Dopo venticinque anni di chiusura e tre di restauri il prestigioso edificio di via Bonello abitato dai cardinali da oggi apre al pubblico Dagli splendidi affreschi del Borremans ai maestosi lampadari di Murano fino ai pavimenti in maiolica Alle 18 l'inaugurazione con l'assessore al Beni culturali Missineo, e il cardinale Paolo Romeo: «Finalmente ho la gioia - dice - di aprire senza gelosia alcuna le porte del Palazzo». PALERMO. II Palazzo arcivescovile di Palermo si apre alla città e diventa museo di se stesso. Dopo quasi 25 anni di chiusura e tre anni di restauri, il piano nobile dello storico complesso di via Matteo Bonello, abitato da famosi cardinali e scrigno di preziose opere d'arte, diventa parte del Museo diocesano. L'«anteprima», riservata a Benedetto XVI in occasione della sua visita a Palermo dello scorso 3 ottobre, aveva svelato a pochi gli affreschi del Borremans, i pavimenti in maiolica e gli splendidi lampadari di Murano, che da oggi pomeriggio saranno parte integrante dell'esposizione «Ambienti e mostre a cantiere aperto del Museo Diocesano di Palermo», aperta tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,30, sabato dalle 10 alle 18 (lunedì chiuso), con biglietto di 4,50 euro per l'intero Museo. Alle 18 l'inaugurazione con Sebastiano Missineo, assessore regionale ai Beni culturali; il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo; Gesualdo Campo, dirigente del Dipartimento regionale dei Beni culturali; Salvatore Bordonali, presidente della Congregazione di Sant'Eligio; Gaetano Gullo, soprintendente per i Beni culturali di Palermo; Giuseppe Randazzo, direttore del Museo diocesano. Illustreranno l'esposizione e i lavori di restauro Maria Concetta Di Natale, curatrice scientifica del Museo; Matteo Scognamiglio, responsabile unico del procedimento peri lavori di restauro; Lina Bellanca, direttore dei lavori; Pierfrancesco Palazzotto, vicedirettore del Museo; Mauro Sebastianelli, che ha curato il progetto di restauro realizzato dalla ditta Venezia di Villafranca sicula. Si tratta di 12 sale, che si aggiungono alle 13 già inaugurate nel 2004 e che ospiteranno un centinaio di opere e arredi nell'allestimento definitivo da completare entro l'anno prossimo, per un finanziamento regionale complessivo di due milioni e mezzo di euro. In attesa di compiere questa rivisitazione del percorso espositivo, la mostra «a cantiere aperto» offre l'opportunità di addentrarsi nelle sale sconosciute del Palazzo, fin dentro alla camera da letto del cardinale Pietro Gravina, che nella prima metà dell'Ottocento creò alcuni ambienti da un'enorme sala affrescata dal Borremans. Permette di godere dai balconi del Palazzo la straordinaria visione del fronte meridionale della Cattedrale, di trattenere il fiato davanti agli affreschi di Guglielmo Borremans nella cappella che custodisce uno splendido altare della chiesa dell' Origlione con un tabernacolo in lapislazzuli e che Maurizio Calvesi promosse «al rango di una delle più preziose gemme d'arte della città di Palermo». Regala ai visitatori il quattrocentesco soffitto ligneo della sala Beccadelli, coi suoi stemmi dipinti; le delicate decorazioni a tempera del primo Ottocento, affini a quelle della Casina Cinese, commissionati da monsignor Raffaele Mormile; i settecenteschi pavimenti maiolicati, uno proveniente dalla villa Cutò di Bagheria con lo stemma Naselli d'Aragona, nella sala rossa, e l'altro proveniente dal convento di Santa Chiara e installato nella sala verde, dedicata per l'occasione a Santa Rosalia. È questa la chicca del nuovo piano del museo, un ambiente con undici opere dedicata alla vergine eremita, a partire dalla tavola di fine XII secolo in cui la Santuzza compare alle spalle di sant'Oliva (già esposta al Museo diocesano precedentemente), fino alla prima tela dedicata a colei che liberò Palermo dalla peste, realizzata da Vincenzo La Barbera proprio nel 1624, e a due quadri che la ritraggono eremita, mai esposti prima. Si realizza ciò che Calvesi auspicava nel 1976 e che il cardinale Salvatore Pappalardo per primo e i suoi successori dopo si sono impegnati a realizzare. «Finalmente ho la gioia - afferma il cardinale Paolo Romeo - di aprire senza gelosia alcuna le porte del Palazzo a tutti, ai palermitani anzitutto, perché possano godere di questo ulteriore gioiello che arricchisce il nostro comune patrimonio».
Palermo. Il Museo diocesano svela i suoi tesori
Il Palazzo arcivescovile di Palermo, chiuso per 25 anni, è stato restaurato e aperto al pubblico come parte del Museo diocesano. L'inaugurazione è prevista per pomeriggio, con la presenza di Sebastiano Missineo, assessore regionale ai Beni culturali, il cardinale Paolo Romeo e altri dirigenti. Il palazzo ospita 12 sale con opere d'arte e arredi, tra cui affreschi di Guglielmo Borremans, pavimenti in maiolica e lampadari di Murano. La mostra a cantiere aperto offre l'opportunità di visitare le sale sconosciute del palazzo, tra cui la camera da letto del cardinale Pietro Gravina.
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