Ma degrado e incendi nell'area archeologica di monte Saraceno RAVANUSA. Davanti al museo non c'è anima viva. E nemmeno dentro. A eccezione di due signori che, ringalluzziti dall'aria condizionata, smanettano col totem digitale all'angolo dell'ingresso. Dieci e venti del mattino. A Ravanusa ci si spalancano le porte del museo archeologico "Salvatore Lauricella". Che deve il nome al politico socialista (sindaco per 14 mandati, dal Dopoguerra al 1990), poi deputato regionale, parlamentare nazionale e addirittura due volte ministro. Ma oggi questo è il museo degli scandali. Ormai arcinoto - dalle Alpi a Capo Passero - come simbolo degli sprechi siculi nel campo dei beni culturali. Per dirla con il marchio a fuoco impresso da giornali e televisioni: il museo con più custodi che visitatori. L'hanno detto anche i magistrati contabili, citando le «fonti di stampa» di cui sopra. Affiliamo penna e taccuino per raccontare dal vivo una mattinata nel cuore dell'isola degli sprechi. Ci presentiamo ai due signori all'ingresso, spiegando chi siamo e cosa stiamo facendo al museo di Ravanusa in quest'infernale mattina di luglio. «Prego, s'accomodassero», dicono in coro. Non paghiamo biglietto. E non per privilegio di casta, ma perché la visita è gratuita. L'unica incombenza è firmare il registro delle visite: siamo al numero 2.958. E già la cosa ci insospettisce: ma questo non era il museo con 12 custodi e un solo visitatore l'anno? Con un retrogusto di perplessità cominciamo la nostra indagine sul museo non al di sopra di ogni sospetto. Nemmeno il tempo di arrivare alla seconda stanza e dentro il museo si materializza la rivolta di Ravanusa. Prima un professore, Carmelo Falletta, che anche in veste di impiegato comunale ha dato l'anima Ingresso gratuito per favorire associazioni e scuole per il museo. Quindi, a stretto giro di posta, il vicesindaco e assessore alla Cultura, Amedeo Mosa, il presidente del Consiglio comunale Salvatore Grifasi e la direttrice del museo e della biblioteca, Lina Russo, che sarebbe in ferie fino a lunedì prossimo. Tutti convenuti qui per lo stesso motivo: «Vogliamo dire la verità sul museo di Ravanusa». Prego, non eravamo qui per questo. Ma fate pure. «Non è vero - dice l'assessore - che è il museo con più custodi che visitatori. È un falso rimbalzato da giornali e tv nazionali senza che nessuno abbia mai verificato di persona quello che scriveva». E, visto che ci siamo, fuori i numeri. Ci portano un foglio excel: 1.773 nel 2007, 1.874 nel 2008, 1.409 nel 2009, 1.166 l'anno scorso. Non sono folle oceaniche. «Ma non sono nemmeno zero - sbotta l'assessore - oppure uno come nelle fantasie di chi ha raccontato che i custodi non hanno nemmeno staccato il biglietto all'unico visitatore perché erano emozionati di vederne uno». Il biglietto non si paga per una convenzione fra il Comune, proprietario del contenitore, e la Soprintendenza, che detiene i contenuti. «In tutto - spiega l'assessore - ci sono stati circa 7mila visitatori dall'apertura a oggi, molti dei quali non registrati perché se arriva un gruppo da 50 non firmano tutti». E i custodi? «Non sono né 10, né 12, ma appena tre», sbottano. Fuori i nomi: Calogero Coniglio, Giuseppe Falletta ed Elisabetta Sciabbarrasi, tre dei quasi 100 precari ex lsu del Comune. Stipendio: 700 euro al mese per custodia, vigilanza e pulizia. Dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13, con rientro nei giorni pari dalle 16 alle 20. Magari non s'ammazzeranno di lavoro, ma fanno parte del personale precario che Ravanusa deve comunque utilizzare. «E se lo si fa per garantire un servizio culturale - precisa la direttrice Russo - rivolto soprattutto alle scuole e alle associazioni non vedo dove sia lo spreco. Capita pure di aprire la domenica, per accogliere gruppi: amministratori, dirigenti e impiegati comunali fanno da ciceroni». Solo ora che il mistero è (quasi) svelato, ci rendiamo conto che il museo di Ravanusa è davvero bello. Allestimento accattivante e fruibile, audio-guide mp3 in cinque lingue, gadget. E poi il "gioiello di famiglia": il satiro. O, per essere più precisi, un vaso dionisiaco di produzione attica che rappresenta un gruppo di satiro su asino del 5 secolo a. C., rinvenuto nella necropoli alla periferia ovest di Ravanusa. Anche gli altri reperti sono di pregevole fattura: c'è tutta la dignità di una terra di mezzo, dalla preistoria al 3 secolo a. C. «Ed è solo il 5 per cento del patrimonio archeologico di Ravanusa: ci sono due magazzini pieni di reperti in attesa di restauro», ricorda il presidente Grifasi. Incalza l'assessore alla Cultura: «E le centinaia di casse e valigie riempite dai tombaroli e inviate decenni fa in America e in Svizzera? Chissà che tesori c'erano...». Il giacimento archeologico, a ovest della valle del Salso, si allunga sul monte Saraceno, dove c'è l'omonima area archeologica. Qui si svela la seconda parte della "bufala". Troviamo i dieci fantomatici custodi, distribuiti in due turni (8-14 e 14-20, dal lunedì al sabato). Ma anche nel sito archeologico i visitatori, pur non essendo milioni, non sono pari a zero. «Sono appena andati via una sessantina di ragazzi del Grest», spiega l'istruttore Pietro Sanfilippo. «L'ingresso è gratuito e non c'è registro di presenze, ma su dieci visitatori del museo almeno otto vengono anche qui: mille l'anno come dice il sovrintendente Pietro Meli, «a prescindere dal numero di visitatori i custodi vanno comunque messi». Certo, facendo una passeggiata fra questi scavi, non è uno spettacolo edificante. Due giorni fa un incendio ha annerito il pianoro sommitale, lunghi tratti di staccionata sono divelti. E poi non c'è un parcheggio per gli autobus e i servizi sono insufficienti. Il problema non è il numero di visitatori, né quello di custodi. Forse bisognerebbe pensare a salvarlo dall'incuria e dal degrado, questo luogo. Senza usare il conta-persone. E nemmeno il registratore di cassa.
Ravanusa. Più custodi che visitatori? È falso, tre Lsu e 7mila visite dal 2007
Il museo archeologico di Ravanusa, in Sicilia, è stato oggetto di critiche per il suo mancato affollamento di visitatori. Il museo ha 12 custodi e solo 1 visitatore l'anno, secondo i giornali e le televisioni. Tuttavia, un'indagine ha rivelato che il museo ha avuto circa 7.000 visitatori dall'apertura, molti dei quali non sono stati registrati. I custodi del museo sono stati identificati come tre precari del Comune, che ricevono un stipendio di 700 euro al mese. Il museo è stato anche criticato per la sua mancanza di servizi e parcheggio per gli autobus.
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