Potrebbe pure essere un «cartello» di enti locali, Regione Emilia-Romagna in testa, ad acquistare uno dei massimi luoghi verdiani, Palazzo Orlandi, rispondendo così all'annuncio apparso sul «Financial Times in cui veniva messo in vendita e che tante polemiche ha già suscitato. «Per ora seguiremo la vicenda - ha spiegato l'assessore regionale alla Cultura Marco Barbieri - ma avendo la tutela della Soprintendenza, lo Stato, la Regione e gli altri enti locali hanno diritto di prelazione in caso di vendita». L'occhio obbligato ai bilanci potrebbe non impedire dunque un eventuale intervento. Per esempio in una logica di un'intesa fra più enti, come Regione, Provincia, Comune e ministero dei Beni culturali. L annuncio aveva confermato l'intenzione della famiglia Orlandi - attuale proprietaria del palazzo che ne porta il nome - di vendere l'immobile dove il Maestro visse dal 1849 al 1851 con Giuseppina Strepponi. Lì, Verdi compose le opere Luisa Miller, Stiffelio, Rigoletto e Trovatore. La decisione di Sabadini Orlandi, vedova di Angelo Orlandi, è maturata per mancanza di eredi diretti e dopo l'impossibilità di concretizzare, anche per mancanza di fondi, un precedente progetto di ristrutturazione: il preventivo si aggirava sui 5,5 milioni di euro. Intanto a Busseto in questi giorni non si parla d'altro. La notizia ha creato un comprensibile scalpore e la maggioranza della gente, stando ai commenti che fino ad ora sono stati raccolti, auspica che si faccia avanti un acquirente che possa restaurare il palazzo e rispettarne i significati e la storicità, anche se non mancano comunque pareri contrastanti. Luigi Giuseppe Villani, capogruppo di Forza Italia in Regione è intervenuto sull'argomento e ha detto: «Ritengo che Palazzo Orlandi sia un monumento di assoluto riguardo, non solo per la sua importanza storica in quanto appartenuto e abitato dal grande Maestro Giuseppe Verdi ma anche dal punto di vista più strettamente culturale avendo avuto fino a qualche anno fa la funzione di museo di cimeli dello stesso Verdi e di Arturo Toscanini. In una ottica di promozione dell'attività turistica delle zone rivierasche di Po della nostra provincia, che hanno dato i nàatali e dove hanno vissuto grandi personalità della cultura europea degli ultimi secoli come appunto Verdi ma anche Giovannino Guareschi, sarebbe quindi importante recuperare non solo l'edificio ma anche la sua funzionalità di museo. Non basta però a questo scopo dichiarare, dopo aver tardivamente scoperto il problema, che al momento opportuno si cercherà di fare qualcosa come ha fatto l'assessore regionale alla cultura Marco Barbieri. Bisogna invece attivarsi fin da subito in sinergia con altri enti ed istituzioni interessate (Stato, Provincia di Parma, Comune di Busseto "e fondazioni) per trovare una soluzione al problema». Uno dei maggiori storici e cultori verdiani di Busseto, il professor Corrado Mingardi, direttore della biblioteca della Fondazione Cariparma e del Museo verdiano di Casa Barezzi ha speso solo pochissime parole. «Sarebbe bello - ha dichiarato - che saltasse fuori un acquirente in grado di trovare una destinazione degna a questo luogo». Il presidente dell'associazione Amici di Verdi Maurizio Marchetti, a sua volta si è pronunciato sulla questione sottolineando che: «la cosa importante è che chi lo acquista rispetti il significato del luogo. Il palazzo è privato ed è normale che la proprietà faccia ciò che ritiene opportuno fare. Io da verdiano posso solo formulare un auspicio, e cioè che chi subentra ne rispetti come dicevo il significato». Infine ha parlato Lamberto Michelazzi, consigliere comunale della Cdl. «Sono dell'idea - ha dichiarato - che la soluzione migliore sia quella di un privato che abbia tanti soldi da poterlo rilevare e lo metta finalmente a posto, perché se aspettiamo che ad intervenire siano gli Enti pubblici passano almeno altri 10 anni e dopo ci ritroviamo questo luogo in condizioni peggiori di quelle attuali. L'importante è salvare il palazzo coi suoi cimeli e la sua memoria. Si auspica quindi che qualche magnate amante di Verdi ne sia interessato. Non importa se arriverà dal Giappone o dall'America: tanto il palazzo non scappa e merita di essere recuperato. Sarà altresì importante molta collaborazione fra pubblico e privato. Penso anche che essendo una proprietà privata alle Istituzioni pubbliche non possa essere addossata alcuna colpa e che l'iniziativa dei proprietari di rendere pubblica l'idea di venderlo sia lodevole perché in questo modo si possono mettere a conoscenza le persone di questa iniziativa che altrimenti sarebbe rimasta avvolta nel silenzio». «Ribadisco - ha concluso - che non importa se l'acquirente sarà italiano o straniero: anzi, a proposito di stranieri speriamo che questi arrivino con la prossima stagione lirica che è stata recentemente presentata. Una cosa infine è certa: Palazzo Orlandi e Busseto non possono che migliorare perché peggio di così non si può».