Assemblea straordinaria del direttivo: appello al sindaco per scongiurare la crisi Una crisi economica come mai ne aveva subite in 136 annidi attività: oggi la Società napoletana di Storia Patria alza bandiera bianca e annuncia la chiusura delle attività per mancanza di fondi. Un crescendo drammatico: prima la riduzione degli orari d'apertura della struttura ubicata al Maschio Angioino, poi l'annuncio del licenziamento, a partire da settembre, delle due impiegate che nonostante non percepissero lo stipendio hanno permesso, insieme con i volontari, di continuare a tenere aperta la biblioteca. Ed ora una lettera della docente di Storia, Renata De Lorenzo, presidente della Società spiega quello che rischia di essere l'epilogo d'oltre un secolo di attività: «Nonostante l'impegno costante nella ricerca di risorse, nella progettazione, nella valorizzazione e nella campagna per far conoscere la Società, che forse darà risultati promettenti entro la fine dell'anno, ciò che ora si prospetta è la fine». Stamane ci sarà un'assemblea straordinaria del consiglio direttivo, costituito dalla De Lorenzo e da numerosi, quotati studiosi: Aurelio Musi, Nicola De Blasi, Orazio Abbamonte, Francesco Aceto, Aurelio Cemigliaro, Marta Herling, Luigi Mascilli Migliorini, Francesco Senatore e Giovanni Vitolo. All'incontro prenderà parte anche Luigi de Magistris, che in quanto sindaco, è presidente onorario per statuto. Al primo cittadino verrà spiegata la situazione drammatica dell'istituto e da lui ci si aspetta una soluzione per scongiurare la chiusura. La situazione debitoria ammonta a circa 230mila euro con un credito di 462mila euro vantato dall'Istituto proprio nei confronti del Comune che non ha mai pagato i contributi societari 2008, 2009 e 2010 disattendendo anche la promessa di un primo ripiano del debito fatta dall'allora sindaco Rosa Russo lervolino. Quest'anno sono anche stati deliberati a favore della Società 100mila euro da parte della Regione Campania, mai versati a causa dell'intervento del ministero della Cultura sul bilancio regionale. Tecnicamente il credito complessivo della Società napoletana di Storia Patria ammonta a oltre mezzo milione d'euro. Denaro che tuttavia non arriva in cassa, mentre aumentano i debiti verso il Banco dei Napoli, i dipendenti, i fornitori e i consulenti per una somma che supera i 250mila euro. Urge, dunque, una terapia d'urto. Il nuovo direttivo, insediatosi a maggio 2010, ha tagliato spese e incrementato il numero dei soci, ma non basta. Spiega la presidente De Lorenzo: «La Provincia di Napoli ha ignorato un nostro progetto scientifico di ristampe di testi in occasione del Centocinquantenario dell'Unità. Unione Industriali, Ufficio cultura del Banco di Napoli e Camera di Commercio ci hanno egualmente ignorati». Tra le soluzioni vagliate c'è quella della vendita del patrimonio di volumi, custodito in biblioteca.
Napoli. Rischio chiusura per la Società di Storia Patria
La Società napoletana di Storia Patria, un'istituzione culturale, si trova in una crisi economica grave. La società ha una situazione debitoria di circa 230mila euro e un credito di 462mila euro con il Comune di Napoli, che non ha pagato i contributi societari negli anni 2008, 2009 e 2010. La Regione Campania ha deliberato 100mila euro per la società, ma non è stato versato a causa dell'intervento del ministero della Cultura. La società ha tagliato spese e incrementato il numero dei soci, ma non basta.
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