Una gestione dagli ottimi risultati, un'immagine internazionale in crescita. Ma il presidente è in bilico La sua riconferma pareva scontata, ma non è più così. Ecco chi si fa avanti per soffiargli il posto Il manager vuole restare, Galan lo stima ma si è ora raffeddato Non è più scontata la riconferma di Paolo Baratta alla guida della Biennale di Venezia, come appariva sino a qualche mese fa. Non bastano gli ottimi risultati raggiunti - anche sotto il profilo economico, con l'autosufficienza raggiunta dalla Mostra di Arti Visive e il gradimento della città (significativa la nomina a «Veneziano dell'anno») e dello stesso sindaco Giorgio Orsoni. Il fatto nuovo, ma in fondo antico a pochi mesi dalla scadenza del Consiglio di amministrazione, prevista per l'inizio del 2012 è il risvegliarsi prepotente di appetiti e candidature verso la poltrona della più importante istituzione culturale italiana nel settore del contemporaneo, e la fronda sotterranea a un presidente manager, ma attribuito formalmente «in quota centrosinistra», visto che a nominarlo fu, come ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli. E se ora il ministro dei Beni Culturali è Giancarlo Galan amico e estimatore di Baratta una parola importante, forse decisiva, la dirà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, (sempre che a gennaio il Governo sia lo stesso). Fu così anche per la nomina del predecessore di Baratta, Davide Croff, proposto dal ministro Giuliano Urbani, ma con l'imprimatur determinante del Cavaliere. A cui qualcuno avrebbe già iniziato a tirare la giacca, per quel posto di vertice in Biennale. Piacerebbe al suo amico Vittorio Sgarbi, che però sembra avere poche chanches, perché Galan farebbe sicuramente argine. Pronto a candidarsi anche l'ex direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, in parte però "azzoppato" dalle polemiche recate dalle recenti intercettazioni sulla cosiddetta «Struttura Delta» filoberlusconiana all'interno della Rai. In corsa anche due cavalli di ritorno come Giorgio Ferrara, fratello del più noto Giuliano e direttore artistico del Festival dei due Mondi di Spoleto e Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano entrambi in quota centrodestra che furono vicini a farcela già con Rutelli e ora sono pronti a riprovarci. Insidiosa infine una candidatura «veneziana» come quella di Giulio Malgara, presidente onorario dell'Upa, l'Unione delle società che investono in pubblicità, che ha a lungo guidato, e buon amico dello stesso Berlusconi Baratta, al di là degli eccellenti risultati conseguiti nel suo quadriennio e per questo vorrebbe restare, per completare l'opera di rafforzamento internazionale della Biennale - ha due carte importanti. Una è la stima e l'amicizia del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che lo ha ricevuto ufficialmente anche un mese fa, dopo l'inaugurazione della Biennale Arte - del cui parere, anche al Governo, è sempre più difficile non tenere conto. Ma anche tra Ferrara e Napolitano i rapporti sono buoni. L'altra carta pro-Baratta, appunto, è il sostegno del ministro nominante, Giancarlo Galan. Ma su questo va segnalato in base ai boatos che circolano a Roma nella sede di Via del Collegio Romano un po' di «freddo», legato soprattutto ai buoni rapporti che Baratta ha stabilito con il nuovo presidente della Regione, il leghista Luca Zaia, che non si perde una seduta del Consiglio di amministrazione della Biennale. Questa vicinanza istituzionale e collaborativa di Baratta a Zaia con cui Galan ha notoriamente rapporti pessimi non è vista con grande favore dall'attuale ministro dei Beni Culturali Basta per «silurare» una candidatura forte come quella di Baratta? Pro- babilmente no, ma la partita è aperta. Anche l'esito della Mostra del Cinema di settembre in chiave italiana giocherà un ruolo nella scelta, se ci saranno polemiche. Ma quando arriveremo a scegliere un presidente della Biennale solo sulla base di meriti e risultati? Perde colpi la candidatura Del Noce, in lima anche Giorgio Ferrara e Davide Rampello. L'outsider? E' Giulio Malgara