MESSINA Mezz'ora prima dell'orario fissato si vedono soltanto poliziotti e camionette, e pochi manifestanti. Messina, piazza Cairoli: è il luogo dell'appuntamento per la grande manifestazione contro il ponte sullo Stretto. Bastano pohi minuti perché una marea di gente, con le bandiere dei partiti della sinistra e delle associazioni ambientaliste, dalle più note - Legambiente, il Wwf, la Lipu, Italia nostra - a quelle nate spontaneamente nelle varie città della Sicilia e della Calabria per dire no a un progetto devastante. Nella piazza un camion con le bandiere e una voce che comunica le adesioni e si alterna a una musica, il giorno dopo la notizia della morte di Felicia Impastato: le note di «A wither shade of pale» ricordano la battaglia di Peppino contro la costruzione dell'aeroporto di Punta Raisi. La piazza è già piena, perché nel frattempo sono arrivati i pullman dalle altre province. I palermitani si sono alzati all'alba: perché qui ci vogliono fare il ponte, ma le strade sono quelle che sono, le autostrade in continuo rattoppo da decenni, e per andare da un capo all'altro della Sicilia ci vogliono più di tre ore. Sono arrivati anche dalla provincia di Trapani, da Siracusa, da Catania, da Reggio, Catanzaro, Vibo e la piazza è un gran mischiarsi di bandiere - tantissime quelle dei Verdi, di Rifondazione, dei Comunisti italiani, poche quelle dei Ds - e di magliette con il «no al ponte», indossate insieme dai cani e dai loro padroni. Un cane è troppo piccolo perché gliene vada bene una, ma gli hanno messo addosso un capottino rosso con la scritta: «Il ponte? Manco li cani!». Per terra ci sono gli striscioni dei partiti e quelli, artigianali, di associazioni e comitati. Passa una finta bara avvolta in un drappo nero. Il vento è quello giusto per fare garrire le bandiere. Il corteo parte ed è un fiume che s'ingrossa: ci sono i militanti della sinistra, c'è la Cgil, le signore anziane con le scarpe da farmacia e quella strafirmata, qualcuno che usa il telefonino per fare la «telecronaca» diretta e - per delega - il «coordinamento gatti contro la mafia», rappresentato da una signora venuta da Castellammare del Golfo. In mezzo, l'ex Commissario antiracket Tano Grasso ed esponenti regionali e nazionali dei partiti che sfilano insieme a una quantità sempre più impressionante di persone. La manifestazione è imponente. Più tardi, la naturalista messinese Anna Giordano, premio Nobel per l'Ambiente, dirà che questo ponte è un castello di sabbia che crollerà, «perché ognuno di noi è una goccia d'acqua» e tutti insieme saremo una pioggia o una marea che lo distruggerà. Le gocce partite da piazza Cairoli sono diecimila, forse più. E tutte dicono la stessa cosa: che questo ponte è una truffa, che non porterà lavoro, non porterà sviluppo, non incrementerà il turismo, perché su tutto metterà le mani la mafia. Lo dicono gli slogan e gli striscioni, che mettono in risalto le vere emergenze. C'è lo striscione che chiede acqua nei rubinetti e quello che afferma: «il Ponte è Cosa nostra». E poi quello intellettuale: «Timeo pontem et dona ferentes». Il corteo percorre le strade del centro: dai balconi e sulle vetrine dei negozi bandiere e cartelli con la scritta «no al ponte» e dal corteo anche le canzoni della resistenza, perché qui si tratta ancora una volta - come era stato per i Cruise di Comiso - di liberare una terra da un oppressore. Non è un caso che molti slogan contengano insieme le parole ponte, mafia e fascismo. Ma questa è una questione europea e lo dimostra il lungo elenco di adesioni, letto dal camion alla testa del corteo: parlamentari ed esponenti di partiti, intellettuali, come gli scrittori Fernanda Pivano e Vincenzo Consolo, giornalisti, il rettore dell'Università di Reggio Calabria Alessandro Bianchi, il geologo Mario Tozzi. E una serie di associazioni ambientaliste belghe, tedesche, serbe, spagnole, svedesi. Il corteo si ferma ai piedi della scalinata del municipio e sul palco (il cassone del camion con la sua amplificazione improvvisata) salgono gli esponenti dei partiti. Ma il primo a parlare è Renato Accorinti, un «simbolo» di questa lotta, che ricorda che «lo Stretto è la nostra radice» e che i messinesi non sanno che farsene di uno sviluppo e di un'economia non compatibili con l'ambiente. Prende la parola il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che denuncia come il ponte sia una grande truffa per i siciliani, i calabresi e l'Italia intera e «non sta in piedi, dal punto di vista economico, tecnologico e ambientale». Poi ricorda che al candidato alla Presidenza della regione Calabria è stato chiesto di mettere per iscritto nel suo programma il no al ponte e annuncia che lo stesso sarà fatto con Romano Prodi: perché mai più - spiega - il centrosinistra dovrà inseguire il centrodestra su stupidaggini come questa. E' la volta del deputato di Rifondazione Ugo Boghetta, secondo il quale la grande partecipazione alla manifestazione deve fare capire a quelli che ragionano solo in termini elettoralistici che i voti si prendono con il no al ponte. La Gad - aggiunge - dovrà dire che il ponte non si farà, «perché è contrario allo sviluppo del sud» e anzi per Messina «è un secondo terremoto» di cui non si sente il bisogno. E il senatore dei Comunisti italiani Gianfranco Pagliarulo manifesta un timore: «faranno il buco, che vuol dire aprire i cantieri e cominciare a distruggere per anni, e chiuderanno le attività produttive e quelle ittiche, togliendo il lavoro, e cacceranno la gente dalle proprie abitazioni». L'ultimo intervento è quello che dà la misura della trasversalità: perché lo fa Francesco Rizzo, giovane consigliere comunale di Alleanza nazionale, per il quale il ponte «è la fine».
Una bella spallata al Ponte - In più di diecimila manifestano a Messina contro il progetto del governo sullo Stretto
A Messina, piazza Cairoli, si svolge una grande manifestazione contro il ponte sullo Stretto. La manifestazione è imponente, con migliaia di persone provenienti da tutta la Sicilia e la Calabria. I manifestanti sostengono che il ponte sarà una truffa che non porterà lavoro, sviluppo e turismo, ma piuttosto metterà le mani della mafia. La manifestazione è organizzata dai partiti della sinistra, dalle associazioni ambientaliste e da gruppi di cittadini. I manifestanti portano bandiere, striscioni e canzoni della resistenza. Il corteo si ferma ai piedi della scalinata del municipio e sul palco, dove salgono gli esponenti dei partiti per parlare.
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