Sel ricostruisce la vicenda sui progetti tra Isola e Roffia: lo scempio era chiaro «Il settore pianificazione e sviluppo del territorio era chiamato a vigilare sul rispetto del regolamento» SAN MINIATO. Il caso fotovoltaico visto dall'aula del consiglio comunale. Laura Cavallini di Sel ricostruisce passo passo tutto ciò che i consiglieri sapevano (e non sapevano) sui progetti in opera tra Isola e Roffia. Tante le domande che la consigliera pone alla giunta e agli uffici, a cominciare da quel primo regolamento della "Carta della qualità urbana", arrivato in consiglio il 28 luglio 2010, che avrebbe dovuto regolare l'installazione di impianti. «È vero, come dice il sindaco, che quel regolamento è stato votato all'unanimità, ma proprio per questo - afferma Cavallini - è fondamentale fare alcune riflessioni. Nell'articolo 5, infatti, si diceva che "qualora l'intervento fosse previsto in aderenza, o ad una distanza inferiore a 500 metri ad impianti già realizzati, autorizzati o in istruttoria, la relazione dovrà dimostrare la compatibilità paesaggistica dell'intervento tenendo conto di quelli già esistenti". Il settore Pianificazione e sviluppo del territorio era chiamato quindi a vigilare sul rispetto del regolamento, sottoponendo i progetti alla Commissione qualità». Il giorno successivo al consiglio, il 29 luglio, la Commissione esamina i primi 10 progetti esprimendo su tutti parere favorevole. «I tecnici non si erano accorti della vicinanza tra impianti? - chiede Cavallini - In realtà la Provincia aveva trasferito i progetti al Comune già il 4 di giugno. La localizzazione, quindi, era nota ben prima dell'approvazione del regolamento. È difficile pensare che nessuno sapesse dello scempio che si andava facendo. Né l'assessore, né la giunta, né il sindaco. Si era tenuto tutto ben stretto il dirigente e l'ufficio competente?». «Dopo le autorizzazioni della Provincia - prosegue - il dirigente comunale emana le determine di approvazione affermando il "rispetto del regolamento e dell'atto d'indirizzo della giunta" (datato 22 settembre). Seguirà un secondo atto d'indirizzo il 21 ottobre. A cosa servivano? Si badi bene: un atto d'indirizzo, non una delibera. Forse perché le delibere arrivano ai capigruppo, mentre gli atti sono interni e nessuno può vederli tranne la giunta? Sempre in tema di trasparenza». La marcia indietro del Comune, secondo la consigliera di Sel, è datata 2 febbraio 2011: «Quando ormai lo scandalo è esploso allora si procede alla modifica del regolamento prevedendo 200 metri di distanza tra impianti. Nel preambolo della delibera si parla di "36 progetti, per una superficie complessiva di circa 70 ettari, con una preoccupante concentrazione di ben 15 impianti da circa 1 Mw in un'area circoscritta"». «Adesso - conclude - per restituire fiducia alla politica, non basta solo revocare gli atti, ma fare in modo che chi a livello politico e tecnico ha creato questa situazione sia messo nelle condizioni di non operare più. E questo vale anche nel nostro partito, rispetto a chi questi giochi, a suo tempo, ha più o meno appoggiato».
SAN MINIATO. Il fotovoltaico visto dai consiglieri
Il consigliere di Sel, Laura Cavallini, ricostruisce la vicenda dei progetti fotovoltaici tra Isola e Roffia. Il settore pianificazione e sviluppo del territorio era chiamato a vigilare sul rispetto del regolamento SAN MINIATO, ma non lo fece. I progetti furono approvati dalla Commissione qualità e poi autorizzati dal Comune, nonostante la vicinanza tra impianti. La giunta e l'assessore sembrano aver tenuto tutto stretto, e solo dopo lo scandalo si procedette alla modifica del regolamento.
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