La rottura tra il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il suo assessore più ingombrante, Stefano Boeri, diventa ufficiale nel giorno in cui trova una composizione provvisoria. Ieri, la riunione straordinaria di giunta sull'Expo si è conclusa con l'approvazione all'unanimità dell'Accordo di programma per le aree di Expo 2015, sottoscritto martedì da Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia, Comune di Rho e Poste Italiane. Boeri, che aveva già convocato una conferenza stampa dopo la giunta per comunicare il suo disaccordo su un Expo trasformato in mera operazione immobiliare, l'ha fatta saltare dopo aver incassato l'impegno di Pisapia a far sorgere sull'area il più grande parco d'Europa, con almeno il 56 per cento dei terreni destinati al verde, e l'incarico di stilare il testo di un ordine del giorno e di un documento di indirizzo che accompagnerà la ratifica dell'Accordo di programma. Che tra Pisapia e Boeri ci sia un disaccordo pesante sull'Expo è un segreto di Pulcinella. Loro negano, ma è chiaro che sull'esposizione universale del 2015 hanno idee ben diverse. Pisapia, ereditato l'evento da Letizia Moratti, ha subito trovato un accordo con il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per approvare l'Expo del cemento. Indice di edificabilità 0,52: un diluvio di circa 750 mila metri quadri. Per Formigoni è un'operazione immobiliare necessaria per far quadrare i conti della Fondazione Fiera, proprietaria di due terzi dell'area. Per Pisapia è una proposta che non si può rifiutare: o così o niente, gli ha fatto intendere Formigoni. L'alternativa è passare alla storia come il sindaco che appena arrivato a Palazzo Marino fa perdere l'Expo a Milano. Boeri, che da architetto aveva progettato l'Expo del grande parco planetario delle biodiversità, è andato in questi giorni sostenendo che è invece ancora possibile cambiare rotta. Ridurre il volume di cemento innanzitutto. E poi cercare di portare sull'area funzioni pubbliche (dalla nuova facoltà di Agraria all'Ortomercato), invece che residenza privata e uffici. Gli hanno fatto eco Carlin Petrini, di Slowfood, e anche Elio (di Elio e le Storie tese), che ha rivolto un appello a Pisapia proprio sul Fatto affinché non cadesse "nel tranello di Formigoni". Legambiente aveva poi ricordato al sindaco che i milanesi si sono espressi per il parco con il referendum consultivo del 12 e 13 giugno. Vedremo se Boeri riuscirà a far quadrare il cerchio.