Se c'è un fallimento nella gestione delle cose culturali in Italia, questo sta certamente nella grande imprenditoria privata più che nello Stato. Per un trentennio si è blaterato di come anche in Italia si dovessero adottare modelli anglosassoni in cui privati suppliscono a molti dei ruoli altrove ricoperti dallo Stato pubblico e centralista, ma alla prova dei fatti i risultati raggiunti sono stati mediocri. Soprattutto per inadeguatezza mentale: se affronta un investimento in cultura, la maggior parte dei privati italiani lo fa per averne un buon ritorno a proprio vantaggio, senza concedere più di tanto al bene pubblico. Fatta questa premessa, l'accordo con cui un privato è diventato il maggior finanziatore dei restauri del Colosseo, il più importante del genere che mai ci sia stato, potrebbe davvero segnare la svolta auspicata. Ora sta allo Stato e agli enti locali dimostrarsi all'altezza della nuova situazione, partendo da queste considerazioni. Il finanziamento del restauro non è un regalo; è un investimento dal quale l'imprenditore, attraverso lo sfruttamento d'immagine del monumento, si aspetta un rendiconto. Non essendo un regalo, non è lecita alcuna procedura straordinaria nella gestione dei lavori, del tipo «mettono i soldi, diamo loro la libertà di usarli. La direzione deve essere affidata a esperti di massima specializzazione tecnica, non a studiosi prestanome senza competenze nel campo, per quanto rispettabili, o ai soliti funzionari plenipotenziari. Si potrà scegliere con chi lavorare, ma seguendo rigorosamente le procedure di restauro scientificamente più qualificate. Per fare meglio di quanto non si sia fatto a Pompei.
La nuova grande sfida dei privati-mecenati
L'articolo sostiene che la gestione delle cose culturali in Italia è fallita, principalmente a causa della grande imprenditoria privata che ha cercato di supplire ai ruoli dello Stato pubblico. I privati hanno investito in cultura principalmente per il loro vantaggio personale, senza considerare il bene pubblico. L'accordo con cui un privato finanziò il restauro del Colosseo potrebbe segnare una svolta positiva, ma lo Stato e gli enti locali devono dimostrare di essere all'altezza della situazione. Il finanziamento del restauro non è un regalo, ma un investimento che richiede un rendiconto. La direzione dei lavori deve essere affidata a esperti tecnici, non a studiosi o funzionari senza competenze.
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