La prima audizione del ministro davanti alla commissione del Senato Sul caso-Valle dice che la questione doveva essere risolta da 4 mesi Non ci sono tagli nella manovra, poi ammette 100 milioni in meno ROMA. Incalzato da Vincenzo Vita del Pd, Galan sconfessa l'operato del Comune di Roma sulla vicenda del teatro romano. Si mostra invece conciliante sulla questione di Cinecittà, dribblando le altre magagne «Niente speculazioni su Cinecittà»: è quanto ha garantito il ministro Giancarlo Galan nell'audizione alla commissione cultura del Senato dove ha affrontato molti temi, tra cui quello dei tagli al suo dicastero contenuti nella manovra in corso e la vicenda del Teatro Valle, dove ha platealmente sconfessato l'operato del comune di Roma. A incalzare il ministro dei Beni e delle Attività Culturali alla sua prima audizione in Senato è stato subito Vincenzo Vita del Pd, che nel primo intervento ha posto sul tavolo urgenze, a partire dal ridimensionamento di Cinecittà e le possibili speculazioni sui vasti terreni pertinenti gli stabilimenti cinematografici romani. «La società resta proprietaria del patrimonio anche immobiliare assicura Galan - su questo non ci sono dubbi, se il testo non è chiaro sono pronto a firmare l'emendamento che lo chiarisce». L'emendamento faceva parte di un pacchetto presentato dal Pd di correttivi in materia di cultura all'attuale manovra di Tremonti di cui una parte è stata ritirata dalle opposizioni per abbreviare l'approvazione del provvedimento che dovrebbe arginare le speculazioni. Dopo aver esordito che per il suo ministero non c'erano tagli in questa manovra, Galan ha ammesso che ci sarebbero decurtazioni per 100 milioni al funzionamento: «ma spero proprio non ci sia bisogno di farle», ha concluso. Resta aperta la questione della valorizzazione del patrimonio pubblico: l'articolo 33 della manovra stabilisce la sola esclusione dei beni culturali, lasciando incerta la situazione del patrimonio paesaggistico. Un emendamento, ritirato anch'esso, presentato dal Pd metteva in sicurezza l'intero patrimonio culturale, beni e paesaggio. Tra restauratori, istituti culturali, e le altre mille magagne che attanagliano il ministero Galan si comporta come un fantasista: auspica, spera, vigila e si dice pronto a collaborare, insomma dribbla, anche con un certo brio. «Fosse stato per me il bando per sarebbe stato fatto quattro mesi fa» esordisce così Galan sulla questione del Valle, storico teatro della capitale passato dallo Stato al Comune senza un progetto per il suo futuro e probabilmente destinato a essere ceduto senza troppi complimenti in gestione ai privati. «A Firenze e Bologna, gli altri due teatri ex Eti sono già stati assegnati, evidentemente il problema è a Roma ed è un altro». Così senza mai citarla il giudizio sull'operato della giunta Alemanno è a dir poco pesante. Poi la sorpresa, di fronte al progetto presentato dagli occupanti per il futuro del Valle, Galan apre uno spiraglio: «Sono cose condivisibili poi aggiunge , comunque sarà anche una occupazione simpatica, ma è sempre una occupazione. Vigilerò». Dopo l'iniziativa di Idv, Sel e Pd l'altro ieri alla Regione Lazio anche il ministero si è reso conto dell'incredibile immobilismo della giunta capitolina e probabilmente si sta cercando una iniziativa per sbloccare una situazione oramai insostenibile.