Pazza idea, la città si candida per il 2019 Oggi la presentazione ufficiale, Regione Lombardia primo sponsor. Ma ci sarà da vincere la concorrenza italiana Lo staff. Tra i promotori dell'ambizioso progetto c'è il manager dei Beni Culturali Mario Resca La scheda L'obiettivo. Bergamo si candida a diventare «Capitale europea della cultura» nel 2019. La città dovrà presentare un dossier con un palinsesto di iniziative culturali di alto livello. Il Ministero della Cultura deciderà il vincitore nel 2012. Le rivali Le principali città che si contendono il titolo sono Bari, Torino e Perugia. BERGAMO - «È come se 1'Atalanta volesse vincere la Champions League». Da tifoso sfegatato, il sindaco di Bergamo Franco Tentorio ricorre ad una metafora calcistica per spiegare la portata, e tutte le difficoltà, della sfida che la sua Amministrazione comunale lancia annunciando di volersi candidare per ottenere il titolo di «Capitale europea della Cultura 2o19». Il progetto era uno dei punti qualificanti del programma con cui il centrodestra vinse le elezioni nel 2009. E' rimasto inspiegabilmente nel cassetto per due anni mentre altre città italiane, non meno ambiziose, si sono attivate (da Ravenna ad alcune realtà del Nord Est che si sono alleate, passando per Torino e Perugia). Ma c'è ancora tempo per recuperare: il Ministero della Cultura italiano deciderà a fine 2012 chi dovrà rappresentare il nostro Paese. Bergamo ha deciso di rompere gli indugi ed oggi in una conferenza stampa a cui parteciperanno, tra gli altri, il direttore generale del Ministero Mario Resca e l'assessore regionale alla Cultura Massimo Buscemi, spiegherà come intende muoversi per arrivare al traguardo tra poco più di un anno con le carte in regola. Verranno costituiti tre gruppi di lavoro cui sarà affidato il compito da un lato di elaborare il «tema», il titolo che dovrà caratterizzare l'insieme delle iniziative di valorizzazione della cultura bergamasca che si pensa di promuovere nel 2019, e dall'altro, di pensare proprio al cartellone che, vista la portata dell'iniziativa, dovrà necessariamente essere molto ambizioso. «Noi sappiamo di disporre di un patrimonio culturale importante e che ci viene invidiato anche se non sempre siamo capaci di valorizzarlo adeguatamente» osserva Tentorio. Infatti, a dispetto dell'immagine di città tutta casa e lavoro, Bergamo può vantare istituzioni e personalità culturali di grande spessore. Basti pensare all'Accademia Carrara (ora alle prese con una radicale ristrutturazione, in ritardo di due anni sulla tabella di marcia). O alla Biblioteca Maj, dove è custodita una collezione di incunaboli di inestimabile valore. E poi il teatro Donizetti a cui si è affiancato da due anni, dopo decenni di degrado e abbandono, il restaurato Sociale che apre i battenti nel cuore di Bergamo Alta. La stessa città antica è di per sé, con i suoi palazzi e le sue piazze, a partire da piazza Vecchia su cui si affaccia il Palazzo della Ragione, uno scrigno di opere d'arte. Se, invece, si devono individuare personaggi che hanno lasciato un segno nella storia dell'arte, della cultura, della musica, i primi nomi che vengono alla mente sono quelli di Gaetano Donizetti, di Giacomo Quarenghi (mezza S. Pietroburgo fu progettata da lui), di tanti pittori. Insomma, il patrimonio c'è. Ora, per tornare alla metafora del sindaco, si tratta di trovare un «gioco», di mettere a punto una strategia capace di sfondare prima a Roma e poi a Bruxelles. Vada come vada, per Bergamo è comunque una partita tutta da giocare.
Bergamo chiama Europa. Qui la capitale culturale
La città di Bergamo si candida per diventare Capitale europea della cultura nel 2019. Il progetto è stato annunciato dal sindaco Franco Tentorio, che ha spiegato che la città ha un patrimonio culturale importante e che dovrà presentare un dossier con un palinsesto di iniziative culturali di alto livello. La città si affiancherà altre città italiane, come Bari, Torino e Perugia, che si sono già attivate per la candidatura. Il Ministero della Cultura italiano deciderà a fine 2012 chi dovrà rappresentare il Paese. Bergamo ha deciso di rompere gli indugi e ha costituito tre gruppi di lavoro per elaborare il tema e il cartellone delle iniziative culturali.
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