Ennio Fortuna consigliere comunale La seduta, affollatissima, delle commissioni consiliari riunite a Ca' Farsetti per ascoltare la relazione del Commissario Straordinario per il Lido e per la Mostra del Cinema si è chiusa nella delusione generale. Molti speravano, con o senza qualche fondamento, di sentire il Commissario annunciare il superamento dei problemi e la imminente costruzione del nuovo Palazzo. Invece si è detto che la Sala Grande subirà un restauro radicale, che verrà rifatto e aggiornato il percorso tra l'Excelsior e il palazzo del cinema, e che saranno riviste, ampliate e migliorate le attuali strutture. In sostanza le spese per il restauro (quasi quattro milioni anticipati dalla Biennale) suonano come una triste campana a morto per il nuovo Palazzo. Di questo resterà soltanto il buco (mai un buco è costato tanto), ma la progettata nuova costruzione non si farà più, o almeno non si farà per molto tempo (impossibile essere più precisi). Del resto non si sa più nemmeno chi sarebbe competente a prendere la decisione. Tanto più che diventa assurdo restaurare il vecchio Palazzo e costruire il nuovo. Evidentemente se la logica formale ha ancora valore, decidere per il restauro radicale del vecchio (con spesa rilevante per non dire ingente) ha senso solo se contemporaneamente si rinuncia al nuovo, almeno per molto tempo. Altrimenti si gettano al vento risorse importanti senza alcun costrutto. Personalmente trovo che mai una vicenda amministrativa è stata gestita tanto male. Si è nominato un Commissario Straordinario con il compito principale di costruire il nuovo Palazzo, e invece tutto lascia ormai supporre che un nuovo Palazzo non si farà, mentre si procede ad un improvvisato e incerto restauro del vecchio. Ma per un restyling, ancorché impegnativo, dell'esistente non era necessario espropriare il Comune dei suoi poteri, costruire una darsena per mille barche, sconvolgere tutta l'isola con progetti faraonici in cui si indovinano interessi piuttosto vasti, ma non perfettamente chiari. Credo che il Comune (il Sindaco in particolare) debba a questo punto puntare i piedi, insistere per riconquistare i poteri amministrativi sull'isola (il Lido è parte di Venezia), impegnarsi per una scelta definitiva sulla sorte del Palazzo del Cinema, irrinunciabile, se si vuole salvare una Mostra ormai declinante. Non è detto che il Comune riesca dove il Commissario ha fallito, ma almeno la Giunta risponde al Consiglio Comunale e questo ai veneziani che votano. Non è tutto ma è qualcosa. C'è poi il capitolo delle responsabilità. Anche questo va aperto al più presto. Come è stato possibile che un palazzo in costruzione fosse cosparso di amianto e che nessuno lo abbia sospettato o comunque abbia fatto nulla per accertarlo? Di chi la colpa? Non è facile rispondere. Probabilmente la colpa è di tanti, ma il numero ha importanza relativa. Chi ha sbagliato deve risarcire. Il denaro pubblico non va sprecato, e qui il minimo che può dirsi è che tanti soldi (di tutti) sono stati utilizzati male. Intanto il Comune deve promuovere un'inchiesta accurata e completa. Non si dica che non rientra nelle sue competenze, trattandosi dell'unico ente nel cui territorio sono stati commessi gli errori denunciati e anche dell'unico ente che ne sopporterà le conseguenze. Capire che cosa sia accaduto esattamente è il primo passo per rimediare agli errori, per evitare che si ripetano e, in definitiva, per recuperare le risorse disperse o male utilizzate.