Marettimo. Le lampare sono fari nella notte davanti al tratto di mare che guarda il paese, come potenti proiettori che a Marettimo non si vedevano da molti anni. Sono le barche che praticano la pesca «a cianciolo» e sono il segno che il pesce azzurro è tornato a popolare le acque delle isole Egadi. Per i pescatori dell'isola è un evento che va festeggiato, è un segnale che il mare è in salute e chissà che anche l'Area Marina Protetta più vasta e più contestata d'Europa, inizi a produrre i primi risultati. A Hierà Nèsos, l'isola sacra come la chiamava Polibio, stretta tra il mare e le zone montuose, pare che il tempo non possa passare, 12 chilometri di superficie e 19 di coste lontani 20 miglia da Trapani e in inverno spesso raggiungibili a fatica, destinati a rimanere immobili. Chi la ama non l'abbandona mai, dicono gli isolani ma poi sono costretti a lasciare le case quando i figli hanno concluso le scuole medie per raggiungere la terraferma; in inverno sono rimasti poco più di 250, in estate nelle giornate di pieno agosto si superano anche le 3.000 presenze. Il forestiero che l'ha amata per prima e non ha mai abbandonato il suo amore è un'arzilla signora di una certa età che si vede camminare con un bastone a tre piedi per le bianche viuzze: è bolognese e da quando, negli anni Cinquanta, vi è approdata per la prima volta ogni estate puntuale vi soggiorna. Si chiama Marisa Mocai ed è forse stata la prima a fare conoscere l'isola sacra all'Italia del turismo. La più lontana delle Egadi e prima in bellezza, Marettimo sconta più di ogni altra le difficoltà proprie delle isole dai trasporti, all'istruzione, dai servizi, alla sanità, all'Area protetta e alla sua gestione, al turismo. L'eterno conflitto con la compagnia di navigazione Siremar che d'estate spesso lascia l'isola con una sola corsa di aliscafo, costringe pendolari e turisti a pernottarvi loro malgrado (i mezzi sono vetusti e spesso si rompono, il molo non è abbastanza protetto e quando il mare è un po' più grosso i comandanti decidono di non attraccare). Sulla scuola le speranze sono sempre più vane e l'apertura un'incognita: quest'anno per la prima volta aprirà (se le maestre arriveranno) solo una pluri-classe (dalla I alla V elementare) con una decina di bambini in tutto, un altro buon motivo per facilitare l'esodo verso la terraferma e trasformare Marettimo ad isola a vocazione turistica. I pescatori professionisti rimasti non contano più di otto barche, gli altri si sono convertiti a trasportare turisti in giro per l'isola, lavorano un paio di mesi e diminuiscono le spese. Molti si lamentano degli «abusivi» che raccolgono i turisti sul molo e senza autorizzazioni godono degli stessi diritti delle barche in regola, e per questo chiedono controlli alla delegazione della Guardia costiera. Ma è sulla gestione dalla Riserva che si gioca la carta più importante dell'isola; mai entrata pienamente in funzione, contestata, sconta ritardi e lungaggini burocratiche e discrasie nel regolamento che allontana i diportisti. Vantando la più vasta zona di riserva integrale (dietro l'isola) dove se non autorizzati non è consentita neppure la balneazione, fatica a trovare un equilibrio tra la fruizione e la salvaguardia dell'ambiente. Il nuovo direttore Stefano Donati sta cercando di realizzare una struttura funzionante ma manca ancora molto, non ci sono boe per ormeggiare, non ci sono punti informativi a Marettimo, non ci sono depliant e spiegazioni che rendano merito a una delle zone naturalisticamente più intatte del Mediterraneo dove si è rivista anche nuotare la foca monaca che da decenni aveva abbandonato le sue grotte. Gli avvistamenti dei pescatori, anche nelle acque davanti al paese, sono stati diversi e sono stati censiti. Ma nell'Area Protetta nonostante gli sforzi, sono insufficienti il coordinamento e i fondi statali e si naviga un po' a vista, come sono pochi i controlli e scarsa la sorveglianza. Recentemente Marettimo si è scoperta essere isola mistica dotata di un forte magnetismo e di una forte energia così come testimonia il sito archeologico delle Case Romane, recentemente completato grazie ad un progetto della Sovrintendenza ai Beni culturali, dotato anche di un piccolo battistero e considerato nell'antichità un importante luogo di culto; in primavera sotto il vecchio cimitero il sito chiamato Pozza delle Fave è diventato meta di gruppi che si dedicano allo yoga e alla contemplazione, un modo per animare l'isola anche quando il mare non è accessibile. La Forestale ha svolto un imponente lavoro sull'isola, ha sistemato e resa fruibile parte della montagna grazie a molti percorsi tracciati e sentieri curatissimi e resi sicuri. E le maggiori sorprese arrivano dalla montagna dove vivono ancora mufloni, asini e cervi che arrivano fino a valle per nutrirsi dei fiori delle agavi di cui vanno ghiotti. Vito Vaccaro, marettimaro, innamorato della montagna, forestale e consigliere comunale in prima linea ha condotto molte battaglie con l'Associazione culturale «Marettimo» per l'isola. Dice: «Qui la Forestale è stata produttiva, nei mesi di maggio e giugno vengono da tutte le parti d'Italia a fare trekking, anche un gruppo del Trentino si è complimentato per lo stato dei sentieri; certo si dovrebbe fare uno sforzo in più, occorrerebbe una programmazione più attenta, investire nel personale locale ma i risultati si vedono. Anche la valorizzazione dell'archeologia ha portato nuovo interesse, si stanno realizzando studi approfonditi sulle Case Romane sopra il paese, c'è un progetto della Comunità Europea per continuare gli scavi, e si vorrebbe riattivare il faro di Punta Libeccio abbandonato da decenni per farlo diventare un Centro internazionale del mare in collegamento con la baia di Monterey in California con cui Marettimo da molti anni è gemellata e dove negli anni una vasta comunità di isolani si è trasferita per dedicarsi alla pesca del salmone. Da qualche settimana, dopo venti anni di battaglie e due anni di difficoltosi restauri, è stato inaugurato il Castello di Punta Troia (dove nella fosse, nel 1803, venne rinchiuso Guglielmo Pepe per scontare un ergastolo). Acquistato dal Comune per 143 milioni nel 2000 utilizzando i fondi residui di un progetto europeo è stato sottratto ad un'asta del Ministero delle Finanze e ad una possibile speculazione privata. Da Museo delle carceri, come si voleva, grazie ai fondi di Agenda 2000, l'idea è mutata verso la realizzazione di un Osservatorio della foca monaca e monitoraggio dell'Area marina. Luogo del cuore del Fai a cui Poste italiane ha dedicato anche un francobollo, solo grazie ad un finanziamento di oltre 3 milioni di euro di fondi Apq, è stato appaltato nel 2008 e completato da poco; uno spettacolo di Marco Paolini e settembre e la gestione ad una cooperativa avrà il compito di renderlo godibile agli occhi di tutti. 15072011
SICILIA - Marettimo, futuro ecosostenibile tra Area Marina e turismo mistico
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