Contestata la manovra. Oggi Galan al Senato ROMA Troupe, attori, registi, comparse, tutti insieme in piazza ieri a Roma per protestare contro la norma inserita nella manovra che ha messo in liquidazione la vecchia «Cinecittà Luce». Appuntamento sotto le finestre del ministero dei Beni Culturali a via del Collegio Romano in una capitale «bollente» che aveva già raggiunto i 35 gradi alle dieci del mattino. Tra fischi, slogan e rulli di tamburo, decine di lavoratori, che ieri hanno scioperato dalle 10 alle 13, sono andati a chiedere rassicurazioni sul patrimonio immobiliare della nuova società che sostituirà quella in liquidazione e sul lo- ro destino occupazionale. «Una parte dell'azienda diventerà una srl con capitale sociale di i5.000 euro spiega Patrizia Cacciani, delegato Cgil a Cinecittà un'altra, quella in liquidazione, andrebbe invece a Fintecna, società pubblica del ministero del Tesoro». E oggi il ministro Galan è atteso in Senato per una nuova audizione: all'ordine del giorno i temi della politica culturale, ma dall'opposizione «le prime domande saranno su Cinecittà e il Teatro Valle», ha anticipato il vicepresidente della Commissione cultura Vincenzo Vita del Partito Democratico. Dopo un incontro con il capo di gabinetto Salvo Nastasi, a cui ha partecipato anche Cacciani «si è appreso che nessuno dei 125 lavoratori finirà in Fintecna ha precisato la sindacalista dove finirà invece la scatola giuridica vuota di Cinecittà. Nella srl ha aggiunto Cacciani rimarrebbero l'archivio storico Luce, la promozione cinema italiano all'Estero e la distinzione opere prime e seconde. Il personale che non sarà assorbito dalla srl andrà invece al Ministero. E sarà l'amministratore unico della nuova società a decidere le diverse destinazioni dei lavoratori con criteri messi a punto insieme alle segreterie nazionali dei sindacati. Infine ha concluso Cacciani i diritti di superficie degli stabilimenti cinematografici di Cinecittà resteranno uniti al patrimonio filmico». Sul caso è intervenuta anche l'Anica, l'associazione degli imprenditori del cinema che ha chiesto «un intervento pubblico efficiente e razionale ha sottolineato il presidente Riccardo Tozzi che salvaguardi le teche, la distribuzione delle opere prime e la promozione all'estero, ma anche l'occupazione». Preoccupazione, infine, è stata espressa anche da Fabio Granata di Fli: «Pensare di tagliare la mission aziendale e il necessario finanziamento di Cinecittà Luce ha detto è l'ennesimo schiaffo che questo governo intende dare alla cultura italiana».
Cinecittà, protesta in piazza. Non smantellate l'azienda
I lavoratori di Cinecittà Luce hanno protestato contro la norma che ha messo in liquidazione l'azienda. Hanno chiesto rassicurazioni sul patrimonio immobiliare e sullo destino occupazionale. Una parte dell'azienda diventerà una srl con capitale sociale di 5.000 euro, mentre un'altra andrà a Fintecna, società pubblica del ministero del Tesoro. Il ministro Galan è atteso in Senato per una nuova audizione, ma dall'opposizione le prime domande saranno su Cinecittà e il Teatro Valle. I lavoratori hanno appreso che nessuno dei 125 lavoratori finirà in Fintecna, mentre il personale che non sarà assorbito dalla srl andrà al Ministero.
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