Il commissario contrattacca e bacchetta i consiglieri comunali L'AQUILA. Andarono per suonare e furono suonati. Si potrebbe sintetizzare così la seduta del consiglio comunale di ieri convocata dal presidente Carlo Benedetti per discutere della ricostruzione dell'Aquila. I "suonati" sono naturalmente i consiglieri comunali. Alla seduta hanno partecipato i vertici della struttura commissariale: il presidente della Regione e commissario Gianni Chiodi, il vice commissario Antonio Cicchetti, il vice commissario ai Beni Culturali Luciano Marchetti, il coordinatore della Struttura tecnica di missione Gaetano Fontana, il provveditore interregionale alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna Donato Carlea e il provveditore alle Opere pubbliche delegato per l'Abruzzo Giancarlo Santariga. Le aspettative di chi ha seguito il consiglio (comprese quelle dei cronisti locali accorsi numerosi) erano di una seduta infuocata in cui gli "attori" della struttura commissariale sarebbero stati presi di mira e invitati a sgomberare il campo per ridare i poteri sulla ricostruzione all'ente locale per eccellenza, il Comune. In realtà a parte tre interventi (quelli di Maurizio Capri e Antonello Bernardi del Pd e di Enrico Perilli di Rifondazione) che hanno avuto toni molto critici nei confronti di Chiodi e compagni per il resto la seduta è andata avanti senza scossoni particolari. Gli interlocutori dei consiglieri comunali hanno avuto buon gioco a smontare argomentazioni fumose e spesso poco informate dei rappresentanti dei cittadini aquilani. Antonio Cicchetti ha detto che il 60 per cento degli aquilani sono tornati nelle loro vecchie residenze e che quindi tutto sommato le cose vanno bene. Addirittura nei Comuni del cratere, L'Aquila escluso, solo 6.000 persone su 70.000 sono ancora fuori dalle case che abitavano prima del sei aprile 2009. Nessuno ha replicato e Cicchetti annunciando di avere altri impegni, ha lasciato l'aula. Il provveditore interregionale alle opere pubbliche Donato Carlea con l'aria del professorino che parla ad allievi un po' impreparati ha detto in sostanza: «Noi sul terremoto stiamo facendo tutto quello che ci compete» e poi ha aggiunto che «loro» non possono pensare solo al terremoto dell'Aquila per il quale faranno bene soprattutto quello che «sappiamo fare e cioè la stazione appaltante». Poi ha fatto una astrusa (per chi non è del mestiere) differenza fra miglioramento e adeguamento sismico e a quel punto agli ascoltatori sono traballate anche le ultime certezze. L'architetto Gaetano Fontana, capo della struttura tecnica di missione e indicato spesso come il vero nemico del Comune, con la sua voce suadente, da speaker radiofonico, ha tirato fuori una serie di argomentazioni (che riportiamo nel dettaglio nella pagina a fianco) che hanno messo ko i consiglieri che nemmeno si sono azzardati a entrare in dettagli tecnici nei quali si sarebbero persi. E' poi toccato a Chiodi il quale (alcune sue dichiarazioni sono nel pezzo a sinistra) ha suonato la grancassa e ha detto in sostanza (si tratta di una libera interpretazione di chi scrive): Voi parlate parlate e non solo non sapete di che cosa state parlando ma noi stiamo ancora aspettando che dal consiglio comunale partano proposte concrete che noi non avremo difficoltà a sostenere. Chiodi ha poi avuto qualche scambio polemico con il sindaco Cialente ribadendo però una cosa: il piano di riqualificazione del centro storico «dovete presentarlo» altrimenti i cantieri ve li scordate. Il che sembra uno stop al piano di ricostruzione rapida del centro proposto da Enzo Lombardi (Pdl) e Benedetti, piano che Chiodi ha detto di non avere ancora ricevuto.