Il simbolo è la Cattedrale di San Gerlando: e mentre si discute su come salvarla, rischia di venire giù Agrigento. Il rischio è che mentre si discute su come salvarla, la Cattedrale di Agrigento possa scivolare giù insieme al costone nord della città sul quale i normanni mille anni fa la edificarono dedicandola a San Gerlando. Ormai i segni di cedimento sono talmente evidenti che il monumento è stato di nuovo chiuso al culto. Prima la sola navata nord, poi tutto l'edificio. Le crepe sui muri e le fenditure sul sagrato che dà su piazza Don Minzoni sono ogni giorno più larghe. La Cattedrale di San Gerlando è insomma diventato il simbolo del centro storico di Agrigento che si sta sbriciolando lentamente con una lunga teoria di crolli quotidiani. Molti silenziosi, altri fragorosi, come quello dello scorso 25 aprile quando di notte è collassato il palazzo Lo Jacono, un edificio barocco secentesco, abbandonato a se stesso per decenni e che solo qualche mese prima era stato messo in «sicurezza». Di quel palazzo sono rimaste solo le macerie e una inchiesta della magistratura sta cercando di stabilire come sia stato possibile che quell'edificio di così elevato pregio architettonico e storico sia stato lasciato al degrado. Il problema è comunque sempre lo stesso: mancano i soldi. Addirittura il Comune non ha nemmeno quelli per sgomberare dalle macerie l'area di palazzo Lo Jacono, figurarsi se ci sono i soldi - e servono decine di milioni di euro - per recuperare il centro storico, le sue chiese tardo barocche, i suoi vicoli da kasba araba e soprattutto la Cattadrale. Ha perso qualche tempo fa la pazienza persino l'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro che ha polemizzato con la Protezione civile nazionale che, su San Gerlando, tanto ha promesso e poco o niente ha finora realizzato. Per ora si vedono, all'interno della Cattedrale, soltanto le impalcature che servono a «contenere» le crepe ed a misurare la loro evoluzione. Solo per la Cattedrale servono, secondo alcune stime, almeno 15 milioni di euro. I primi tre dovrebbero servire per mettere in sicurezza il costone su cui si erge il monumento. Nei giorni scorsi, sull'emergenza centro storico e cattedrale San Gerlando l'assessore regionale al territorio e ambiente Gianmaria Sparma ha promesso che la Regione, attraverso i fondi Fas, metterà a disposizione venti milioni. Il centro storico di Agrigento è insomma una vera emergenza ed una sorta di fiera delle occasioni perse se si pensa ai miliardi di lire stanziati da una legge regionale nel 1985 per Agrigento e Ortigia: basta vedere che cosa è oggi il Rabato e che cosa è il centro storico di Siracusa. Comunque sia Sparma ha anche promesso i primi soldi per restaurare parte degli ipogei, i mitici condotti sotterranei fatti costruire dai Greci e che per secoli sono serviti come acquedotto. Portano dritti nella Valle dei Templi. Qualcuno ancora oggi porta acqua proprio mel Giardino della Kolymbetra, gestito dal Fai, il Fondo per l'Ambiente italiano. Ed è proprio il Fai che ha anche chiesto alla Regione di ottenere in affidamento l'area del tempio di Vulcano. Oggi è una zona fuori dal circuito del turismo - che affolla la via Sacra con i templi di Giunone, Concordia ed Ercole e l'area del tempio di Giove e il Museo - e il Fai potrebbe letteralmente trasformarla e farla diventare un altro fiore all'occhiello. Una richiesta inoltrata da qualche mese e ancora inevasa. Ma del resto ad Agrigento e nella Valle dei Templi non sempre è tutto oro quello che luccica. Nell'ultima finanziaria c'è stato un tentativo di depotenziare l'ente Parco che dal 2000 gestisce, senza costare un euro, la zona della Valle dei Templi. Il blitz non è riuscito ma a questo punto l'intero futuro dell'area archeologica è un rebus. 17072011