Era un boscaiolo che, a Nemi, tagliava gli alberi sopra il cimitero: «La trova, ne fa le foto, le sparge in giro, e questo l'ha tradito», dice il maresciallo della Guardia di Finanza Gianluca Di Stefano; poi, racconta come sia stata ritrovata la più grande statua esistente di Caligola, due metri e mezzo d'altezza: l'unica che lo ritragga in trono, «iconografia di solito riservata a Zeus», aggiunge Marina Sapelli Ragni, la soprintendente. «Qualcuno ci dice della foto; il boscaiolo si accorge che è nel mirino; allora, la sotterra di nuovo, e lascia passare due anni, in attesa che le acque si calmino. Poi, torna a cercare un acquirente. Lo trova nell'area di Ostia, trattano sul milione di euro. Noi aspettiamo che la dissotterri, la carichi, e interveniamo», dice sempre Di Stefano. «Era destinata a partire per mare, verso un mercato orientale: Giappone, gli Emirati, chissà», spiega il maggiore Massimo Rossi, a capo dei 20 uomini che, nelle «fiamme gialle», si occupano di archeologia, sede al nucleo tributario della Finanza a Roma. Tre denunciati e il processo in corso; «ma tanto, rischiano davvero poco», lamenta il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro. La scultura andrà al Museo delle Navi, vicino al luogo in cui è stata ritrovata: «Di Caligola rimangono pochissimi ritratti, per via della damnatio memoriae che lo colpì», spiega Sapelli Ragni, dopo una vita breve ma quanto mai discussa e travagliata: despota stravagante ed eccentrico, non giunse forse a nominare senatore il proprio cavallo? Svetonio gli dedica nove capitoli come imperatore, ma ne spende 39 per parlar male di lui; e Svetonio racconta che fosse alto un metro e 90, ottimo auriga, già alquanto calvo ad onta dell'età giovanile, quattro mogli ed altrettanti anni di principato. «Ma è eccezionale che in questo caso, come di solito accade per gli scavi clandestini, non si sia perduto il contesto del ritrovamento», aggiunge un'altra archeologa, Giuseppina Ghini. Infatti, dopo il recupero della statua, il «tombarolo» improvvisato ha raccontato quale fosse il luogo dove era stata sepolta; «e noi, ad aprile, abbiamo iniziato uno scavo d'urgenza», dice la soprintendente. Così, ai due grandi lacerti della statua, in uno dei quali si vede il trono e si «leggono» i calzari cui Gaio Cesare Germanico (imperatore dal 37 al 41) deve il soprannome, si aggiunge la testa: «Abbiamo rinvenuto un ninfeo; e il capo, già in età antica, era rotolato in un angolo della vasca, per cui sembra guai più piccolo, tanto è stato assottigliato». Dallo scavo sono usciti 250 pezzi, alcuni anche di una buona qualità, e un ambiente termale, «uno dei luoghi di villeggiatura della gens Iulio-Claudia», dice Ghini. Il colonnello Virgilio Pomponi, comandante del Nucleo di polizia tributaria di Roma, racconta dei 12 mila pezzi di archeologia recuperati negli anni 2009-10, dei 416 quadri e dei quasi 140 mila falsi, nonché dei 300 denunciati; mentre il maggiore Rossi ammette che «il dubbio venne anche perché il boscaiolo usava un camion troppo grande per le esigenze che aveva; e bellissima è la parte inferiore del trono, che si è salvata: tutta a rilievo». Come spiega Giro, «tra la Finanza e il Comando per tutela culturale dei carabinieri esiste una concorrenza, ed è positiva; e l'archeologia è una nostra priorità. Sia quella da ritrovare, sia quella da salvare: confermo il massimo interesse dello Stato per la Domus Aurea, un progetto assai difficile e lungo». Caligola è stato scolpito in trono in un grande blocco di marmo greco; che sia lui, non c'è dubbio: il piede sinistro mostra la «caliga», il suo tradizionale calzare, tipico dei legionari. E' stato ritrovato non lontano dalla residenza, degna della leggenda, che egli volle sulle rive del lago, dove l'occhio poteva sperdersi fino ad Anzio, la sede di famose battaglie e di una residenza imperiale, luogo di nascita di Nerone. Adesso va restaurato: le pieghe dei suoi panneggi sono ancora incrostate di terra. Il maresciallo Di Stefano sta in un angolo: «Il mio lavoro, l'ho fatto; oggi è la volta di altri raccontarlo e descriverlo».