LUCCA. «Il progetto di ristrutturazione dello stadio potrà proseguire il suo iter solamente se la società sportiva continuerà a esistere e a disputare un campionato professionistico». Parole pronunciate dal sindaco Mauro Favilla nella commissione urbanistica di venerdì scorso, quando c'era ancora qualche speranza che la Lucchese potesse iscriversi alla Prima Divisione. Una situazione che non è cambiata perché era proprio il primo cittadino a nutrire dubbi sulla reale convenienza economica dell'intervento temendo quindi che la gara per l'assegnazione dei lavori sarebbe potuta andare deserta. «Del resto - aveva detto - se non si potesse procedere sulla strada del project financing, il Comune da solo non sarebbe nemmeno in grado di affrontare la spesa di un milione di euro per mettere lo stadio a norma per la prossima stagione sportiva». Un progetto che in ogni caso continuava a riscuotere il favore di Favilla: «L'amministrazione del resto non dovrebbe spendere un euro e ne trarrebbe un grande beneficio in termini di oneri di urbanizzazione incassati e di un immobile ristrutturato». Ma la vicenda stadio parte da lontano, da quei terreni acquistati da Valore a San Donato. Per realizzare un complesso sportivo che avrebbe dovuto essere di prim'ordine, dato che al suo interno ci sarebbero state - oltre ad attività commerciali e ricettive - anche palestre e campi per altre discipline. Un progetto che però non è mai decollato, nonostante missioni a Neuchatel, disegni ed elaborazioni al computer e che pure sembrava avere un suo fondamento: l'idea di portare lo stadio lontano dal centro storico, in un'area limitrofa all'autostrada e comunque facilmente raggiungibili aveva incontrato tanti favori. Poi però non se n'è fatto di niente, ma intanto quei terreni, e il loro mutuo, erano entrati a far parte del bilancio della Lucchese Calcio, gravando sulla società. Saltato il progetto San Donato, si era aperta un'altra partita, quella della ristrutturazione del Porta Elisa. Dopo un lungo iter a primavera il gruppo Valore aveva annunciato la consegna al Comune del progetto definitivo. Con una riduzione degli spazi di un 30 rispetto ai 30mila metri quadrati, rispettando - spiegò Giovanni Valentini - le osservazioni di Comune, Regione e Soprintendenza. Il master plan dello stadio prevede la realizzazione di un albergo di fronte alle Mura, una residenza sanitaria per anziani, un supermercato. Originariamente ci doveva essere anche una multisala cinematografica. Poi però è arrivata l'inchiesta della magistratura, ci sono stati gli arresti, sono venute alla luce le intercettazioni e sono cambiate le carte in tavola. La bufera giudiziaria ha indotto il sindaco Mauro Favilla a un cambiamento di rotta: la concessione, la progettazione e la realizzazione del nuovo Porta Elisa - aveva detto il primo cittadino - verranno affidati con gara d'appalto, con la modifica quindi dell'affidamento diretto e il dimezzamento della durata della concessione. Il sindaco aveva anche chiarito che cosa sarebbe stato costruito al Porta Elisa sarebbe stato deciso con l'approvazione definitiva della variante urbanistica. Poi il crac della Lucchese, la mancata iscrizione alla Lega Pro sembra allontanare il progetto. Chissà se e quando se ne riparlerà. A.P. Non torniamo indietro. Tambellini (Pd): «Urbanistica, va evitato il ricorso al vecchio regolamento» LUCCA. «Si deve evitare il vuoto normativo in cui ritornerebbe in vigore il vecchio regolamento urbanistico. La revoca delle varianti approvate il 17 gennaio scorso presuppone di tornare ad un provvedimento di riequilibrio delle quantità tra piano strutturale e regolamento urbanistico, accompagnato da una delibera di salvaguardia che impedisca nuovi danni, almeno fino alla predisposizione del nuovo piano strutturale». Lo dice Alessandro Tambellini, capogruppo del Pd in consiglio comunale. Interviene sulle vicende urbanistiche-giudiziarie che hanno scosso la città e sostiene che in alternativa si può ancora tener conto delle varianti approvate a gennaio, accogliendo interamente e in tempi brevi le osservazioni avanzate dalla Provincia e dalla Regione, in attesa del nuovo piano strutturale. «Quanto a Sant'Anna, ci sono "pareri" in quantità di soggetti istituzionali quali Provincia e Regione Toscana che dicono la inconciliabilità di Sant'Anna sia col piano strutturale sia col Pit regionale del 2009 - afferma Tambellini -. Lo stesso Tribunale del Riesame ha preso le distanze dai pareri acquisiti dal Comune». La Sovrintendenza dice che lo stadio non si può demolire: per Tambellini non è una novità. «Il parere della Sovrintendenza era conosicuto. Nel nostro intervento, quando fu in dicussione la variante stadio, lo citammo più volte, dicendo che quel procedimento era puramente accademico. Non aveva gambe sin dall'inizio, proprio in ragione della posizione della Sovrintendenza. Ma chi faceva attenzione allora a quel che dicevamo? Ora il dato torna di attualità. La questione stadio va comunque ridiscussa sul pulito: la revoca della variante relativa al Porta Elisa non ha in questo caso alcuna controindicazione e consentirebbe di prendere poi le decisioni più opportune con la dovuta ragionevolezza, anche in relazione a quel che avverrà della Lucchese». Tambellini parla anche dell'opione di Fazzi sul coinvolgimento poco convinto del gruppo Valore nel progetto del Polo Fieristico, quasi che Valore aderendo di malavoglia al progetto avesse maturato quasi dei "crediti"con l'amminitrazione. «Il poco entusiasmo è stato convalidato dai risultati negativi, almeno finora, del Polo Fiere. Ricordo comunque che Valore è uscita dal Polo Fiere cedendo le quote per 2,2 milioni, ricevuti pronta cassa. Il poco convincimento nell'adesione al progetto è stato dunque ben remunerato. Sarebbe quindi del tutto improprio legare insieme le diverse attività su Lucca del gruppo» conclude Tambellini. Secondo Tambellini (Pd) la decisione di Favilla per i lavori all'impianto ha lasciato Giuliani solo L'annuncio della gara ha creato il vuoto «Al gruppo Valore erano state date garanzie sulla pianificazione territoriale» Già a settembre 2009 la Lucchese aveva debiti per 3,8 milioni, solo in parte controbilanciati dai 2,6 milioni per l'area LUCCA. «La scomparsa da Lucca del calcio professionistico e di tutto il suo promettente vivaio è stata purtroppo, un evento da tempo ampiamente annunciato». Lo dice Alessandro Tambellini, candidato del centrosinistra alle prossime elezioni comunali, che ripercorre i passi di questa vicenda. «Tutto nasce il 16 dicembre 2009 - spiega Tambellini - quando davanti al notaio Domenico Costantino, fu deliberata la "fusione per incorporazione" della Lucchese Libertas 1905 Srl nella immobiliare di Valore Spa (80) e Cipriano Costruzioni Spa (20) già denominata "Società di sviluppo sportivo" Srl. Mi permisi di chiedere al sindaco e all'assessore allo sport spiegazioni, che ancora attendo, sulle reali finalità di così inconsueta operazione. Dal bilancio al 30 settembre 2009 della società di sviluppo sportivo, infatti, risultavano 3,8 milioni di euro di debiti, solo in parte controbilanciati (2,6 milioni di euro) da "attività" fiduciosamente definite "liquide" (i terreni agricoli di San Donato), nonostante la loro evidente natura di immobilizzazione di lungo periodo, soprattutto dopo l'approvazione della variante di regolamento urbanistico che li aveva sottoposti a vincolo idrogeologico». Secondo Tambellini già a dicembre 2009, quindi, era del tutto evidente che la Lucchese Libertas 1905 non avrebbe avuto la forza, neppure in caso di risultati sportivi assolutamente eccellenti, di estinguere i debiti pregressi, che la immobiliare dei due imprenditori, attraverso la fusione, le aveva voluto "addossare". «La chiave per interpretare l'operazione - aggiunge Tambellini - è stata successivamente fornita dai fatti, quando all'inizio del 2011 la Valore ha cominciato a proporre di cedere la proria quota (80) di partecipazione nei "debiti" della Lucchese Libertas 1905, grazie all'allettante prospettiva, in realtà mai avallata dal consiglio comunale, di poter ottenere dal Comune la disponibilità per 99 anni dello stadio Porta Elisa, oltre a una variante urbanistica calzata addosso al master plan di un vasto e prestigioso intervento immobiliare di ristrutturazione dell'impianto sportivo, ma soprattutto di costruzione di numerosi altri edifici a corredo, beneficiando dei relativi utili. «Appena il sindaco e la giunta - prosegue l'esponente del Pd - una volta che la magistratura ha cominciato a scandagliare i vari passaggi della variante per lo stadio, hanno finalmente chiarito che, nel rispetto della legge, l'eventuale aggiudicazione dei lavori per la ristrutturazione di un'opera pubblica, come uno stadio comunale, potrà comunque e sempre avvenire mediante pubblica gara, intorno a Valentini e Giuliani si è immediatamente creato il vuoto. Oggigiorno infatti, nessuno che conosca il gioco del pallone si presterebbe a rilevare qualche milione di euro di debiti, che peraltro non hanno niente a che fare con l'attività sportiva delle squadre rossonere, senza la certezza che tale impegno economico potrebbe essere marginalmente collocato in una più vasta e profittevole impresa economica, di natura prevalentemente edilizia, turistica e commerciale». Tambellini aggiunge: «Esattamente ciò che Giovanni Valentini precisava alla giornalista Maria Silvia Sacchi del Corriere della Sera il 22 marzo 2004 quando, ragionando sul suo progetto di costruzione di un nuovo grande stadio a Prato, precisava che "Valore ha deciso di impegnarsi solo su operazioni dove già siano state date, dalla pubblica amministrazione, la pianificazione territoriale e l'indirizzo". Nonostante che la sua strategia, di operare in stretto affiancamento alle scelte di pianificazione territoriale, fosse già stata candidamente resa nota all'epoca della sfortunata vicenda dello stadio di Prato, per sette anni l'amministrazione del Comune di Lucca ha preferito negare l'evidenza, confidando nel cuore rossonero degli imprenditori pratesi. «Che dopo i clamorosi flop di Prato e di Lucca, dovranno mettersi in cerca, sempre che queste esperienze abbiano portato consiglio, di un'altra amministrazione compiacente». R.L.