Se bastasse ascoltare le parole del ministro Giancarlo Galan in una risposta a un'interrogazione parlamentare, il futuro di Cinecittà Luce, società nata nel 2009 dalla fusione tra Cinecittà Holding e Istituto Luce, sembrerebbe quasi roseo. Invece la realtà dice che per gli studios romani di via Tuscolana si avvicina a grandi passi il momento di dare l'addio alla produzione diretta di pellicole e documentari La scure della manovra d'altronde non risparmia neanche l'arte di fare cinema: in un solo anno i finanziamenti erogati a Cinecittà dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus) sono passati dai 17,2 milioni del 2010 ai 7,5 di quest'anno, riducendosi praticamente al lumicino. E pensare che proprio Galan, a chi gli chiedeva delucidazioni in merito alle reali prospettive degli stabilimenti cinematografici, aveva risposto chiarendo che «le preoccupazioni in merito alla possibile chiusura di Cinecittà Luce si ritengono in via di risoluzione». Non solo. Galan aveva anche rassicurato i più circa l'impegno del suo dicastero «a vigilare sui costi e sul contenimento delle spese di Cinecittà Luce nello svolgimento delle sue attività». Il titolare della Cultura aveva anche ricordato che nel marzo scorso il Consiglio, dei ministri aveva assegnato al suo dicastero 236 milioni di euro, 149 dei quali destinati al Fus. Lo stesso Cdm, poi, ha ricordato ancora Galan, aveva stabilito che il finanziamento delle «misure di agevolazione fiscale in favore dell'industria cinematografica non viene più finanziato dal contributo straordinario di un euro sui biglietti di ingresso delle sale cine-matografiche». Osservazioni che si sono prontamente scontrate con la dura realtà. Adesso la proprietà degli studi e dei teatri di posa passerà alla società Fintecna, mentre circa la metà dei lavoratori troveranno impiego presso lo stesso ministero guidato da Galan. Il rischio, sottolineato anche nell'interrogazione, è che l'intero patrimonio audiovisivo in dote a Cinecittà non riceva la necessaria manutenzione e conservazione. Campanelli di allarme condivisi anche dalle categorie, come l'Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali (Anica), che per bocca del presidente Riccardo Tozzi ha chiesto al ministro una riforma che preveda «un intervento pubblico efficiente e razionale che salvaguardi le teche, la distribuzione delle opere prime e la promozione all'estero. ma anche l'occupazione». Qualche preoccupazione in più, invece, è arrivata dalla politica. Il deputato del Pd Marco Meta ha sottolineato: «Ci allarma quanto previsto dalla manovra economica, che mette di fatto in liquidazione Cinecittà Luce disperdendo un enorme patrimonio culturale. È una scelta miope e assolutamente ingenerosa quella di abbandonare completamente la produzione di opere cinematografiche». Secondo Meta, insomma, «si tratta di un vero e proprio smantellamento di un patrimonio prezioso per la cultura di Roma e del Paese intero».
Cinecittà Luce chiude i battenti. Ma per il ministro Galan andava tutto bene
Il ministro della Cultura Giancarlo Galan ha risposto a un'interrogazione parlamentare affermando che il futuro di Cinecittà Luce, società di produzione cinematografica, sembra roseo. Tuttavia, la realtà è che il finanziamento erogato al Fondo unico per lo spettacolo (Fus) è ridotto drasticamente, passando dai 17,2 milioni del 2010 ai 7,5 milioni di quest'anno. Cinecittà Luce rischia di chiudere e la sua produzione diretta di pellicole e documentari potrebbe scomparire.
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