Gentile Direttore, leggo sulla cronaca di sabato scorso di alcuni interventi di restauro del palazzo Fuga che consentiranno di utilizzare spazi destinati a funzioni di incontro e di studio. L'iniziativa è lodevole ma, come si dice, rischia di ritrovarsi nell'ambito degli annunci parziali, senza voler affrontare il problema per dare un'opera culturalmente conclusa. Ricordo prima di tutto a me stesso che, oltre venti anni or sono, una grossa società immobiliare, affidò ad un gruppo di esperti, l'opportunità di elaborare proposte per il restauro e la rifunzionalizzazione del truce palazzo. Dopo alcuni mesi, mentre veniva a scadenza il termine ultimo per ottenere il finanziamento, a maggio, constatato lo stato dei lavori che andavano a rilento, la società mi affidò l'incarico di elaborare una proposta concreta da consegnare entro i termini. Il 20 luglio il mio lavoro era concluso, ma per ragioni oscure, tutto si arenò, aspettando tempi migliori. L'intervento nella sua complessa articolazione, prevedeva, a seguito di interessanti osservazioni che avevo potuto effettuare sul posto, alcune soluzioni ed una destinazione precisa, scaturita dalla complessità morfologica dell'edificio. La costruzione poteva essere destinata a edificio delle Arti e dei Mestieri. Al centro del complesso, su ciò che rimane della grande cattedrale progettata da Fuga era stata fra l'altro ipotizzata la realizzazione di un edificio a quattro braccia, in acciaio e cristallo un grande palazzo per esposizioni, sul modello di quelli famosi di inizio '900. Lungi da me vantare una priorità della mia soluzione; le scrivo solo per rimarcare quanto da anni vado dicendo a proposito della vista corta con la quale Napoli (dopo Re Ferdinando), affronta i suoi problemi. Tutto ciò che bolle in pentola tende ad avanzare soluzioni contenute, piuttosto che a risolvere e proporre nuovi scenari. Atti di coraggio che fino agli anni '90 erano possibili, ora sembrano lontani mille miglia. La nuova amministrazione nasce con un programma che ci è piaciuto: scassare tutto per ricostruire (come una Fenice) dal verminaio delle sue ceneri. E l'ultima grande occasione che ci viene offerta, se il sindaco vorrà assumere, oltre al suo rigore morale, anche il ruolo di realizzatore di grandi idee. Il Palazzo Fuga è un complesso enorme e il suo restauro e riuso fa tremare le vene e i polsi. A parte qualche iniziativa contenuta, con i soldi di bilanci correnti, non si riuscirà mai a fare granché. Ma mi viene in mente che di recente il Colosseo è stato adottato da Diego Della Valle; che Pompei è sotto l'ala protettiva dei francesi. E così di seguito altri industriali vogliono contribuire a riusare grandi complessi culturali: Palazzo Fuga solo in questo modo potrà diventare uno di questi.
Napoli. Palazzo Fuga, solo un'adozione può sbloccarlo
Il palazzo Fuga, un complesso enorme, è stato oggetto di interventi di restauro. L'autore dell'articolo ricorda di aver lavorato per il restauro del palazzo venti anni or sono, ma le sue proposte furono abbandonate. L'autore pensa che il palazzo potrà diventare uno spazio di incontro e studio se sarà destinato ad edifici delle Arti e dei Mestieri e se sarà riusato con l'aiuto di industriali. L'autore critica la vista corta con la quale Napoli affronta i suoi problemi e pensa che il sindaco debba assumere il ruolo di realizzatore di grandi idee. Il palazzo Fuga potrà diventare uno spazio culturale se sarà restaurato e riusato con l'aiuto di industriali.
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