Da quando i Beni culturali possono entrare nel merito dei progetti sono aumentate le bocciature La protesta: «Con l'obbligo di comunicare lo stop rischiamo la paralisi» Gli uffici ancora in affanno per i carichi di lavoro Aumentano i no per gli interventi in aree vincolate. A diciotto mesi dall'entrata in vigore del nuovo procedimento di autorizzazione, partito a inizio 2010, la tutela del paesaggio sembra più stringente che in passato. Le soprintendenze, tuttavia, restano in affanno, sia per il crescente carico di lavoro che per la carenza di personale. E bocciano le modifiche al codice dei Beni culturali inserite nel Dl sviluppo, in particolare l'introduzione del preavviso da inviare in caso di parere negativo. Passi in avanti, invece, sul fronte della copianificazione: sono dieci le Regioni che hanno siglato un'intesa col Mibac per la stesura congiunta dei piani paesaggistici. Nonostante le diverse situazioni che caratterizzano gli uffici (33) sparsi sul territorio nazionale, un dato sembra mettere d'accordo le soprintendenze: il forte aumento dei pareri negativi. Con il nuovo procedimento, infatti, la soprintendenza si esprime nel merito sui progetti, con parere preventivo e vincolante, mentre prima (fino a tutto il 2009) poteva solo annullare gli atti per vizi di legittimità. I soprintendenti, quindi, hanno margini maggiori per valutare gli interventi in aree vincolate e, quindi, anche per bocciarli. L'impennata dei pareri negativi appare evidente, ad esempio, nelle soprintendenze di Milano (e altre otto province lombarde) e della Sardegna (Cagliari-Oristano e Sassari-Nuoro) dove i no sarebbero addirittura «dieci volte di più» rispetto agli anni precedenti, quando gli annullamenti erano appena il 2 delle pratiche ricevute. A Venezia e Laguna, invece, le bocciature erano già intorno al 7 e la scarsa qualità di molti progetti». Sulla stessa linea Stefano Gizzi, soprintendente di Napoli e provincia, che osserva: «Nell'ultimo semestre ci sono arrivate 210 pratiche semplificate, ma solo a 110 abbiamo potuto rispondere. Lasciando così ai Comuni il compito di esprimersi su interventi non sempre così lievi». A preoccupare gli uffici, tuttavia, sono le modifiche al Dlgs 422004 (Codice Urbani) previste dal decreto sviluppo. E, in particolare, la norma inserita alla Camera che pone in capo alle soprintendenze, in base alla legge sulla trasparenza amministrativa (la 2411990), l'onere di inviare al soggetto richiedente un preavviso in caso di provvedimento negativo. «Si tratterebbe di un impegno in più per i nostri uffici, costretti a fare un doppio lavoro afferma Alberto Artioli, soprintendente di Milano e di altre otto province lombarde . Col rischio, inoltre, di aumentare il contenzioso». Dure le parole di Gabriele Tola, alla guida dei due uffici di Sassari e Nuoro: «Questo ulteriore adempimento è un appesantimento delle funzioni che rischia di bloccarci definitivamente. Basti pensare che a Sassari-Nuoro a occuparsi di paesaggio ci sono solo due architetti. Inoltre, non spetta alla soprintendenza mandare il preavviso, visto che i responsabili del procedimento sono Regione ed enti delegati». Stessa conclusione per Gianfranco D'Alo, responsabile Paesaggio della soprintendenza dell'Abruzzo, che conferma: «Inviare il preavviso è compito dei Comuni». Passi in avanti, intanto, si registrano sul fronte della copianificazione. Sono dieci le Regioni che hanno già siglato un' intesa col Mibac per la stesura congiunta dei piani paesaggistici, come previsto dal codice. Finora le amministrazioni che hanno sottoscritto tali protocolli sono: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto. Per altre, come Lazio, Marche e Basilicata, l'intesa sembra in dirittura d'arrivo. Fanno eccezione, invece, Sicilia, Valle D'Aosta e Trentino Alto Adige, che hanno piena autonomia in materia di paesaggio in virtù dello statuto speciale. Una volta concluso il processo di copianificazione, le autorizzazioni paesaggistiche nelle Regioni «adeguate» potranno svincolarsi dal parere delle soprintendenze, che assumerà natura obbligatoria, ma non più vincolante.
Sovrintendenze, crescono i no
A diciotto mesi dall'entrata in vigore del nuovo procedimento di autorizzazione per i progetti di interventi in aree vincolate, la tutela del paesaggio sembra più stringente che in passato. Le soprintendenze, tuttavia, restano in affanno, sia per il crescente carico di lavoro che per la carenza di personale. Il forte aumento dei pareri negativi è evidente, ad esempio, nelle soprintendenze di Milano e della Sardegna. Le modifiche al codice dei Beni culturali inserite nel Dl sviluppo, in particolare l'introduzione del preavviso da inviare in caso di parere negativo, mettono in dubbio la capacità degli uffici di gestire il carico di lavoro.
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