«Le soprintendenze così come sono non servono». Lo dice Giorgio Bonsanti, componente della commissione cultura di Palazzo Vecchio ed ex soprintendente dell'Opifìcio delle pietre dure dal 1988 al 2000. Lo sottolinea mettendo il dito nella piaga dei mancati Grandi Uffizi. «Così, con i rimpalli di responsabilità, con le lungaggini di queste mezze autonomie, i Grandi Uffìzi non li avremo mai», attacca Bonsanti. La lentezza nella realizzazione del progetto di rilancio del museo più visitato del nostro Paese ha scatenato nei giorni scorsi polemiche e strappi tra Palazzo Vecchio e Giuliano Urbani, ministero per i Beni culturali. Con il ministro che è stato molto attento a rimanere alla larga dalla imbarazzante vicenda, il suo consulente sui Grandi Uffizi Roberto Cecchi era in Cina. Il loro silenzio alle sollecitazioni del sindaco Leonardo Domenici è stato assordante. E Firenze continua ad avere la ferita aperta a pochi passi da Palazzo Vecchio nel cuore della città museale. Fino a quando? Non si sa. Sarebbe l'organizzazione del "potere" museale a provocare ricadute nella gestione ordinaria. Oltre alla lentezza burocratica e alla macchina delle soprintendenze, che a quanto pare non sono più in grado di salvaguardare l'enorme patrimonio architettonico e culturale di Firenze. «Le soprintendenze sono strutture che non riescono a rispondere in tempo reale alle necessità effettive che presentano i problemi di conservazione del patrimonio artistico» accusa il professore Giorgio Bonsanti. E la storia dei nuovi Uffizi non sarebbe altro che la punta di un iceberg di enormi dimensioni. «È l'effetto captionem - aggiunge Bonsanti - tanto per cominciare qui abbiamo da un lato il ministero che invita il soprintendente a seguire delle procedure che richiedono un progetto esecutivo globale. Dall'altro lato abbiamo un soprintendente che dice di non essere materialmente in grado di seguire questa indicazione. E da Roma non arrivano notizie. «Non ho nessuna comunicazione dalla direzione generale» ribatte, Domenico Valentino, soprintendente ai beni architettonici, tirandosi fuori dalla questione. «Il ministro ha investito la direzione generale del dicastero del compito di coordinare il progetto Grandi Uffizi. Io attendo che questo direttore, Roberto Cecchi, mi delucidi»; In realtà le attese sono su di lui, su Valentino, e sul soprintendente regionale della Toscana, Mario Lolli Ghetti. La presentazione di un progetto globale, come richiesto da Roberto Cecchi, necessiterebbe di un apposito ufficio tecnico, con professionisti, strutture logistiche e quant'altro: tutto questo ancora non esiste. E in realtà è stato previsto e doveva essere diretto proprio da Lolli Ghetti. «Perché non ricorrere alla consulenza di una ditta privata - rilancia Bonsanti - di fronte ad un caso di questo genere che secondo me è grosso possiamo trarre due conclusioni: o le persone addette sono dappertutto degli incompetenti, o le persone fanno quello che possono ma evidentemente si muovono in un modello, che non consente più di rispondere, come ricordavo, alle necessità attuali». La risposta è dello stesso Bonsanti: «Io sono convinto che sia la struttura amministrativa a non funzionare.più». II vero problema è che se il ministero conferma di volere il progetto integrale sui Nuovi Uffizi entro aprile, altrimenti vanno perduti i 34 milioni di euro destinati a questo scopo. «Le leggi attuali prevedono che se si vogliono ottenere dei finanziamenti ti richiedono che devi presentare un progetto esecutivo globale - conclude Giorgio Bonsanti - tu puoi anche non farlo, ma non ti danno i soldi. Ed è esattamente quanto è successo agli Uffizi».
Fermi i Grandi Uffizi, manca il progetto - Senza progetto, che ministero e soprintendenze non riescono a fare, non arrivano i soldi. E tutto si blocca
Giorgio Bonsanti, componente della commissione cultura di Palazzo Vecchio, attacca le soprintendenze per non essere in grado di gestire il progetto di rilancio dei Grandi Uffizi. La lentezza burocratica e la macchina delle soprintendenze sono state criticati. Bonsanti sostiene che le soprintendenze non sono in grado di rispondere in tempo reale alle necessità effettive di conservazione del patrimonio artistico. Il progetto di rilancio dei Grandi Uffizi è stato messo in discussione a causa della lentezza e della mancanza di un progetto esecutivo globale. Il ministro per i Beni culturali è stato criticato per il suo silenzio sulla vicenda.
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