Nella nuova ala del museo gli affreschi di Borremans e un soffitto ligneo del 400 Il dipinto raffigurante la Santuzza portato in processione nel 1624 e il pavimento maiolicato di Villa Cutò Un percorso immaginato come la visita in unantica dimora, colma di arredi preziosi, alle cui pareti fanno a gara le pitture realizzate da alcuni tra i nomi degli artisti di maggior rilievo, che attraversano un arco temporale lungo parecchi secoli. Le nuove sale del Museo Diocesano aprono al pubblico, raddoppiando il percorso espositivo con una nuova idea di fruizione museale che molto apporta alla visita: si passeggia, ci si sofferma sulle opere, si apprezzano gli ambienti che prendono spesso il nome dal colore dei ricchi broccati che ricoprono le pareti - così sala Azzurra, Verde Rossa - e si possono ammirare le opere nel loro complesso, senza dimenticare il rapporto con gli esterni, ovvero con la Cattedrale prospiciente e vicinissima, tanto che dal balcone posto in asse visivo con lingresso laterale si può comodamente osservare ciò che accade al suo interno. Inaugurato ieri dal cardinale Paolo Romeo, il museo è diretto da Giuseppe Randazzo, mentre il vicedirettore Pierfrancesco Palazzotto e la curatrice scientifica Maria Concetta Di Natale hanno ideato il percorso espositivo. Sono tante le novità che è possibile scoprire con una visita al museo. I pavimenti settecenteschi in maiolica, ad esempio: quello della sala Verde decorato con mazzetti di fiori, un tempo era calpestato dalle suore della congregazione di Santa Chiara, mentre il pavimento maiolicato della sala Rossa proviene da Villa Cutò, e venne acquistato su indicazione del cardinale Ruffini, che in questa sala ricca di dorature e velluti cardinalizi riceveva le sue visite. Straordinario è anche il soffitto ligneo della sala Beccadelli, di datazione quattrocentesca, recuperato dal restauratore Mauro Sebastianelli, di fattura pregevole con decorazioni a tempera e dorature. Altri tesori riscoperti sono la cappella affrescata nel 1733 da Guglielmo Borremans, con scene della vita di Gesù e Santi, di pregevolissima fattura. La sala venne fatta trasformare in cappella privata sempre da Ruffini, tra il 1933 e il 1934. Sullaltare, un tabernacolo istoriato con lapislazzuli, diasporo agatato e ametista, che proviene dalla chiesa dellOriglione. Emerse durante i restauri anche le inedite decorazioni dal gusto archeologico delle sovraporte, probabilmente ununica mano ancora sconosciuta che riportava dentro le sale della diocesi gli scorci più belli dellarcheologia siciliana, mentre le cineserie che adornano la prima delle sale sono state attribuite a Mormile. Altra opera pregevole è il crocifisso in cartapesta, realizzato nel Cinquecento, e tra le trecento opere esposte non mancano sorprese davvero uniche, da scoprire di stanza in stanza, come ad esempio lalcova posta sul retro della sala da visita. In occasione del Festino, il museo ha inoltre raccolto in ununica sala lesposizione delle più importanti opere dedicate a Santa Rosalia: tra queste, una tavola duecentesca con cornice debano e le storie della Patrona scolpite in piccoli medaglioni eburnei, e, infine, il più antico quadro raffigurante Rosalia, che venne portato in processione, insieme allurna, nel 1624, per scacciare la peste.