Pende la minaccia dismissione sulla Società nata dalla fusione tra i leggandari stabilimenti cinematografici romani «La cultura non si mangia», sentenziò lapidario a suo tempo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Affermazione quantomeno improvvida in un paese dove la cultura rappresenta i15 per cento del Prodotto interno lordo (dato Unioncamere): ma in ogni caso con la cultura si mangia, questo è certo. Ne sanno qualcosa i 125 lavoratori di Cinecittà-Luce, la Spa nata dopo la fusione, avvenuta nel 2009, tra i leggendari stabilimenti cinematografici romani e l'altrettanto leggendario archivio storico di immagini e documentazione audiovisiva; lavoratori che la trasformazione della Spa di cui il ministero di Tremonti è azionista unico - in società a responsabilità limitata, prevista dall'attuale manovra finanziaria all'articolo 14, pone seriamente a rischio, insieme al patrimonio stesso dell'ente e addirittura alla sua sopravvivenza "fisica". Un vero e proprio smantellamento, una messa in liquidazione che ha gelato quanti, a tre mesi dal parziale reintegro del Fondo unico per lo spettacolo, speravano invece in un futuro e in un rilancio per una realtà storicamente e culturalmente insostituibile nell'immagine-Italia. Una dismissione che trova però di traverso il neoministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, il quale non ha certo occupato la poltrona di Sandro Bondi per ereditarne timidezze e rassegnazioni. Nel corso di un'audizione in Senato Galan ha cercato di rassicurare le opposizioni, insorte contro il provvedimento del governo, ed è stato perentorio: per Cinecittà «nessuno smantellamento del patrimonio, nessuna speculazione, nessun licenziamento. La società resta proprietaria del patrimonio anche immobiliare - assicura Galan - su questo non ci sono dubbi, se il testo non è chiaro sono pronto a firmare l'emendamento che lo chiarisce». Sui terreni in particolare, di proprietà della società, concessi in locazione alla privata Cinecittà Studios dal 1997, «non si costruirà nulla, sono vincolati, protetti con assoluta sicurezza», sottolinea con forza il ministro. Galan ha anche tenuto a rimarcare come l'attuale manovra pure nella sua drasticità di fatto non tocchi il Fus e non introduca ulteriori tagli alla cultura (che di fatto significherebbero la sua liquidazione), e ha sottolineato con orgoglio come il suo ministero sia uno dei pochi ad essere sfuggito alla mannaia tremontiana dei tagli al personale. Sarà, ma sembrano assicurazioni durate letteralmente lo spazio di un mattino perché denuncia l'opposizione al varo della manovra in Parlamento, della faccenda Cinecittà-Luce è sparita ogni traccia.
Cinecittà-Luce rischia la chiusura, ma il ministro Galan non ci sta
La società Cinecittà-Luce, nata dalla fusione tra i leggandari stabilimenti cinematografici romani e l'archivio storico di immagini e documentazione audiovisiva, è stata messa in pericolo dalla minaccia di dismissione. Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan ha affermato che la società non sarà smantellata e che il patrimonio sarà protetto. Tuttavia, l'opposizione ha denunciato la manovra finanziaria e la faccenda Cinecittà-Luce è stata cancellata. La società ha 125 lavoratori e il patrimonio è rappresentato per il 15% del Prodotto interno lordo.
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