Come sta cambiando il volto della cultura in Toscana? Sicuramente sta diventando più complesso, articolato e anche dispendioso. La riforma del ministero per i Beni e le attività culturali che ha istituito la nuova figura del direttore generale regionale al posto del vecchio soprintendente ha accompagnato molti altri cambiamenti, di assetto e di personale. Con una pioggia di nomi che rivoluziona la scacchiera del governo dell'arte in Toscana: arrivi, partenze, assestamenti. La nomina di Antonio Paolucci alla carica di direttore generale toscano ha significato la partenza per le Marche dell'ex soprintendente regionale Mario Augusto Lolli Ghetti. Ora Paolucci è al vertice della piramide e detiene un doppio ruolo: quello di soprintendente del Polo museale fiorentino, che già ricopriva, più il nuovo super-incarico. Ma non basta: i Beni storici e architettonici si sdoppiano e le Soprintendenze tornano ad essere due. Da una parte quella ai Beni architettonici, presieduta sempre da Paola Grifoni, e dall'altra quella ai Beni storici, dove si sta aspettando l'insediamento, ormai sicuro, di Bruno Santi, proveniente da Siena. Senza dimenticare però che il mandato di Paola Grifoni, già scaduto in estate, ha sì ricevuto una proroga, ma solo fino a Natale: da gennaio 2005, quindi, sarà comunque da ridefinire. Chi resta ben saldo almeno per un altro anno e mezzo è Angelo Bottini: i Beni archeologici rimangono suoi. Ancora: è fresca di pochissimi giorni la novità che Anna Maria Petrioli Tofani, direttrice degli Uffizi, ha deciso di rimandare il pensionamento. Ha chiesto una proroga di tre anni: cosa che le consentirà di arrivare fino ai 70 anni e alla cifra tonda di quattro lustri a capo del museo più famoso al mondo. Ma che soprattutto le darà la possibilità di vedere la realizzazione di una parte dei "suoi" Nuovi Grandi Uffizi. Infine, è ancora aperta la questione della nuova soprintendenza decentrata di Lucca e Massa: pronta a partire ma con ancora molti punti oscuri da chiarire. L'ex soprintendente Domenico Valentino, ora in pensione, avverte: «Per adesso tutto è ancora fermo. La Corte dei conti deve ancora registrare i vari decreti di questo nuovo assetto. Se si eliminassero le altre grandi strutture ministeriali, allora avrebbe senso creare queste mega-strutture regionali. Ma se cambiano solo i nomi e le strutture restano le stesse, queste aggiunte non fanno altro che appesantire la burocrazia, creando assurde contrapposizioni con Roma». Per parlare di vera rivoluzione, secondo il pensiero dell'ex candidato sindaco di Firenze, manca qualcosa: «Bisognava eliminare i dipartimenti e dare maggiore libertà alle direzioni regionali». Anche sulla doppia veste di Paolucci Valentino ha qualche perplessità: «Ha accentrato su di sé tutto quanto, mi pare si stia un po' esagerando. Resta, però, il fatto che è un manager superquotato e che se lo merita». Guardando il tutto da un'altra prospettiva, quella sindacale, la responsabile del comparto ministeri della Cgil toscana Giulietta Oberosler si mostra dubbiosa in attesa di vedere cosa succederà: «Quella di Paolucci afferma è una bella concentrazione di poteri e come tale può avere effetti sia positivi che negativi. Sicuramente adesso abbiamo un solo interlocutore con cui confrontarci. Comunque, ci è dispiaciuto che Lolli Ghetti se ne sia andato».
Beni Culturali: Toscana, valzer di nomine
La riforma del ministero per i Beni e le attività culturali ha portato a cambiamenti significativi nella cultura toscana. La nomina di Antonio Paolucci come direttore generale regionale ha sostituito il vecchio soprintendente Mario Augusto Lolli Ghetti. Paolucci detiene un doppio ruolo come soprintendente del Polo museale fiorentino e ha anche un ruolo di vertice nella piramide dei Beni storici e architettonici. La Soprintendenza ai Beni storici è stata suddivisa in due, con Bruno Santi che si aspetta di essere nominato. La Soprintendenza ai Beni architettonici è rimasta con Angelo Bottini.
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