Un presidio contro smantellamento e disoccupazione A leggere le notizie dello smantellamento di Cinecittà, sembra di ripercorrere l'azione che tentò di fare il terzo reich in fuga verso il nord, allo scopo di portar via tutto il patrimonio di apparecchiature cinematografiche, non senza la resistenza attiva delle maestranze. Quello che non riuscirono a fare nel '44 sta cercando di fare ora la finanziaria con una manovra che passerà senza probabilmente neanche prendere in considerazione le eventuali modifiche. Con una norma inserita nella finanziaria Cinecittà Luce da società a capitale statale è stata trasformata in srl con capitale di 15 mila euro. La risposta immediata del presidente Roberto Cicutto e dell'amministratore delegato Luciano Sovena è stata subito dopo l'annuncio che nulla sarebbe cambiato nelle funzioni della società («si precisa che nessuna dismissione patrimoniale è contenuta nel decreto legge e tanto meno annunciata dal Ministro Galan»), ma di fatto i sindacati confederali di categoria hanno indetto martedl mattina un presidio davanti al ministero dei Beni culturali a cui hanno partecipato i lavoratori di Cinecittà Luce spa con l'adesione delle troupe cinematografiche, registi e attori. Il presidio è stato organizzato per il mantenimento della missione aziendale, del suo patrimonio (immobiliare e immateriale), del finanziamento attraverso il Fus, del mantenimento («qualitativo e quantitativo») dell'occupazione. Le delegazioni dei tre sindacati di categoria si sono incontrate con il capo di gabinetto del Mibac, Salvatore Nastasi, per discutere del futuro della società messa in liquidazione. Silvano Conti (Cgil), dopo l'incontro commenta: «Dal ministro abbiamo avuto rassicurazioni sulla questione del patrimonio e alle garanzie sulla occupazione dei 125 lavoratori di Cinecittà». Per Michele Mete (Pd) è un vero smantellamento di un patrimonio prezioso per la cultura italiana dopo appena tre mesi dal reintegro del Fus. Patrizia Cacciani (rappresentante sindacale di Cinecittà Luce) esprime preoccupazione poiché una parte dell'azienda diventerà una srl, una parte andrà a Fintecna, società pubblica del ministero del tesoro. «Inoltre, aggiunge, parte del personale va a finire al Mibac, ma non si sa nè in che numero nè con che funzioni e non si sa se nello smantellamento finiscano anche il patrimonio immobiliare, quindi la stessa Cinecittà, e quello immateriale, la proprietà filmica». Il presidente dell'Anita Tozzi auspica in un comunicato ufficiale: «la riforma preveda un intervento pubblico efficiente e razionale che salvaguardi le teche, la distribuzione delle opere prime e la promozione all'estero, ma anche l'occupazione. Il patrimonio della vecchia società è in grado di contribuire ai costi di struttura e di personale lasciando al Fus il compito di finanziare solo le attività». In pratica, si cancella la produzione. Più sinteticamente Nicola Zingaretti, presidente della Provincia parla di «schiaffo in faccia agli italiani». Giulio Scarpati, rappresentante sindacale degli attori dice: «Quello che sconcerta è che si sottovaluti che Cinecittà sia un punto d'eccellenza. lo non capisco se è un progetto che ha un piano, quello di lasciar morire il settore». Il senatore pd Vincenzo Vita, vice presidente della commissione Cultura del Senato incontrerà oggi alle 15 durante l'audizione prevista, il ministro a cui chiederà «che fine farà Cinecittà, la sua missione strategica e la tutela dell'occupazione, che fine fanno i terreni e se ci sono ipotesi di speculazione edilizia e perché questa resa ai privati». Nel frattempo anche al Mibac è allarme personale: il sottosegretario Francesco Giro annuncia il rischio chiusura per i pensionamenti senza sostituzioni adeguate