C'è un mistero che pesa sulla Pinacoteca di Brera, ha scritto il ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan. Malocchio iniziato fin dagli anni Settanta del secolo scorso con il progetto di ampliamento degli spazi della Pinacoteca dopo l'acquisizione di Palazzo Citterio. Al ministro che è uomo dotato di humour si potrebbe rispondere con Alberto Savinio che «chiarire un mistero è indelicato verso il mistero stesso». Ma il punto non è questo e il ministro lo sa. Non ci sono misteri a Brera. A fare e a disfare sono stati per decenni gli uomini. Per ragioni burocratiche e di competenza. Per rivalità tra i vari segmenti di quel complesso (Pinacoteca, Accademia, Braidense, Osservatorio astronomico). Tutti, al di là degli aspetti caratteriali che a volte hanno condizionato i singoli, alle prese con un unico grande problema: i quattrini. «Co no ghe né più, capita el gran bacan», recita un proverbio della terra del ministro. Brera è certamente anche un problema di volontà, di progettualità, di destinazione. Ma soprattutto di soldi. Che ora, grazie ai privati nel progetto attivato da Letizia Moratti, pare che arrivino. A risolvere una impasse che da troppo tempo mortifica Milano. E che ha visto finora lo Stato disattento, svogliato, se non latitante. Tiepido verso l'amministrazione comunale. La convivenza forzata tra Pinacoteca ed Accademia (che come giustamente ha ricordato il ministro si è con successo sviluppata negli anni) è solo uno dei nodi di Brera. La Pinacoteca milanese (forse il maggiore museo italiano) per troppo tempo è stata abbandonata. E' mancata una idea per «scavare» quel «petrolio» così presente in Italia e rappresentato dalla cultura. Lacci e lacciuoli, gelosie, miopie hanno impedito a lungo anche quanto era possibile realizzare. L'avvento come soprintendente di Sandrina Bandera ha determinato a Brera una svolta, grazie alla politica degli eventi, degli scambi tra musei e all'apertura alle scuole. Svolta che ha portato ad incrementi incredibili alla biglietteria, interesse di pubblico e dei media. Lo staff di Bandera è di alto livello. Ma un grande museo, come certificano gli esempi francesi e statunitensi, abbisogna anche di manager. Della progettazione e della comunicazione. Quanti arrivando a Milano sanno che quel museo ospita lo «Sposalizio della Vergine» di Raffaello o il «Cristo morto» del Mantegna? Il ministro è stato consegnato al suo incarico da poco. Non ha colpe e soprattutto non ha risorse. Come il predecessore. E' la politica dell'esecutivo ad essere sbagliata. Una politica che ha sempre pensato alla conservazione (pur basilare) e mai allo sviluppo. Una politica presenzialista alle foto ricordo ed assente quando i problemi, irrevocabili, urgono. Se Brera sarà sgravata (come è successo a Torino) dalle pastoie della burocrazia, i privati potranno fare la loro parte. A Brera, si convinca il ministro, non ci sono misteri. Come scrive Forster in Passaggio in India «mistero non è che un termine altisonante per dire pasticcio».
Milano. Brera, lo Stato e i quattrini
Il ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, ha espresso preoccupazione per lo stato della Pinacoteca di Brera, affermando che c'è un mistero che pesa sulla istituzione. Tuttavia, il ministro sa che non ci sono misteri a Brera, ma piuttosto problemi di volontà, progettualità e destinazione, che sono stati influenzati dalle rivalità tra i vari segmenti del complesso e dalle preoccupazioni finanziarie. La Pinacoteca è stata abbandonata per troppo tempo e non ha avuto una idea chiara per sviluppare il suo potenziale culturale. L'avvento della soprintendente Sandrina Bandera ha determinato una svolta positiva, con incrementi alla biglietteria e interesse di pubblico e media.
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