ARTE IN MALORA IL MINISTRO SI TIRA FUORI Un saggio di Ivana Bruno documenta il cambiamento di gusto nellOttocento per gli interni grazie alla regia di insigni architetti e allabilità delle maestranze Marvuglia e altri pilotano il passaggio dal neoclassicismo al romanticismo Il peso della cultura artistica siciliana del periodo compreso tra lepoca neoclassica e la stagione liberty è tutto lì: nei muri, nella carta e nei tessuti che abbelliscono gli interni delle ville e dei palazzi palermitani dellOttocento. A quei tempi la capitale dellIsola era al passo con i tempi rispetto alle altre città italiane, e le abitazioni signorili seguivano la moda europea del momento. Di qui luso della carta e del tessuto da parati che si accompagnava alle decorazioni pittoriche, alle stoffe pregiate e ai damaschi di seta, tutti provenienti dallo stesso fornitore e tutti accordati nel colore a quello dellintero arredo, secondo il disegno superiore di un architetto, interprete intelligente di un committente che apparteneva ancora allantica aristocrazia siciliana. Una nuova indagine storico-critica, firmata da Ivana Bruno, intitolata "La camera picta" e pubblicata dalleditore nisseno Sciascia, fa luce su questo particolare aspetto della storia artistica palermitana e siciliana. «Largomento è quasi del tutto inedito - scrive Maria Concetta Di Natale nella presentazione - poiché finora era stata indagata pressoché solo la parte mobile della produzione pittorica dellOttocento palermitano. Dal Neoclassicismo il linguaggio artistico siciliano passa al Romanticismo, che riprende le forme dellarchitettura e della decorazione locale, dallo stile normanno-svevo al gotico catalano per rivendicare le proprie origini. Basti pensare a Palazzo Forcella». Unindagine, quella condotta dallautrice, che insegna Museologia presso la facoltà di Lettere di Cassino, portata avanti con rigore scientifico e sostenuta dalla ricerca nei fondi e negli archivi privati delle famiglie proprietarie degli edifici esaminati, una cinquantina in tutto, molti dei quali resi accessibili per la prima volta. «Tra le città italiane che conservano testimonianze ottocentesche di questarte decorativa - spiega Bruno - Palermo si distingue per il gran numero di palazzi e ville signorili, ancora quasi inesplorati, in cui la presenza o, comunque, la documentazione di pitture murali, offre la possibilità di ricostruire la storia di quel gusto per la decorazione che costituì la nota dominante dellarte siciliana del tempo». Nel XIX secolo si sviluppa il collezionismo privato di ritratti, paesaggi e quadri da cavalletto che parlano di storia e mitologia. Ma la classe aristocratica e il nuovo ceto borghese mantengono in qualche modo, sebbene se in misura minore rispetto al passato, la tendenza diffusa nel Settecento a realizzare decorazioni pittoriche nelle volte e nelle pareti delle loro abitazioni. Anche se in quegli anni cambia il gusto, simpongono i nuovi principi dello stile neoclassico, e la committenza richiede agli artisti soggetti più moderni. Dal rococò esploso nel Settecento si passa alla nuova estetica neoclassica, incentrata sui principi del "vero stile" e dellimitazione degli "antichi". Ma in che modo penetra in Sicilia, alla fine del XVIII secolo, questo nuovo gusto? Grazie ai continui contatti con Roma e Napoli, dice la studiosa, «tappe dobbligo per gli artisti dellepoca, che in esse svolgevano il loro apprendistato e potevano conoscere da vicino le rovine delletà classica, riconsiderate alla luce delle nuove scoperte o riscoperte archeologiche promosse dalla corte borbonica». E a maggior ragione durante il periodo di permanenza dei reali a Palermo, a cavallo tra Sette e Ottocento, il rapporto con Napoli si rafforza ulteriormente. Ne è prova anche la pubblicistica del tempo, per esempio riviste locali di letteratura e arte che commentano gli scavi di Pompei e descrivono minuziosamente le abitazioni, i suppellettili e soprattutto le pitture decorative. A Palermo, in particolare, un nugolo di architetti dà la spinta decisiva ad abbandonare i moduli e gli stilemi dellarte tardo barocca. Architetti che conoscono a fondo gli elementi costitutivi del neoclassicismo e che si aggiornano costantemente sulla sua evoluzione. Personalità artistiche di spicco, che nel giro di pochi anni diventano i registi dellapparato decorativo, si occupano degli ornamenti a stucco, a pittura e a maiolica, selezionano gli artisti e gli altri esecutori materiali delle opere. Il più gettonato è Giuseppe Venanzio Marvuglia. È lui - attorno al quale si radunano decoratori, stuccatori e pitturi impegnati nella ristrutturazione di palazzi antichi ed edifici religiosi - a porre le fondamenta delle istanze ottocentesche, anche se legato al clima artistico del secolo dei lumi. Si pensi per esempio alla complessa decorazione pittorica del prospetto e degli ambienti interni di villa Belmonte allAcquasanta, esempio significativo di grosso cantiere che vede allopera artisti dalle diverse specializzazioni, pittori, tessitori, stuccatori, marmorai, ebanisti, muratori, tutti sotto la guida di Marvuglia. È suo il progetto della villa alle pendici del monte Pellegrino, circondata da giardini e arricchita da un tempietto di Vesta. Il proprietario, Giuseppe Emmanuele Ventimiglia e Cottone, principe di Corleone, è anche un raffinato collezionista e antiquario (alla morte dona la sua pregiata raccolta dallUniversità). Proprio i documenti di famiglia rivelano che nel 1799 il nobile palermitano affida allarchitetto lincarico di realizzare il progetto di ristrutturazione delledificio e del parco. Marvuglia, aiutato dal figlio Alessandro Emmanuele e da Fra Felice da Palermo, un architetto cappuccino, firma la rinascita della villa, occupandosi in prima persona anche della strada daccesso e del percorso dacqua. «La decorazione pittorica della villa - scrive Bruno - è ricca di citazioni delle logge raffaellesche, di riferimenti alle antichità ercolensi, di illustrazioni di interi brani desunti dallEneide virgiliana e di simboliche scene mitologiche. Tale decorazione segna il completo mutamento di gusto verso quel neoclassicismo che privilegiava luso dei dipinti monocromatici a tempera, in accordo coni la creazione di interni più funzionali secondo le moderne regole di affidabilità e comoda eleganza».