L'assessore al bilancio della Regione Toscana Riccardo Nencini ha annunciato, insieme all'assessore alla cultura Cristina Scaletti, che dal 2013 imprese e semplici privati potranno beneficiare di uno sgravio fiscale del 20 se finanzieranno la cultura. Nencini ha sottolineato che questa idea è la scoperta dell'acqua calda. Infatti è proprio così. Si potrebbe anche dire che è la riscoperta della legge del 2000 conosciuta come legge Melandri. Una legge che permette alle imprese di dedurre dal reddito imponibile il 100 dell'importo della donazione a favore di enti culturali. Il problema è che non tutte le imprese ne sono a conoscenza, e a volte quelle che ne sono a conoscenza non ne beneficiano perché il meccanismo burocratico è troppo complicato per venirne a capo. Quindi le imprese a volte preferiscono semplicemente spendere invece che risparmiare. La sfida della Regione Toscana è allora questa: creare una legge talmente semplice da far sembrare un imbecille chi non la voglia sfruttare. Importante anche stabilire dei parametri molto precisi, come d'altronde la Regione ha già fatto. Ovvero, Tizio non può decidere di testa sua di dare dei soldi per restaurare la scultura dell'amico Caio ma deve scegliere fra beni e istituzioni culturali ufficialmente riconosciuti. Negli Stati Uniti il sistema degli sgravi fiscali per chi mette parte del proprio reddito in cultura, ma anche in ospedali, scuole, università, funziona benissimo da sempre. Ma attenzione. Il sistema funziona non solo perché il privato risparmia sulle tasse, ma anche perché ha, attraverso la detrazione fiscale, uno strumento per dimostrare il proprio senso civico, il proprio amore e orgoglio per tutto ciò che, funzionando bene, rende migliore il contesto sociale in cui vive. Nessuno è Babbo Natale, ma a tutti fa piacere far finta di esserlo se ci sono le condizioni legislative che creano benefici reciproci. Una società dove il cittadino è contento e la collettività è felice, è una società migliore. Anche questa dovrebbe essere la scoperta dell'acqua calda. In Italia sembra invece che tutti preferiscano farsi la doccia fredda, d'inverno, piuttosto che condividere benessere. Non solo. Spesso se uno ha dieci docce ma solo quattro amici, preferisce lasciare vuote le altre sei docce anzichè offrirle a degli sconosciuti. Avviene anche per la cultura. Recentemente, il ministro dei Beni culturali Galan raccontava a un convegno che viene usata solo una percentuale molto bassa delle decine di milioni che arrivano dalla Comunità Europea per infrastrutture culturali nel Sud. Il resto, scaduti i termini per utilizzarli, spesso torna al mittente. Non succede, però, solo al Sud. A forza di scoprire l'acqua calda, potremo costruire delle fantastiche terme.