Nella sua Monterotondo torna poche volte all'anno. Lavora a Yale, celebre università del Connecticut, l'archeologa Maria Carmela Gatto, 44 anni, è uno dei «cervelli» che l'Italia si è fatta scappare . A lei si deve una «scoperta del secolo» e non solo: la raffigurazione più antica di un giubileo faraonico. Della missione faceva parte anche l'università romana della Sapienza: ha rinunciato nel 2009, per carenza di fondi, sostituita da Bologna proprio alla vigilia della straordinaria scoperta. «Tra sei mesi, il contratto scade; sarò disoccupata, se non trovano altro da offrirmi. Ma dopo 4 anni, qui il mio incarico può essere confermato. E' quello che in Italia si chiamava assegno di ricerca, e non esiste nemmeno più. Ma non ho nessuna angoscia». In Italia? «Non ci sono fondi per la ricerca, non c'è un futuro». «Nel nostro Paese mancano fondi per la ricerca Facevo la guida nei musei a 800 euro al mese» «Ogni tanto, torno: madre, fratello e nipote sono ancora a Monterotondo. Torno a Natale, altre volte: da qui, l'Egitto è, in fin dei conti, sulla strada di casa», spiega da Yale, celebre università del Connecticut, Maria Carmela Gatto, 44 anni e niente fidanzato («per poter fare quel che voglio»), laureata alla Sapienza è uno dei «cervelli» che l'Italia si è fatta scappare (ha anche una fronte spaziosa, oltre a un sorriso accattivante, viso aperto). Maria Carmela ha fatto una «scoperta del secolo»e non solo: la raffigurazione più antica di un giubileo faraonico, graffita nel 3.200 a.C., con una nave, la Corte di Horns, uno dei primi geroglifici; «eternavano un faraone della dinastia zero, poco prima di Narmer, che da sovrano si sarebbe poi chiamato Messe. E il bello è che della missione faceva parte anche l'università romana della Sapienza: ha rinunciato nel 2009, per carenza di fondi, sostituita da Bologna proprio alla vigilia della straordinaria scoperta: «Da lì viene l'unico altro italiano della missione di 30 persone che fa capo a Yale, Antonio Curci; e con noi, scavano numerosi studenti emiliani». Quella di Maria Carmela è una storia bella e istruttiva pur se un po' triste: va raccontata dall'inizio. «Laurea alla Sapienza, in Antichità nubiane; volevo Egittologia, ma non m'interessava la lingua, e un docente mi spiegò, testuali parole, che lì non c'è più nulla da zappare». Il dottorato all'Orientale di Napoli, Archeologia africana. E poi? «Ho ricercato a mie spese; svariate collaborazioni a missioni straniere in Egitto, e Nubia; un po' al British Museum a Londra. E poi, ero guida turistica nei musei: ma senza il patentino, che fa guadagnare un po' di più. Quanto? 800 al mese, ma se lavoravo tutti i giorni e ogni fine settimana». Fino a Yale: «La preistoria è il mio campo. Partecipo ad alcune missioni con John Darnell, grande professore, grande esperto del deserto egiziano. Ora sono qui»: 2.700 dollari netti al mese, piccola città universitaria («tipo Viterbo») e trasporti gratis, in 10 minuti, per l'università; una calma che, già di per sé, non avrebbe nemmeno prezzo. Della scoperta, parleremo dopo; prima, pensiamo al futuro. «Tra sei mesi, il contratto scade; sarò disoccupata, se non trovano altro da offrirmi». In Italia? «Non penso proprio. Non ho nostalgia del caos al Colosseo o ai Vaticani; non ci sono fondi per la ricerca, non c'è un futuro». Due mesi in inverno, gli scavi: «Talora, anche di più». E' l'unica che conosca tutta la ceramica preistorica; insomma, in Italia no? «Spero di restare a Yale; ma sono abituata ai viaggi. Qui, se vali sei apprezzato; e ti pagano per quanto vali». La scoperta è stata resa nota due settimane fa; ma risale a novembre 2008. «Sten Hendricks, belga che lavora con noi, riceve una vecchia foto con un faraone, la corona bianca dell'Alto Egitto e un cane davanti. Chi la manda, non sa da dove provenga. Darnell cava fuori una figurazione, che può collimare. Parto per un sopralluogo: ho tre settimane a disposizione. Per due, bloccata al Cairo. Mi restano tre giorni. L'ultimo, con un ispettore e un poliziotto, trovo. Torniamo l'anno dopo, e quello dopo ancora: guardiamo e studiamo; accertiamo la datazione; fotografiamo. Poi, ci sono i tempi, e la rivoluzione, dell'Egitto: la notizia viene resa nota appena a luglio di quest'anno». Tante coincidenze: «Finché ero bloccata al Cairo, ci passa anche il Presidente Napolitano; racconta degli egiziani in fuga; avrei voluto aggiungere: sa, anche degli italiani». Però, non lo fa: tace. Forse pensa a una studiosa romana, Serena Giuliani, che ricercava con lei ad Assuan: «Faceva anche lei la guida, per campare, ma con il patentino; ora è mamma di due figli". Altre grandi scoperte? «Per me, sono tutte grandi. E' bellissima la scoperta di un villaggio preistorico in Nubia; ma certo interessa assai meno della più antica raffigurazione di un faraone con i paramenti e ogni orpello del caso». Ma si può ancora andare in Egitto? «Io c'ero, quando è arrivata la rivoluzione. Siamo partiti. Ma un mese dopo, eravamo di nuovo giù». E il Sudan? «Nel Nord, nessun problema; più a Sud, pare di sì». Intanto, in attesa del compleanno tra due settimane, l'altra attesa: «Dopo 4 anni, qui il mio incarico può essere confermato. E' quello che in Italia si chiamava assegno di ricerca, e non esiste nemmeno più. Ma non ho nessuna angoscia». La gioia della scoperta? «Beh, quando ho trovato quelle immagini sulla pietra, mi è venuto un piccolo tuffo al cuore». Ma anche a noi, sa, che un «cervello» così sia dovuto emigrare, che La Sapienza abbia dovuto rinunciare a una scoperta del secolo. «A me basta la felicità della ricerca. Purché me la lascino fare: capisce?».
Da Roma all'Egitto l'archeologa che scopre i tesori dei faraoni
Maria Carmela Gatto, 44 anni, è un'archeologa italiana che lavora all'Università di Yale, negli Stati Uniti. È una delle poche figure italiane che hanno fatto la scelta di emigrare per la ricerca. Ha fatto una scoperta del secolo, la raffigurazione più antica di un giubileo faraonico, graffita nel 3200 a.C. La scoperta è stata resa nota due settimane fa, ma risale a novembre 2008. Maria Carmela ha fatto la sua carriera in Italia, laureandosi alla Sapienza e ottenendo un dottorato all'Orientale di Napoli. Ha lavorato a mie spese e ha partecipato a missioni straniere in Egitto e Nubia.
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