Bocciato il ricorso al tribunale del lavoro. Non sarà pagato per il periodo in cui è stato soprintendente I precedenti. La nomina del critico è stata cassata quattro volte dalla Corte dei Conti per mancanza di titoli La nomina. L'ex sovrintendente si era rivolto ai giudici contro la nomina a direttore del polo museale di Damiani VENEZIA - Gli esami non finiscono mai e, per Vittorio Sgarbi, nemmeno le bocciature. Dopo la sfilza di «niet» della Corte dei Conti che ha bloccato la nomina del critico ferrarese alla guida del polo museale veneziano è arrivata una nuova bocciatura anche da parte del tribunale del lavoro di Roma. Il giudice del lavoro infatti ha rigettato il ricorso di Sgarbi dopo che il ministero dei beni culturali aveva deciso di nominare al suo posto Giovanna Damiani per non incorrere nell'ennesimo stop del tribunale contabile. A Sgarbi, la decisione del ministro alla Cultura Giancarlo Galan non era andata a genio e il critico era partito in quarta prima minacciando di abbandonare la direzione del padiglione Italia - cosa che alla fine non ha fatto - e poi ricorrendo al giudice del Lavoro almeno per avere le indennità di soprintendente nel periodi in cui ha ricoperto la carica tra una bocciatura e l'altra. Il ricorso però si è rivelato un boomerang: non solo il critico non verrà pagato per i suoi servizi a palazzo Grimani, ma il giudice romano Fabrizio Gandini ha anche deciso di condannarlo al pagamento delle spese di lite. Il direttore del padiglione Italia dunque dovrà pagare 2200 euro oltre all'Iva e al rimborso spese generali. Inutile dire che questa ennesima decisione del tribunale da perfettamente ragione al ministero che dopo quattro bocciature - quando alla testa della Cultura c'era Sandro Bondi - ha deciso di non accettare più le richieste di Sgarbi e passare oltre con una nuova nomina, quella della Damiani. In quell'occasione Giancarlo Galan aveva addirittura scritto di suo pugno una lettera al critico nella speranza di ammorbidirlo prima di comunicargli che non sarebbe più tornato a Venezia come soprintendente. Su questo infatti la Corte dei Conti era stata chiara: in presenza di concorrenti interni con qualifiche superiori - è il caso della Damiani che era una dirigente della soprintendenza mentre Sgarbi è un semplice funzionario in aspettativa - non c'era modo di nominare per il polo museale veneziano un esterno. Ai tempi di Bondi il ministero aveva provato, per dirla con le parole della Uil dei Beni culturali, «a rimuovere i concorrenti di Sgarbi» promuovendo gli altri candidati in ruoli regionali molto ambiti. Le promozioni però non sono state sufficienti per liberare il campo perché nei concorsi successivi si sono presentati per il posto ambito da Sgarbi altri dirigenti con i curriculum adatti. Per questo il direttore del ministero Maria Pasqua Recchia aveva consigliato il ministero di desistere con la nomina del critico. E così è successo: tra Vittorio Sgarbi, Giorgio Rossini, Stefano Casciu, Giovanna Damiani, Mario Scalini e Fabrizio Vona è stata scelta l'unica donna in lista.