La Fondazione Coronini sollecitata a intervenire per arrestare il degrado Romoli: «Chiederemo aiuto a Roma. Necessari 3-4 milioni per il restyling» Incertezza anche sulla destinazione d'uso Non c'è solo il problema dei fondi: anche nel caso in cui si riuscissero a trovare quei 3-4 milioni di euro necessari a far tornare a nuova vita Villa Louise rimarrebbe comunque un altro nodo, forse il più difficile da sbrogliare: cosa farne? Scartata l'idea di trasformarla nell'ennesima sede universitaria (l'ipotesi era quella di trasferire lì la sede della Facoltà di Architettura), nessuno ha idea di quale potrebbe essere la sua destinazione d'uso. E sì che lo spazio e le potenzialità non mancano a un complesso bellissimo e allo stesso tempo funzionale, che in passato è stato sede del distretto militare (anni Sessanta) e ha ospitato uffici regionali, abitazioni private e associazioni. Il futuro è invece avvolto in un grande punto di domanda. «Villa Louise va salvata al più presto». Potrebbe sembrare l'ennesimo grido d'allarme lanciato dai "soliti" cittadini indignati per lo stato di degrado in cui versa uno dei più bei palazzi goriziani, ma stavolta l'indignazione arriva da ben più in alto e precisamente dalla Soprintendenza ai beni culturali, che ha sollecitato la Fondazione Coronini Cronberg a intervenire prima che sia troppo tardi. Troppi i sette anni di totale abbandono che hanno lentamente trasformato uno dei gioielli dell'architettura cittadina, risalente al 1676, in una desolante casa per topi, della quale si può solo intuire lo splendore di un tempo. Finestre dai telai divelti e senza vetri, il cancello arrugginito, gli scuri penzolanti nel vuoto, il tetto smembrato e la vegetazione che inesorabile ha ricoperto le mura sbiadite: ecco lo spettacolo indecoroso che si presenta agli occhi dei passanti che percorrono largo Culiat, alla fine di via Diaz. Uno spettacolo davanti al quale la Soprintendenza ha deciso di dire basta, scendendo in campo in prima persona. A confermare l'interesse dell'ente regionale è lo stesso presidente della Fondazione Coronini-Cronberg, Ettore Romoli: «E' vero, qualche giorno fa sono stato sollecitato dalla Soprintendenza a provvedere alla messa in sicurezza della villa, in modo da impedire l'avanzare del degrado. Sono d'accordo sul fatto che bisogna agire al più presto, ma il problema è quello di sempre: non ci sono fondi. Ora che la questione è anche all'attenzione della Soprintendenza, speriamo di riuscire a ottenere i finanziamenti necessari direttamente dal Ministero ai Beni Culturali: se non i 3-4 milioni necessari per il restauro, perlomeno quei 600-700mila euro che ci vogliono per sistemare il tetto e mettere in sicurezza il complesso». Il pressing della Soprintendenza arriva dopo annidi polemiche e segnalazioni sullo stato di incuria di Villa Louise, uno degli ultimi gioielli rimasti ancora nelle mani della Fondazione, nata nel 1991 proprio con lo scopo di gestire e tutelare l'immenso patrimonio artistico-immobiliare lasciato dal defunto conte Gugliemo Coronini. Patrimonio che via via è stato venduto, ad eccezione delle proprietà goriziane (tra cui la splendida Villa Coronini), le uniche sulle quali esiste il divieto assoluto di alienazione per volontà testamentaria dello stesso conte. Volontà che però, meno di un anno fa, era stata messa in discussione dal consiglio regionale, che aveva approvato - anche qui tra le polemiche - una delibera che andava a modificare lo statuto della Fondazione, consentendo una deroga al divieto di vendita degli immobili goriziani. Rimettendo in discussione anche il futuro di Villa Louise.