Palazzo Cernezzi tace, ma nessun dirigente ha mai chiesto le autorizzazioni al Parco Spina Verde Nessuna comunicazione ufficiale dal Comune di Como sulle antenne (il ponte radio della polizia locale, il sistema di trasmissione del segnale wi-fi e il sistema di controllo delle telecamere) posizionate sul Castel Baradello su indicazione degli stessi uffici comunali, ma senza alcuna autorizzazione. Due sono i dirigenti che avrebbero dovuto porsi il problema degli eventuali permessi: il comandante della polizia locale Vincenzo Graziani (che, però, ha fatto sapere che «il comando non ha nessun fascicolo antenne, penso sia competenza della sezione tecnologica») e il responsabile dei Servizi informatici Giovanni Fazio (in malattia in questi giorni). Tutti gli altri settori, a vario titolo, hanno detto di non avere competenza in merito nonostante l'ufficio protocollo da giorni ha inoltrato la lettera con cui la Soprintendenza chiedeva chiarimenti. «Sicuramente - ha precisato ieri il dirigente dell'Urbanistica Roberto Laria - la competenza non è dell'ufficio paesaggio. La procedura corretta è quella indicata dal direttore del parco della Spina Verde». In ferie, invece, il segretario generale Nunzio Fabiano che in qualità di responsabile di tutti «Qualsiasi opera - aveva spiegato il numero uno del parco Franco Binaghi - va autorizzata dal punto di vista paesistico dal parco. Si presenta un progetto che viene vagliato dalla commissione paesaggio che ha la facoltà di chiedere approfondimenti e modifiche. A quel punto si spedisce alla Soprintendenza che ha due possibilità: o manda il suo parere oppure scatta il silenzioassenso trascorsi 45 giorni. Il parco rilascia l'autorizzazione paesistica e, con questa, si presenta al Comune di Como la richiesta edilizia». Né alla Spina Verde né alla Soprintendenza sono state inoltrate richieste che, evidentemente, non sono mai state fatte da Palazzo Cernezzi. La Soprintendenza, come già detto, ha chiesto ufficialmente chiarimenti urgenti all'amministrazione comunale contestando le mancate autorizzazioni e pure la localizzazione degli impianti. Impianti che, nonostante in Comune non compaia nulla, non si sono certamente installati da soli e per questo ci devono almeno essere le relative determine di affidamento dei lavori a ditte specializzate che, al momento, non sono ancora state recuperate. Nel frattempo ieri è stata depositata l'interrogazione firmata da Roberta Marzorati e Mario Molteni (lista per Como) finita sul tavolo del sindaco Stefano Bruni. l'analisi Quando gli uffici riescono a far peggio della politica La politica, specie a Palazzo Cernezzi, ha le sue colpe (litigi, beghe personali e interne ai partiti, perdite di tempo...), ma una volta tanto (e non solo nel caso delle antenne installate misteriosamente sul Castel Bamdello) i vari consiglieri comunali e assessori non c'entrano. il guaio sta tutto nei dirigenti (non tutti) e in una fetta di dipendenti che sembra si trovino non in una pubblica amministrazione, dove ci sono leggi, regole e metodo - come diceva Cartesio svariati secoli fa - ma piuttosto in una baraonda. Con annessa attività principale quando spunta qualche grana: lo scaricabarile. Manca un documento allegato alle delibere in discussione in consiglio (è accaduto più di una volto negli ultimi mesi)? Poco importa. Si cambiano i parcometri senza informare nessuno? Nessun problema. Si costruisce un muro sul lungolago? Semplice, si taglia. Si chiede di votare delibere sbagliate e che fanno riferimento a norme superate? Basta ritirarle. Tutti esempi realmente accaduti tra le mura di Palazzo Cernezzi i cui uffici sono attentissimi nel chiedere pile di carta e rispetto di qualunque cavillo legale ai cittadini, ma improvvisamente hanno black out e vuoti di memoria quando ad applicare le norme devono essere loro stessi. E su proprietà comunali come le antenne messe sul Cartel Bamdello senza autorizzazione e senza che nessuno si sia posto una considerazione dettata innanzitutto dal buon senso: non è possibile posizionare qualsiasi cosa su una torre medievale. Forse. Non è certo un politico a dover stare tutto il giorno a controllare che gli uffici rispettino le norme. Sarebbe paradossale. Senza contare il fatto che, come i politici sono pagati dai cittadini, lo stesso vale peri dirigenti. Che hanno stipendi in alcuni casi ben più alti della stesso sindaco (che potrebbe, almeno, evitare di premiarli) e, va detto, non meno potere. Dall'introduzione della legge Bassanini un dirigente conta più di un assessore (e a Palazzo alcuni lo verificano sulla loro pelle ogni giorno). Figurarsi di un consigliere comunale.