ROMA. «Noi italiani, quando facciamo sistema e lavoriamo insieme, vinciamo. Qui è stato così». Carlo Azeglio Ciampi ormai lo ripete da giorni. E ha più che ragione. Presentarsi a Pechino e a Shangai con il Capo dello Stato, quattro ministri e duecentocinquanta imprenditori di quelli capaci di nuotare nel mare grande della concorrenza internazionale, che sviluppano lo stesso schema di gioco, con affiatamento, ha avuto il suo effetto: ci ha riaperto le porte nel colosso asiatico che è, e lo sarà per i prossimi decenni, il Paese che ci può offrire le più grandi opportunità di sviluppo. Ciampi non si stanca di ripeterlo: la missione in Asia è andata addirittura meglio di quanto si sperasse, sotto ogni profilo. Ma cosa abbiamo ottenuto, noi che vent'anni fa ci siamo lasciati l'occasione che avevamo a portata di mano? Stiamo recuperando il ritardo, come dice anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «Vent'anni fa - aggiunge Ciampi - non abbiamo fatto qualcosa che dipendeva principalmente da noi. Come dire? A volte noi italiani pecchiamo di non avere abbastanza fiducia nelle nostre forze. Quando invece affrontiamo le sfide, viene fuori il meglio, ed è molto. È quello che sta accadendo nei rapporti con la Cina». Ai rapporti con la Cina, Ciampi continuerà a dedicare un'attenzione particolare. Non solo per il riguardo che merita una potenza di così alto rango. Ma anche per un particolare rapporto che è riuscito a stabilire con il presidente cinese Hu Jintao. La missione si è conclusa. E tutti ora sono soddisfatti. Gioiscono gli imprenditori e gioisce tutta la delegazione. «Chi teme la Cina? Nessuno di noi dice Montezemolo - La paura è una cattiva consigliera. Non dobbiamo cercare cure miracolose che non esistono o soluzioni protezionistiche che danneggerebbero tanto noi quanto quei paesi». Il presidente di Confindustria spiega di essere appena tornato da Pechino e che «questa visita rinforza la mia convinzione che la Cina è soprattutto una grande opportunità, quindi lungi dall'applicare chiusure e misure protezionistiche nei confronti del gigante asiatico». Poi suggerisce di «beneficiare di un trasparente sistema di scambio economico basato su regole condivise, su uguali condizioni, su una effettiva protezione dei diritti di proprietà intellettuale ed industriale e una tutela efficace dei marchi». Il modo migliore per vincere i timori nei confronti di Pechino è quello di approfittare della grande occasione «della globalizzazione che non ha creato questo sistema di regolamentazione invadente e a volte incoerente con cui dobbiamo convivere». «Attirare investimenti cinesi», suggerisce il presidente di Confindustria, è una chance molto concreta che si presenta agli imprenditori italiani, perché Pechino è sempre più interessata ai mercati del vecchio Continente. La visita in Cina non apre le porte solo ai commerci, ma ci sarà anche uno scambio culturale. «All'Italia l'onore di progettare e dirigere il restauro della Grande Muraglia cinese - annuncia con soddisfazione Giuliano Urbani, anche lui di ritorno dalla Cina - l'Italia seguirà già a partire dalla fase progettuale, curandone poi la direzione dei lavori in corso d'opera. Più in generale abbiamo lavorato all'organizzazione dell'Anno dell'Italia previsto in Cina nel 2006». Un'iniziativa che prevede mostre ed iniziative che riguardano l'arte contemporanea, il teatro, il cinema, l'artigianato e la gastronomia nazionale. «Inoltre - prosegue Urbani - in occasione delle Olimpiadi estive del 2008, l'Italia sarà ospite di un grandioso museo di Storia delle Civiltà. Anche in questo caso, il nostro Paese curerà, sotto forma di direzione artistica, le sezioni che si occuperanno delle civiltà romana, mesopotamica ed egizia». Infine, un importante accordo concluso nel viaggio in Cina riguarda la coproduzione cinematografica tra i due Paesi. L'intesa facilita, tra l'altro, le riprese, gli spostamenti e la produzione delle troupe cinematografiche italiane all'interno della Cina. Un quadro positivo nel quale gli imprenditori italiani devono saper cogliere le opportunità commerciali che si aprono.