Svelata la perizia sull'opera VENEZIA. «Eh, il ponte si muove sempre, non si è fermato. Dobbiamo continuare a monitorarlo, che non è una cosa normale...». Sospira Alessandro Maggioni, assessore ai Lavori pubblici di Venezia, pensando alla passerella trasparente sul Canal Grande firmata da Santiago Calatrava, 60 anni a giorni, archistar spagnola che è anche ingegnere e scultore, e nel suo lavoro tutto si fonde. Non sempre con successo, a giudicare dal caso veneziano. Nato all'insegna delle polemiche, aperto nel 2008, il ponte non smette di alimentarle. L'ultima: la perizia firmata dall'ingegner Massimo Majowiecki, docente all'Università di Venezia, incaricato nel 2010 dall'ex giunta Cacciari di esprimersi sul collaudo dell'opera, che anziché sciogliere i nodi aveva sollevato ulteriori dubbi. Risultato: l'opera è in «prognosi riservata». Majowiecki, classe 1945, ha al suo attivo opere come il Palazzo dello sport di Atene e i progetti strutturali dello stadio Olimpico di Roma e dello Stadio delle Alpi di Torino. Con questo curriculum di tutto rispetto, Majowiecki ha dato una spallata non da poco al progetto dell'illustre collega. Ha scritto, in buona sostanza, che la progettazione è viziata da un errore concettuale: l'arcata, troppo bassa, avrebbe spinto sulle fondazioni provocando spostamenti orizzontali. Per questa ragione l'ingegner Enzo Siviero aveva "condizionato" il collaudo a una serie di monitoraggi: si doveva verificare che il ponte non si spostasse prima di poter dire che tutto era in regola. «Ovviamente un'opera è collaudata o non lo è - rimugina l'assessore Maggioni - e quindi è stato chiesto un ulteriore studio». Quello firmato da Majowiecki, appunto. Le verifiche hanno evidenziato spostamenti al di sotto dei 50 millimetri, che è il limite massimo consentito: per ovviare al problema si è decisa l'installazione di martinetti idraulici. Ma il problema resta. E allora? «Proporrò di prorogare per un anno le verifiche - annuncia l'assessore - e se il ponte continuerà a muoversi, superando il limite di 50 millimetri, si dovrà ricorrere a un intervento radicale, all'installazione di tiranti sotto l'acqua». Altri soldi da spendere per il Comune, quanti è difficile dirlo. Ma tenuto conto che il ponte è già costato 14 milioni, non è cosa che possa far piacere. L'assessore si consola: «Non stiamo rischiando che debba chiudere, da questo punto di vista non ci sono preoccupazioni. La firma del progetto resta illustre, ormai alla telenovela del ponte abbiamo fatto il callo...». E lui, l'accusatore dell'archistar, che dice? Allo squillo del telefono, Majowiecki sa già chi c'è all'altro capo: «Un giornalista... No, mi dispiace, non faccio commenti, sono tenuto alla riservatezza». Tanto le accuse a Calatrava sono tutte sul documento. La più dura è questa: «La volontà del progettista di ignorare l'insegnamento di preesistenti realtà nello stesso ambito costruttivo comporta un'oggettiva responsabilità». Colpa dell'archistar, insomma, se il ponte non funziona. A suo tempo, Calatrava si era difeso così: «Sono il progettista e il direttore artistico, non il direttore tecnico dei lavori». Altre considerazioni, Majowiecki le ha dette in piazza al V-Day convocato da Beppe Grillo a Bologna, anno 2007: «Il costo previsto del ponte era di due milioni di euro, quello finale di quattordici milioni. Sette anni per farlo. Si potevano spendere meglio questi soldi. Rialto l'hanno fatto a mano in tre anni, questa è tecnologia».