Un «reportage» illustrato sulla città terremotata nel tour di artisti, fumettisti e Urban sketcher: le immagini raccolte nel cofanetto «Una carriola di disegni» e una mostra itinerante nei comuni abruzzesi del «cratere» Quando, nel cuore di una domenica pomeriggio d'estate, improvvisati e goliardici suonatori di strada intonano canzoni della t dizione abruzzese, sembra che qualcosa di magico stia accadendo o è già accaduto. Una piccola folla li segue, li applaude. Li filma. Uno dei cani randagi che popolano la città abbaia contro un'auto che si avvicina e disturba, prova a impedirne l'intrusione. I portici del corso si sono rianimati, e così la piazza del duomo con i mercatini, la gente di nuovo seduta al caffè. Per un attimo si ha la sensazione che tutto possa ripartire da qui, che non sia la vicenda di una sola domenica questo rumore di vita che torna. Ma solo pochi metri più avanti, come una scatola di latta la città rimanda l'eco di passi e voci. Le strade sono vuote, congelate. Ogni negozio aperto pasticceria, biancheria intima segna un piccolo atto di resistenza gentile. Intorno, ponteggi, bulloni massicci, gabbie: è come se intere porzioni di spazio un tempo abitato fossero state imballate, in attesa di qualcosa. Ma cosa? IL TEMPO FERMO ALLE 3,32 Gli orologi sono fermi a poco dopo le 3,32 del 6 aprile di due anni fa se un migliaio di chiavi, appese in vista ad una grata, aspettano ancora di riaprire portoni. Il «popolo delle carriole» come si è" autonominato testimonia delusione e malumore nei post-it, nei biglietti agli angoli di strada. Alcuni di loro, nei mesi scorsi, hanno rimosso macerie «fossilizzate» da piazze, piazzette, vicoli e vie. Dieci hanno ricevuto un avviso di garanzia per non avere osservato un'ordinanza comunale racconta il critico d'arte Antonio Gasbarrini nel suo Piccolo, malinconico tour tra le rovine dell'Aquila terremotata. È l'introduzione al cofanetto Una carriola di disegni (Angelus Novus edizioni, euro 15), che accompagna l'omonima mostra itinerante nei «Comuni del cratere»: dalla fine di giugno è stata ospitata a L'Aquila nella grande tenda dell'Assemblea cittadina in Piazza Duomo. Gasbarrini lo definisce «sostegno creativo»: offerto al popolo delle carriole da disegnatori, fumettisti, «Urban sketchers» radunatisi all'Aquila da tutta Italia nell'autunno e nella primavera scorsi. Uno di loro, Marco Preziosi vivace illustratore dedito al disegno naturalistico ha spiegato cos'è l'idea: «Raccontare la città e il terremoto disegnando dal vero, sul posto, cercando di far arrivare le nostre storie a più gente possibile. Il mezzo, lo schizzo dal vero, È molto utile per distillare un'esperienza e colpisce in maniera molto immediata chi lo guarda». L'esperimento ha funzionato: il blog unacarrioladidisegni.blogspot.com ha migliaia di visitatori, da cinquanta paesi in tutti e cinque i continenti. Accompagnati dagli aquilani, i disegnatori hanno attraversato la città . Se la sono fatta raccontare. L'hanno osservata, custodita con lo sguardo, in alcuni casi scoperta. Ne è nato un «reportage collettivo» pionieristico, ispirato anche dall'esperienza di Veronica Lawlor che 1'11 settembre 2001 ha raccontato il disastro newyorchese con il suo taccuino. Nell'intervista a Marina Ferrara che apre il cofanetto con la scelta dei disegni aquilani, Preziosi ricorda, dell'ingresso in città nel luglio di un anno fa, «il silenzio e i rondoni. Sono uccelli simili alle rondini che popolano tutte le nostre città . I loro gridi sono un sinonimo di primavera, in quel silenzio erano quasi assordanti. Non avevo mai sentito un silenzio così silenzio, non è come quello dei boschi, delle montagne, o delle città deserte d'estate». LA VITA NEL SILENZIO È in questo silenzio irreale e ancora lontano dall'essere infranto che i disegnatori si sono scavati come una nicchia: da lì hanno registrato la resistenza della bellezza il rosone superstite di una chiesa, un abside integro , la coabitazione tra monumenti, chiese, case, macerie. E in quelle macerie ancora oggetti, ricordi, tracce di vita. Pantofole, abiti, bottiglie. «Mostriamo il mondo, un disegno alla volta»: e allora il castello dell'Aquila sovrastato da una gru, quel che resta di una casa a piazza San Marciano, un citofono ormai inutile. Le «protesi metalliche a sostegno di ciò che rimane» e un piccione in primo piano. La scritta rimagna sbriciolata di una via. La casa dello studente a Via XX Settembre, ribattezzata da un cartello precario Via VI Aprile 2009 «non c'è niente che abbia più una forma riconducibile a qualcosa di conosciuto», appunta lo stesso Preziosi. La casa assassina a cui mancava un pilastro. I ponteggi, i bulloni. E ancora, piazza Duomo che si anima una domenica di luglio: «Una signora si gusta un gelato, una coppia discute, qualcuno aspetta, un signore parla al telefono, un altro si guarda intorno. La balaustra della fontana accoglie tutti» (Federico Gemma). È componendo queste tessere che si ha un quadro della città dopo il crollo e dietro la malinconia o la pura bellezza di qualcosa che sopravvive, le ombre della «mistificazione e la speculazione politica selvaggia, la morte sociale dei sopravvissuti e la ricostruzione ferma (dove si è mosso qualcosa spesso si é aperta la porta alla speculazione della criminalità organizzata)». Lo strano vedutismo della Carriola di disegni spinge lo sguardo nelle ferite. La città delle 99 chiese amata da Dumas padre respira ancora, esiste sembrano dire gli illustratori ma come strappata a se stessa. Smembrata, ridotta a tessere come ciascuno di questi disegni. In lotta per evitare il destino di una delle città invisibili di Calvino: un anonimo l'ha evocata su un foglio appeso a un muro. «Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case» ma come città immobile del solo ricordo, corre il rischio di scomparire, d'essere dimenticata.