie sono passati artisti e intellettuali come Michelangelo, Bernini, Tiepolo, e nel Novecento Guttuso, Kounellis, Dante Ferretti, Dario Fo... Hanno fatto la storia del mondo, non solo dell'Italia. Dopo 13 giorni di sola frutta e vita in tenda assieme a studenti e professori ho perso quasi cinque chili. Poi abbiamo incominciato lo sciopero della fame a staffetta. Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Senato e in particolare alla 7a Commissione permanente, che dovrebbe discutere un disegno di modifica della legge, di ascoltare le nostre posizioni. Dal 23 giugno qualcuno si è avvicinato, qualcosa s'è letto sui giornali. Anche le televisioni sono venute, ma poi non s'è più visto niente e intanto noi perdiamo chili e fiducia». Passano i turisti e si guardano gli striscioni appesi. Fanno domande. «Ci chiedono perché manifestiamo. Glielo spieghiamo e sgranano gli occhi, non ci credono. Se Michelangelo insegnasse all'Accademia di Roma, invece di stare in un'istituzione riconosciuta in tutto il mondo... sarebbe un professore di liceo». Sono le quattro del pomeriggio e ci saranno 40 gradi. Quest'estate calda passa dal Teatro Valle occupato alla Val di Susa degli scontri sulla Tav, alle spalle c'è già la boccata d'aria del referendum e in mezzo c'è pure il digiuno all'Accademia romana di via Ripetta. E calda questa estate. Quanto sarà caldo l'autunno lo vedremo presto...
ROMA - La protesta e lo sciopero della fame davanti all'Accademia di Roma
Graziana, Corrado, Dionigi e Sara, studenti di diverse discipline artistiche, si sono riuniti per fare lo sciopero della fame davanti all'Accademia di Belle Arti di Roma. Sono stati iscritti alle rispettive università, ma non sono riconosciuti come tali a causa della legge 508 del 1999, che non è stata portata avanti. L'obiettivo è chiedere al Presidente della Repubblica, al Parlamento e alla Commissione permanente di discutere un disegno di modifica della legge per equiparare le accademie di belle arti alle università. Il gruppo ha già ricevuto alcune attenzioni mediatiche, ma non ha visto ancora alcun risultato concreto.
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