Per gli Scavi pronto un piano di nuove assunzioni NAPOLI Quattro ore sotto il sole in compagnia della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e del direttore degli Scavi Antonio Varone. Il sopralluogo del sottosegretario ai Beni culturali Riccardo Villari a Pompei era già previsto. Ma ieri ha avuto una ragione in più per effettuarlo: la maxi biglietteria da cinque milioni di euro mai aperta perché manca una condotta d'aria e le domus restaurate con i fondi Por e ancora sbarrate da cancelli. Cosa le è sembrato, sottosegretario? «Quando si va nell'area archeologica di Pompei, si passeggia in una città che ha oltre millecinquecento case. E' chiaro che gestirle è complicato soprattutto quando si ha poco personale. Sono stato anche alla nuova biglietteria di Porta Anfiteatro. Ci sono problemi; luci e ombre ma io sono ottimista e ho visto più luci». E le ombre come si cancellano? «Il problema principale è il personale risicato ma abbiamo già riaperto le vecchie graduatorie in base ai termini che ci permette la legge. Diciamo che per fine anno, venticinque o trenta persone, tra archeologi e architetti verranno assunti per dare una mano agli Scavi. Inoltre con il piano per Pompei il governo ha sbloccato 105 milioni perla messa in sicurezza delle domus, anche se agli Scavi ne vanno poco più della metà. Per dare un'idea la città antica è ancora coperta per 22 ettari. Cosa c'è sotto? Anche questo rappresenta una sfida per il futuro. Abbiamo un sito unico al mondo». Però ci vogliono fondi e devono essere spesi bene. «Sicuramente. Come ministero stiamo percorrendo strade alternative e nuove come la sinergia tra pubblico e privato. Sulla scia dell'operazione Colosseo. Con tutti i soggetti attivi che devono lavorare insieme non solo per il sito ma anche per il recupero del contesto in cui si trova. E vedo l'obiettivo vicino». Ci sono privati interessati? «Il presidente dell'Unione degli industriali di Napoli Paolo Graziano ha parlato della cordata francese. Duemila aziende interessate ad investire anche per ragioni fiscali. Poi ho incontrato il sindaco di Pompei e mi ha parlato di una cordata di americani. Sono convinto che faranno la fila per venire qui. Immagino che imprese come Google o Apple farebbero salti mortali per associare il loro nome a Pompei, il vecchio e il nuovo insieme fa sempre effetto. Per questo occorre procedere per moduli e gradualmente. Ho chiesto ufficialmente un incontro con Graziano per capire cosa si può fare. E' giusto, per orgoglio territoriale, che siano i campani a fare qualcosa, ad essere loro i capofila di questi interventi. Ma non ci saranno mai affidamenti diretti. Tutto avverrà attraverso gare pubbliche, trasparenti. Il problema non sono i soldi, ma spenderli bene e il ministero terrà gli occhi bene aperti». Google e la Apple? Addirittura? «Era solo un esempio» Ottimista? «Ho visto chi lavora a Pompei e sono rimasto colpito dal loro entusiasmo dalla loro voglia di tutelare questo patrimonio. Sono pochi e guadagnano pochissimo ma ci mettono l'anima e questo vorrei fosse sottolineato. Pompei ha 12 mila visitatori al giorno e forse non ne può sopportare di più, attualmente. Ma la cultura produce sviluppo e ricchezza. Teniamolo presente».
Per Pompei già in fila i grandi gruppi mondiali. Il sottosegretario Villari: fa gola a Apple e Google
Il sottosegretario ai Beni culturali Riccardo Villari ha effettuato un sopralluogo a Pompei con la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e il direttore degli Scavi Antonio Varone. Il sito archeologico è ancora coperto per 22 ettari e mancano fondi per la messa in sicurezza delle domus. Il governo ha sbloccato 105 milioni di euro per il progetto, ma gli Scavi ne hanno solo una parte. Villari ha annunciato che verranno assunti 25-30 persone per fine anno per aiutare gli Scavi. Inoltre, il ministero sta cercando di coinvolgere il settore privato, come aziende come Google e Apple, per finanziare il progetto.
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