Millenni di storia ricoperti di erbacce e senza custodia Un tesoro nel cuore dell'Isola. Un'area di 33 ettari ricchissima di tracce dell'antica Sikania rischia di essere completamente ignorata Caltanissetta. E' una delle zone più suggestive sotto il profilo paesaggistico ed una delle più importanti sotto quello archeologico, ricchissima di tracce di insediamenti umani ed abitata dall'età del bronzo antico fino all'età ellenistica: villaggi della facies castellucciana, capanne riconducibili alla facies di Pantalica fino alla fondazione delle «phouria» ad opera dei coloni greci che dalla costa penetravano verso l'interno dell'Isola. E' Sabucina, 10 chilometri a nordest di Caltanissetta, un immenso scrigno dal quale sono emerse, nel corso dei decenni, tantissime testimonianze sull'economia, l'organizzazione sociale, i riti religiosi degli antichi abitatori dell'antica Sikania e del loro incontro con la Magna Grecia. Un sito archeologico, dunque, che avrebbe tutte le carte in regola per attrarre turismo nel cuore dell'Isola e che è temporaneamente chiuso per mancanza di custodi. Funzionano solo gli uffici del nuovo servizio denominato Parco archeologico Sabucina e Palmintelli, distaccato dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta, ed istituito nel settembre dello scorso anno, dal quale dipendono, oltre l'area archeologica di Sabucina, anche le aree archeologiche dei comuni limitrofi. Dieci i custodi necessari, personale che la Soprintendenza aveva nel suo organico e che sono stati adesso assegnati al polo museale di Caltanissetta, lasciando totalmente sguarniti i siti archeologici. Numerose richieste sono state inoltrate all'assessorato regionale ai Beni culturali affinché provvedesse a rimpinguare l'organico ma fino ad oggi non è giunta nessuna risposta. A Sabucina è stato comunque possibile effettuare, fino a qualche mese fa, visite su prenotazione e grazie all'impegno dei funzionari (l'architetto Emanuele Turco, responsabile del servizio, il responsabile dell'attivazione del parco Giorgio Giordano, i funzionari direttivi Giuseppe Sardo e Salvatore Scarlata) una comitiva di studenti universitari americani ha avuto modo nel giugno di quest'anno di apprezzare le peculiarità dell'area. Con il gran caldo anche questo è divenuto impossibile poiché, a causa della folta vegetazione spontanea (ormai divenuta sterpaglia secca) che invade la strada di accesso alla zona, è altissimo il rischio di incendi. Erbacce ed arbusti spontanei, cresciuti senza freno tra gli antichi resti emersi durante tante campagne di scavi, addirittura coprono fino a nasconderle le mura perimetrali delle antiche abitazioni e dei luoghi di culto e la pulizia di quest'area è di competenza della Regione, che non ha i soldi per farla. Il risultato è che, se anche si potesse accedere al parco, non si vedrebbe assolutamente nulla se non una vasta distesa di erbacce aggrovigliate sulle antiche pietre, 33 ettari di area in cui insistono gli scavi (avviati nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso) che rischiano di essere completamente dimenticati. Ma la Regione ha assegnato a Caltanissetta per il 2011 appena diecimila euro per la manutenzione e la gestione di tutte le aree archeologiche ricadenti nelle competenze locali, davvero poco per un progetto di rilancio turistico che, se mai riuscirà a decollare in Sicilia, non passerà mai da Caltanissetta. 14072011